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02.12.22 - 15:43
Aggiornamento: 16:27

Nuova area Tir di Giornico, molto più di un centro di controllo

Inaugurato il Ccvp: costato 250 milioni, verifica le anomalie dei camion diretti verso il Gottardo. Con lo svincolo opportunità per l’area industriale

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Ti-Press/Crinari
Oggi il via ufficiale all’attività
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Che sia entrato oggi in funzione il nuovo Centro di controllo dei veicoli pesanti di Giornico – inaugurato dopo quattro anni di lavori costati 250 milioni – lo si vede già arrivando in autostrada da sud. È infatti sparita, passateci il termine, la tanto odiata corsia riservata ai Tir che per lungo tempo ha ristretto la carreggiata dell’A2 da Biasca verso nord per oltre quattro chilometri con tanto di velocità ridotta a 100 all’ora ed eliminazione della corsia d’emergenza. Da alcuni giorni invece la doppia corsia ha ritrovato il suo calibro originale e vi si transita comodamente a 120 km/h. Quindi, una volta iniziata l’area industriale di Bodio e Giornico, ecco arrivare il nuovo svincolo che obbliga i Tir con transito internazionale diretti a nord – esclusi i camion S con destinazioni dentro i confini svizzeri – a uscire verso il Ccvp e a sottoporsi alla trafila di controllo gestita da una squadra di 50 assistenti di polizia appositamente formati. All’occorrenza l’area diventa un ampio posteggio, anche per i veicoli diretti a sud, in caso di nevicate, grandi incidenti o problemi in dogana che compromettono la fluidità del traffico autostradale. Lo svincolo è peraltro utile all’intera area industriale e formativa della Bassa Leventina e anche al traffico leggero in generale, sebbene il collegamento con i villaggi non sia dei più diretti. Zone abitate che verranno comunque sgravate dal traffico pesante da e per le ditte presenti.

In origine pensato a Sigirino

Sorto sull’area industriale dell’ex Monteforno occupando 170mila metri quadrati, il nuovo centro diretto da Franco D’Andrea affianca quello urano di Ripshausen già in funzione dal 2009 e fa parte delle tredici analoghe strutture volute dalla Confederazione lungo la rete autostradale nazionale per gestire in modo efficace il traffico pesante attraverso le Alpi, e specialmente per incrementare il grado di sicurezza per tutti gli utenti. Dopo le prime indicazioni cantonali che nel 1999 ne prevedevano l’inserimento, con dimensioni più ridotte, a Sigirino l’iter pianificatorio ha conosciuto una svolta nel 2003 quando il Dipartimento del territorio ha elaborato le basi progettuali definendo dimensioni e funzionamento attraverso uno studio di varianti. Cinque anni più tardi, nel 2008, il progetto è poi stato ripreso, adattato e pubblicato dall’Ufficio federale delle Strade (Ustra) col passaggio di proprietà delle strade nazionali dai Cantoni alla Confederazione. Ci sono voluti altri cinque anni per giungere nel 2013 all’approvazione definitiva da parte del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (Datec). E ancora altri cinque anni, terminata l’onerosa fase di bonifica dei terreni inquinati che ospitavano il deposito rottami dell’ex acciaieria, per avviare nel 2018 i lavori di costruzione.

‘Quel böcc daré la Monteforno’

Ma perché proprio Giornico? Fra gli interventi susseguitisi durante la cerimonia svoltasi alla presenza di circa 200 persone vi è stato quello chiarificatore del capitano della Polizia cantonale, Marco Guscio, che in qualità di capo della Gendarmeria stradale responsabile della gestione del Ccvp ha seguito passo a passo il laborioso iter: «Nel 1999 il Cantone si era attivato per cercare un’area situata sull’asse autostradale del Gottardo che fosse il più vicino possibile alla frontiera sud. Ma nessuno allora, e lo vediamo ancora oggi con le discussioni sorte nel Mendrisiotto, vuole i Tir sull’A2 né su corsie dedicate. Sigirino poteva rappresentare qualcosa di fattibile, pur con meno spazio a disposizione rispetto a qui. Infatti, discutendone con i miei colleghi di allora Silvano Stern e Decio Cavallini, a un certo punto saltò fuori "quel böcc daré la Monteforno", dove ci troviamo oggi a distanza di oltre vent’anni. Fu poi il tragico incidente verificatosi nel Gottardo il 21 ottobre 2001 a fissare l’urgenza d’incrementare la sicurezza del traffico pesante lungo l’A2. E un anno dopo si decise con le autorità federali e urane che due centri di controllo andavano realizzati ai piedi delle rampe sud e nord di ascesa al Gottardo. Arriviamo oggi tredici anni dopo il centro di Ripshausen, ma meglio tardi che mai».

La svolta nei 5 milioni concessi dal Cantone

Il progetto ha peraltro conosciuto qualche titubanza durante la bonifica del terreno quando il Consiglio di Stato si è convinto della necessità di partecipare al finanziamento dell’opera che sembrava non beneficiare in quel momento di un’adeguata spinta cantonale. È stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzioni, a ricordarlo ringraziando il collega Claudio Zali (Territorio) per l’azione intrapresa: nel messaggio col quale il governo nel 2016 chiese al Gran Consiglio di stanziare 5 milioni veniva sottolineata "l’assoluta priorità di dare avvio ai lavori, considerati gli interessi pubblici di carattere economico, ambientali e di gestione del traffico". Inoltre il CdS, assicurando massima collaborazione nelle varie fasi successive, portava alla luce "l’assicurazione di Ustra che un contributo cantonale unico ed onnicomprensivo di 5 milioni avrebbe permesso di sbloccare l’avvio della realizzazione", assumendosi Ustra medesima l’incognita dei costi e delle procedure necessarie. Tutto ciò ha insomma permesso di dare avvio nel 2018 ai lavori di costruzione. «Abbiamo voluto fortemente il Ccvp – ha sottolineato Gobbi – perché capivamo l’importanza strategica non solo per il Ticino e per la sicurezza di tutti gli automobilisti, ma perché avrebbe dato un sostegno importante anche per l’economia di valle, con l’indotto prodotto dall’investimento di 250 milioni e con l’indotto che si creerà durante la gestione dell’impianto: posti di lavoro diretti e indiretti, collegamenti privilegiati grazie alla creazione dello svincolo con possibilità di nuovi sviluppi regionali interessanti».

Portali termografici e doppia canna

Dal canto suo Jürg Röthlisberger, direttore di Ustra, ha sottolineato che la sicurezza del transito attraverso il tunnel del Gottardo è già stata incrementata dall’introduzione dei portali termografici a sud e a nord: «E lo sarà ulteriormente con la realizzazione, in corso, della seconda canna». Tra i vantaggi che il Ccvp è destinato a portare vi è anche quello di «assicurare ai camionisti un’area di posteggio per le soste notturne e domenicali in condizioni più confortevoli. Non dovranno insomma più incolonnarsi lungo l’autostrada tenendo il motore acceso durante le fredde notti invernali». Parimenti, «vediamo dei vantaggi anche per l’intera zona produttiva».

Ditte, zona verde e area camper

Concorda il sindaco di Giornico, Rosolino Bellotti: «Ci sono in effetti ditte intenzionate a insediarsi qui da noi. Questo rafforza la speranza che il Ccvp aiuti a incrementare la dinamicità del territorio, facendolo uscire dall’isolamento e dando nuova energia per lo sviluppo economico dell’intera regione». A sua volta il Municipio «sta valutando col Patriziato l’inserimento di una zona verde e di un’area camper». Bellotti ha pure ricordato che nel 2008, valutando il Comune positivamente l’ipotesi d’insediare un centro Tir, «chiese anche la realizzazione di uno svincolo completo utile alla popolazione, ottenendolo». Svincolo a ridosso del quale dovrebbe peraltro sorgere una moderna stazione di servizio su iniziativa dei Comuni di Personico, Bodio e Giornico, come abbiamo ricordato ancora ieri.

In memoria di Luca Ceresetti

Prima della benedizione impartita dal parroco padre Antony Masciantonio e dal cappellano della polizia don Davide Bergamasco, che hanno evidenziato quanto le vie di comunicazione favoriscano l’incontro fra popoli, il comandante della Polizia cantonale, Matteo Cocchi, ha voluto ricordare la figura di Luca Ceresetti, ingegnere in forza alla PolTi cui era stata affidata la direzione del centro, ma che è purtroppo improvvisamente deceduto lo scorso gennaio: «Ricevuto l’incarico della conduzione, si era subito calato nel ruolo trasmettendo le proprie competenze maturate sul campo. Alla sua memoria viene dedicata la sala principale del Centro di controllo».

Come funziona

L’edificio 1 è quello principale: ospita uffici, sale conferenze, locali tecnici, depositi, la cassa e i servizi per i conducenti dei camion. Si configura come un grande portale sotto il quale transitano tutti i veicoli pesanti e dove viene svolta una prima attività di ‘filtro’ dei Tir mediante dei caselli. Qui verranno controllati peso e altezza: in base ai risultati l’operatore decide se il conducente può riprendere subito il viaggio in autostrada o se sono necessari altri controlli. L’edificio 2 è costituito da un padiglione contenente un’officina completa delle attrezzature tecniche per il controllo di freni, gas di scarico, fari ecc. In caso di anomalie accertate scatta la multa e l’obbligo di provvedere a una soluzione, pena l’impossibilità a proseguire il viaggio. L’edificio 3, infine, ospita i veicoli che dovranno essere fermati per periodi prolungati oppure quelli per i quali si rende necessario un sequestro del carico o dell’intero veicolo. Tutti e tre gli edifici hanno ottenuto il certificato Minergie. In attesa che l’area multiservizi diventi realtà, il Ccvp offre anche moderne possibilità di rifornimento per veicoli di servizio leggeri e pesanti, grazie alle diverse stazioni di ricarica elettriche, di gas naturale liquido e di idrogeno. Non da ultimo il nuovo centro permette di gestire il traffico pesante in direzione nord mediante il sistema di dosaggio; e avrà il vantaggio di gestire il traffico anche in direzione sud in caso di difficoltà quali panne, nevicate, chiusure delle dogane ecc. Oltre a nuovi ponti e strade, pure realizzata una pista ciclabile e un impianto per il trattamento delle acque provenienti dall’autostrada.

Iniziativa delle Alpi

‘Finalmente, ma si faccia di più’

Con l’apertura del Ccvp "sarà colmata una lacuna nella rete di controllo. Tuttavia, anche così, l’obiettivo dell’Iniziativa delle Alpi – affinché sia controllato almeno ogni decimo camion in transito – non sarà ancora raggiunto". Cauta soddisfazione insomma. La consigliera agli Stati ticinese Marina Carobbio, vicepresidente dell’iniziativa, ricorda anzitutto che "per molti anni i controlli dei mezzi pesanti sull’asse del Gottardo in Ticino sono stati del tutto inadeguati: mentre nella struttura urana di Ripshausen nel 2021 sono stati controllati oltre 15’000 camion, in Ticino sono stati circa 2’800. Partiamo dunque dal presupposto che presto in Ticino verranno effettuati cinque volte più controlli, colmando un’enorme lacuna». Per il consigliere nazionale grigionese Jon Pult, presidente dell’iniziativa, "è incomprensibile che la pericolosa situazione del traffico merci su strada non migliori. Un camion su tre è ancora oggetto di contestazioni. Sono davvero troppi. I controlli esistenti non sembrano essere abbastanza deterrenti. Occorrono quindi maggiori e migliori controlli, possibilmente nelle apposite strutture".

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