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13.09.22 - 10:23
Aggiornamento: 18:24

Caso targhe a Camorino, in due a processo per corruzione

Il pg Pagani ha firmato gli atti d’accusa per l’ex funzionario e l’assicuratore suo acquirente: 15 le intestazioni abusive per 38’500 franchi

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Il procuratore generale Andrea Pagani

Si prospetta un processo con rito abbreviato davanti alle Assise correzionali per i due uomini coinvolti nell’inchiesta condotta dal Ministero pubblico sul traffico abusivo di targhe automobilistiche scoperto nella primavera 2021 in seno alla Sezione cantonale della circolazione con sede a Camorino. A un anno dall’avvio delle indagini – scattate su segnalazione della Sezione stessa a seguito di verifiche interne partite dopo che un utente aveva lamentato la sparizione della propria targa depositata a Camorino da pochi mesi – il procuratore generale Andrea Pagani ha firmato gli atti d’accusa a carico dell’ormai ex funzionario del Servizio immatricolazioni e di un assicuratore svizzero del Luganese di 49 anni, suo conoscente e corruttore.

Il primo – si tratta del 35enne Simone Orlandi, già presidente della Sezione Udc di Bellinzona e già consigliere comunale: si è dimesso dalle cariche pubbliche quando il caso è scoppiato – è accusato di corruzione passiva, ripetuto abuso di autorità e ripetuta acquisizione illecita di dati; il secondo dovrà rispondere del reato di ripetuta corruzione attiva. Il tutto per un indebito vantaggio a favore di Orlandi pari a 38’500 franchi. Il fatto che il processo si celebrerà con rito abbreviato, significa che le parti (accusa e difensori) si sono accordate sulle rispettive pene da irrogare. Si tratta di pene detentive abbastanza ampie (comunque al di sotto del tetto massimo previsto di due anni) in entrambi i casi poste al beneficio della sospensione condizionale, trattandosi peraltro di persone incensurate. Per l’ex funzionario, in particolare, si prospettano 14 mesi.

Il modus operandi e il licenziamento

Gli accertamenti protrattisi diversi mesi hanno riguardato in particolare una serie d’irregolarità nella gestione delle pratiche di cessione di targhe nel periodo compreso tra la fine di dicembre 2020 e la fine del maggio 2021. In concreto, precisano gli inquirenti in un comunicato, "sulla scorta di una minuziosa analisi dei fatti e sulla base di un attento esame degli atti acquisiti all’incarto, è stato ricostruito che il 35enne intestò, a nome del 49enne, 15 targhe che erano invece soggette a cessione fra privati o ad asta pubblica poiché non era ancora scaduto il termine di dodici mesi di deposito a beneficio del detentore originario (o degli eredi), rispettivamente poiché erano già a libera disposizione dello Stato".

L’assicuratore ha intascato poche migliaia di franchi

Stando a nostre informazioni, l’assicuratore aveva nel frattempo ceduto una parte delle targhe – ottenute da Orlandi in pacchetti di due, tre o quattro per volta – ad alcuni suoi conoscenti desiderosi di applicare alle vetture numeri particolari. Le targhe trovate ancora in possesso del 49enne quando l’inchiesta è partita, avrebbero dovuto presto finire nelle mani di altri compratori disposti a sborsare, come i primi, cifre considerevoli. Denaro che poi l’assicuratore e il funzionario si spartivano man mano che avvenivano le cessioni. Soldi che Orlandi ha intascato ‘brevi manu’ dall’amico assicuratore, il quale ha tenuto per sé poche migliaia di franchi. Risulta inoltre che gli acquirenti abbiano comprato le targhe in buona fede, ossia senza sapere che a monte vi fosse un patto corruttivo fra i due.

‘Momento difficile della mia vita’

Si conferma così il quadro descritto nelle prime settimane d’indagini, quando si era parlato di una dozzina di targhe e di un incasso da parte di Orlandi pari a circa 30’000 franchi. In quelle circostanze era emerso sulla ‘Regione’ anche il ‘modus operandi’ del funzionario, il quale patrocinato dall’avvocato Davide Ceroni è reo confesso dalla prima ora: in sostanza ha usato gli account di due colleghi, entrambi all’oscuro del suo agire illecito, per accedere via computer alle targhe e rispondere alle richieste fattegli dall’assicuratore desideroso di ottenere numeri particolari. Orlandi era stato assunto alla Circolazione due anni prima, nel 2019, con tanto di nomina governativa e un impiego al 100%. Scoppiato il caso, il Consiglio di Stato lo ha licenziato in tronco nell’agosto di un anno fa. "Mi dispiace per quanto successo in un momento difficile della mia vita", aveva comunicato pubblicamente l’ex funzionario attraverso il suo legale: "Mi assumo l’insieme delle mie responsabilità collaborando con le autorità. Intendo altresì dimettermi dalle cariche pubbliche e confido che i miei errori non arrechino pregiudizi al partito". Fra gli accusatori privati figura lo Stato del Cantone Ticino, che tuttavia non ha avanzato pretese risarcitorie, nonché un ex collega di Orlandi alla Sezione circolazione il quale si era visto da lui sottrarre la password necessaria a entrare nel sistema informatico delle targhe.

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