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27.09.22 - 16:29
Aggiornamento: 17:28

Bellinzona, un’opera che ‘aumenta la qualità di vita’

Inaugurata ufficialmente la passerella ciclopedonale della Torretta che collega il centro storico turrito a Carasso e che valorizza la mobilità lenta

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Ti-Press/Gianinazzi
Da sinistra: Caludio Zali, Mario Branda e Simone Gianini
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«Un’opera che contribuirà ad aumentare la qualità di vita» della popolazione attuale e delle generazioni future di Bellinzona. Oggi è stata inaugurata ufficialmente la quinta passerella ciclopedonale della regione, ovvero quella della Torretta che collega il centro storico turrito a Carasso. «È una di quelle giornate in cui fare politica è un piacere», ha esordito il sindaco Mario Branda durante una conferenza stampa organizzata proprio alla base dell’opera costata 6,5 milioni di franchi, finanziati da Confederazione, Cantone e Commissione regionale dei trasporti del Bellinzonese (Crtb). Opera che fa parte del progetto più ampio da circa 65 milioni di franchi riguardante il semisvincolo autostradale: la passerella fungerà da alternativa all’attuale ponte di via Tatti, dove in futuro pedoni e ciclisti non potranno più transitare. «Passare da qui sarà molto meglio, visto che non ci saranno macchine», ha assicurato il presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali ai numerosi bambini delle Elementari delle Scuole Nord presenti. Da parte sua il vicesindaco e presidente della Crtb Simone Gianini ha ricordato che l’opera si inserisce in una rete ciclabile regionale «che negli ultimi 10 anni, con investimenti superiori ai 30 milioni di franchi, ha fatto significativi passi avanti». Una rete che sarà ulteriormente sviluppata: «Entro marzo 2023 sarà realizzata una ciclopista che transiterà accanto allo stabile Aet e sotto il ponte di via Tatti», permettendo ai ciclisti di recarsi comodamente da Carasso a Gudo. Un collegamento che si aggiunge a quello già esistente verso Moleno.

Ponte costruito dal Ducato di Milano e distrutto dalla ‘buzza’ di Biasca

Oltre a sottolineare l’impegno di Bellinzona «a favore della mobilità lenta», Branda non ha dimenticato il valore storico del ponte della Torretta. Un ponte che fu commissionato da Ludovico il Moro e che fu dunque costruito alla fine del XV secolo dal Ducato di Milano. Rappresentò la continuazione delle mura difensive della città e permise quindi di sbarrare la valle. Insomma, «visto che gli Sforza guardavano a nord con timore a causa delle scorribande degli svizzeri, lo sbarramento permetteva di tenere sotto controllo la situazione», ha spiegato il sindaco. Inoltre, «consentiva di prelevare contributi importanti per le casse milanesi». Tuttavia il ponte non ebbe vita lunga: nel 1515 fu infatti spazzato via dalla ‘buzza’ di Biasca. In seguito per ben 300 anni non fu più possibile attraversare il fiume Ticino nella regione: «Tutti gli abitanti della zona dovevano far capo a dei traghettatori». Il ponte fu poi ricostruito solo nel XIX secolo dal neo costituito Cantone Ticino. Passaggio che fu poi ancora una volta demolito alla fine degli anni Sessanta, quando fu costruita l’autostrada.

‘Ripari fonici e asfalto fonoassorbente’

«Oggi riscopriamo la possibilità di usufruire di questo importante passaggio a beneficio di pedoni e ciclisti», ha proseguito Branda, senza dimenticare che la passerella «valorizza anche l’area golenale che in futuro sarà sempre più frequentata». L’opera è infatti complementare al progetto di rinaturazione del fiume Ticino (parco fluviale), grazie al quale sono stati effettuati importanti lavori di sistemazione idraulica, con l’allargamento dell’alveo e la creazione di tre nuove spiaggette. La zona della Torretta è però ancora caratterizzata da una problematica sentita dalla popolazione: il rumore dell’autostrada. Ma anche in questo caso sono previsti miglioramenti, visto che l’Ufficio federale delle strade «l’anno prossimo prevede di costruire alcuni ripari fonici e posare asfalto fonoassorbente», ha precisato Gianini.

Integrazione delle vestigia dell’opera medievale

Il manufatto che collega le due sponde del fiume, passando sopra l’autostrada, è lungo 172 metri, largo 3,70 e con una struttura portante in acciaio Corten dal peso di circa 250 tonnellate. Questo tipo di acciaio permette di contenere le immissioni nell’ambiente durante le fasi di realizzazione o smaltimento dell’opera. Permette inoltre una riduzione dei costi legati alla manutenzione. Per valorizzare l’aspetto storico della passerella, sono state integrate le vestigia del vecchio ponte medievale, visto che erano ancora in buono stato. Inoltre, le quattro campate – che sostituiscono le quattordici del vecchio ponte – consentono un deflusso delle acque ideale in caso di piena, visto che le tre pile a ‘V’ che sostengono la passerella sono poste al di fuori dell’alveo del fiume. Non da ultimo, l’opera «inserisce molto bene nel paesaggio», ha sottolineato Il presidente della Crtb.

Il fiume come spina dorsale che unisce

Gianini ha poi rilevato che si tratta della quinta passerella ciclopedonale che collega le due sponde del fiume nella regione (oltre ai sei ponti stradali). Fiume che in questo modo «acquisisce una funzione di spina dorsale, non più divisoria, ma che unisce». Il collegamento ciclopedonale tra viale Franscini – e quindi tra il comparto «dello svago, della formazione e della ricerca» – con via Birreria a Carasso si inserisce nello sviluppo della rete ciclabile regionale «nel segno di una mobilità multifunzionale sempre più sostenibile».

Accessibilità garantita ai disabili

Non da ultimo, «grazie a pendenze che non superano il 6% e all’utilizzo di materiali consoni, l’opera favorisce l’accessibilità a persone con disabilità». Inoltre è anche stata realizzata «una rampa che permette a coloro che devono utilizzare una sedia a rotelle di raggiungere autonomamente la parte bassa della golena e quindi il parco fluviale», ha concluso Gianini.

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