laRegione
07.10.22 - 18:24
Aggiornamento: 20:36

Cinquant’anni di cure domiciliari e Abad vuole ancora crescere

Roberto Mora, direttore dell’associazione bellinzonese, auspica che il servizio, che aiuta bisognosi e sgrava le famiglie, diventi ancora più capillare

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Ti-Press/Crinari
Festeggiamenti per il 50° anniversario

Le persone preferiscono invecchiare a casa loro, ma per farlo hanno bisogno di sostegno. A garantire questo supporto da ben 50 anni vi è ad esempio Abad, l’Associazione bellinzonese per l’assistenza e cura a domicilio. Associazione che per il futuro auspica di rendere il proprio servizio più capillare sul territorio, valorizzando ulteriormente nuove figure come la collaboratrice familiare condivisa, il custode sociale di quartiere o di paese e i cosiddetti cittadini risorsa, ovvero persone volontarie che si mettono a disposizione per svolgere piccoli ma importanti compiti. Servizi che si aggiungono all’assistenza di base (Spitex) che hanno tutte lo scopo, fra l’altro, di sgravare i familiari e di alleviare il sentimento di solitudine e di abbandono degli utenti. Utenti che non sono solo anziani ma anche malati o persone che hanno subito un infortunio, così come disabili o chi vive in un contesto di difficoltà socio-familiare.

Attività ‘fondamentale e preziosissima’

«La mia vita si è di nuovo colorata», ha affermato, evidentemente commossa, una signora giovedì sera durante i festeggiamenti per il 50° anniversario dell’associazione (nel 1972 è nato quello che inizialmente si chiamava Consorzio di aiuto domiciliare Bellinzona e dintorni) che si sono svolti nella sala multiuso di Sant’Antonino. «Grazie ad Abad sono riuscita a superare momenti difficili, per me e per i miei figli», ha aggiunto. Insomma, «una missione nobile ed estremamente importante», ha affermato in precedenza il sindaco di Bellinzona Mario Branda, riferendosi allo «scopo principale» dell’associazione che è quello di «fare in modo che le persone anziane fragili fisicamente ed emotivamente possano rimanere a casa». Una possibilità che fino a cinquanta anni fa non c’era, quando per rimanere al proprio domicilio «bisognava fare affidamento sui propri figli». Ma «oggi non è più così, grazie a chi ha visto lungo tanti anni fa», promuovendo un servizio «fondamentale e preziosissimo».

‘In sintonia con la nuova pianificazione integrata’

Presente alla serata anche il consigliere di Stato Raffaele De Rosa: «Nel 1972 è avvenuto un cambio di paradigma», ha sottolineato il direttore del Dipartimento sanità e socialità, riferendosi al servizio «per quel tempo veramente innovativo» che permette ancora oggi di «aiutare a casa loro le persone bisognose di cura e assistenza». Servizio che «è in sintonia» con la nuova pianificazione integrata, attualmente al vaglio del Gran Consiglio, che prevede di «rafforzare ulteriormente la cura a domicilio e servizi di appoggio. È uno dei dossier più importanti della legislatura».

‘Coniugare professionismo e volontariato’

«È il momento di festeggiare, ma anche fare qualche riflessione sul futuro del mondo sanitario-sociale del canton Ticino», ha rilevato il presidente di Abad Felice Zanetti. Abbiamo quindi chiesto al direttore Roberto Mora cosa ci si può aspettare dal futuro e quali sono gli obiettivi dell’associazione. In estrema sintesi si tratta di «essere presenti in modo sempre più capillare sul territorio, coniugando, dove è possibile, il professionismo e il volontariato», afferma a ‘laRegione’. E questo grazie all’introduzione e al rafforzamento di nuove figure vicine ai bisognosi che «permettono di rimanere a casa in modo dignitoso e di sgravare allo stesso tempo i famigliari».

Richiesta in continuo aumento di collaboratrici familiari

Infatti Abad prevede diversi servizi, oltre all’assistenza di base (Spitex) che garantisce cure infermieristiche così come la cura dell’ambiente abitativo. Recentemente è infatti stata introdotta la figura della collaboratrice familiare condivisa. Una persona che svolge le attività di cui si occupano solitamente le badanti, ma senza le difficoltà burocratiche e amministrative che ne derivano: sono professionisti assunti direttamente da Abad che supportano le persone bisognose alcuni giorni alla settimana, accompagnandole ad esempio dal medico o a fare la spesa o assistendole durante la preparazione dei pasti, nella cura della casa e così via. Facendo compagnia agli anziani riducono inoltre l’isolamento sociale e la solitudine, un’attività «fondamentale» per permettere agli utenti di continuare a vivere a casa loro, sottolinea Mora. Attualmente Abad ne impiega poco meno di 20 su tutto il suo territorio, ma l’obiettivo è di «estendere questo servizio, anche perché la richiesta è in continuo aumento».

I custodi sociali, ‘figure centrali’

Se quest’ultimo è in particolare un supporto individuale, il custode sociale di quartiere o di paese si rivolge maggiormente a gruppi di persone: oltre all’assistenza garantisce attività di animazione e socializzazione. «Si tratta di figure centrali» attualmente attive a Cadenazzo, Giubiasco, Monte Carasso, in val Morobbia a Camorino e a Sant’Atnonino. Mora ricorda che «due o tre mezze giornate per gli anziani sono sufficienti per prevenire l’isolamento e la solitudine». Anche in questo caso «l’auspicio è di averle su tutto il territorio».

‘Cittadini risorsa a Cadenazzo’

Questi professionisti coordinati da Abad, potrebbero inoltre invogliare persone volontarie ad attivarsi per dare una mano. Stiamo parlando dei cittadini risorsa, attivi per il momento solo a Cadenazzo. «Svolgono attività spontanee» come visite, passeggiate o semplicemente ascoltare quello che qualcuno ha da dire. Insomma in generale, «servono luoghi accessibili, informali, vicini a chi ne ha bisogno, dove incontrare altre persone». E «visti i risultati che stiamo ottenendo, il nostro auspicio è quello di riuscire a estendere e migliorare i nostri servizi».

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