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02.09.22 - 05:10
Aggiornamento: 07.09.22 - 17:38

Per la Valle di Blenio ‘urgenti strategie e più collaborazione’

Dopo il fallimento della Sagl di Campra, l’economista Ronny Bianchi parla di investimento azzardato ed espone alcuni esempi virtuosi ai quali ispirarsi

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L’economista Ronny Bianchi

Come leggere e far digerire ai bleniesi e in particolare alla loro realtà economica, imprenditoriale e politica – specialmente in ottica futura – il fallimento della A&T Innovation Sagl di Olivone, la società che dal novembre 2019 al giugno di quest’anno ha gestito il Campra Alpine Lodge & Spa, la parte ricettiva del nuovo centro nordico costato 16 milioni di franchi e lautamente sussidiato dall’ente pubblico? Quali sono le valutazioni errate fatte e cosa esattamente non ha funzionato, considerati gli entusiastici commenti degli esordi che indicavano un "inizio coi fiocchi" e un "primo anno positivo nonostante il lockdown"? Cosa dovrà cambiare per assicurare una continuità alla società che un giorno dovrà subentrare a quella fallita e all’attuale gestione assunta provvisoriamente dalla Centro sci nordico Campra Sa proprietaria della struttura? Dopo gli auspici espressi il 14 luglio su queste colonne da Gerardo Rigozzi, già presidente della giuria del Concorso internazionale d’architettura, secondo cui "le varie strutture della valle dovrebbero collaborare insieme per offrire dei ‘pacchetti turistici’ di vario genere, affinché l’utenza possa fruire di proposte complementari rispetto alla mera attività sportiva", molte attese sono riposte nello studio di analisi delle cause e ricerca di soluzioni che la Sa ha nel frattempo affidato al consulente turistico Elia Frapolli, già direttore dell’Agenzia turistica ticinese. Le sue conclusioni dovrebbero essere consegnate entro inizio settembre – ci aveva spiegato il 19 luglio il legale della Sa – così da «adottare i necessari accorgimenti per essere pronti per la stagione invernale». In questo contesto di fermento turistico per l’intera realtà bleniese che da alcuni anni registra l’avvio di diverse iniziative interessanti, intervistiamo oggi Ronny Bianchi, economista molto legato alla realtà di valle e suo profondo conoscitore. Per lunghi anni è stato insegnante e ricercatore in Ticino, Oltralpe e all’estero in vari ambiti dell’economia, della sanità, dell’energia e dell’innovazione, nonché autore di numerose pubblicazioni, come pure collaboratore de ‘laRegione’ per la pagina di economia.

La progettualità in Valle di Blenio è particolarmente dinamica: citiamo il Centro nordico di Campra, il Polisport di Olivone, il Sun Village ad Acquarossa, il rilancio quattro stagioni di Campo Blenio, lo studio per un riassetto del Nara, la ristrutturazione di alcune strutture ricettive private. Tuttavia, molti progetti continuano a rimanere sulla carta e quello realizzato – Campra – sembra già in difficoltà. Come mai?

Perché esiste un problema di fondo. Partiamo proprio dal nuovo Centro nordico di Campra, con la costruzione di un albergo-ristorante – tra l’altro molto bello sebbene la sistemazione esterna non sia ancora terminata – costato 16 milioni; un investimento difficilmente sostenibile. Senza entrare troppo nei dettagli, una simile struttura può funzionare fatturando circa 7’000 franchi al giorno, vale a dire 2,5 milioni l’anno. Questi valori, che avevo calcolato anni fa al momento della presentazione del progetto, sono poi risultati in linea con le valutazioni dei promotori con cui ho avuto modo di confrontarmi. Un obiettivo raggiungibile forse in una località a elevata intensità turistica; ma non in una dove, se tutto va bene, si può lavorare a pieno regime per 4-5 mesi l’anno. Stesso discorso per il progetto Polisport di Olivone nel quale il Comune di Blenio intende inserire anche un campeggio e una piscina. Premetto che non conosco i dettagli, ma da quanto presentato sulla stampa ritengo vi siano diversi punti poco chiari. Il primo è che si tratterebbe di un campeggio decisamente piccolo. Fa riflettere il fatto che il Tcs, gestore di molti campeggi in Svizzera, sta dismettendo quelli medio-piccoli, per intenderci come quello di Bellinzona che comunque tanto piccolo non è. Sembra quindi difficile ottenere le necessarie "economie di scale" necessarie a coprire gli ammortamenti e i costi di gestione. Idem per l’area dotata di piscina pubblica. Guardando verso sud, il Sun Village di Acquarossa è un investimento privato di circa 60 milioni (anche se i tre Comuni della Valle hanno assicurato un contributo di quasi 2 milioni in dieci anni per la gestione della piscina), e tale speriamo rimanga; spetta quindi ai promotori valutare la sostenibilità dell’investimento. In generale mi sembra però un progetto sovradimensionato.

All’inizio parlava di un problema di fondo. Può essere più esplicito?

Dapprima una premessa: sono persuaso che tutti i progetti presentati siano portati avanti in buona fede, con la convinzione che possano essere positivi e utili per la valle. Tuttavia, non funzionano perché manca un progetto, un obiettivo di base comune. La nuova politica regionale, che ha sostituito la vecchia Lim, prevede che gli investimenti debbano avere una valenza regionale. Ma nella realtà poco o nulla è cambiato rispetto al passato: si continua a proporre progetti puntuali e non coordinati. Sarebbe invece necessario avere un obiettivo concreto e razionale da realizzare nel medio termine.

Può fare un esempio concreto e di successo?

Un esempio interessante è il progetto ‘Poschiavo 100%’ che è partito con l’intento di creare una valle bio, tanto che oggi lo è al 95%. Questa idea, che ha coinvolto la maggior parte degli attori della valle, sta riscuotendo grande successo e oltre a portare benefici turistici, ha permesso di creare anche nuove attività imprenditoriali. Per la valle di Blenio – o addirittura per le tre valli – ci vorrebbe un obiettivo simile. Obiettivo che si poteva perseguire con il Parc Adula, che però è miseramente fallito in votazione popolare e che avrebbe generato ricadute positive sul lungo periodo.

Lei ha presieduto la Commissione economica del progetto Parc Adula. Trascorsi sei anni dalla bocciatura, è avviato nel frattempo il Masterplan Valle di Blenio, ritiene ancora che sia stata un’occasione persa?

Certo. Purtroppo quel progetto non ha fatto breccia fra la popolazione per molte ragioni, ma sostanzialmente per un atavico individualismo, mentre la soluzione sarebbe nella collaborazione e nella condivisione. Credo che solo così si potrebbe invertire la rotta della stagnazione. Continuando con progetti puntuali, magari anche interessanti, e con periodici masterplan non si ottiene nulla. Un esempio può forse essere utile. Negli scorsi anni, grazie a Blenio Bike, sono stati creati diversi sentieri per le Mtb con investimenti significativi, ma poi è mancato il consolidamento. Mi spiego: se l’obiettivo è quello di avere delle ricadute economiche, è necessario promuovere queste attività proponendo dei ‘pacchetti’ che comprendano un’offerta completa e professionale fra alloggio, ristorazione, assistenza, guide e quant’altro è necessario a far rimanere in Valle lo sportivo o il turista, come succede in altre località che hanno puntato sulla Mtb ma con decisamente una marcia in più, per esempio il Trentino e l’Austria.

Ma allora che fare? Se pensiamo al contesto bleniese lanciato nel settore dell’accoglienza e del turismo di montagna, cosa andrebbe implementato e cosa migliorato?

È indispensabile iniziare dai piccoli passi. Un esempio potrebbe essere la via Francisca del Lucomagno, già definita come percorso pedestre da Costanza a Pavia (dove si collega con la via Francigena) ma impraticabile perché ci sono troppi pochi posti di ristoro nella parte ticinese, mentre per contro nella parte italiana, da Varese a Pavia, l’offerta è completa come testimonia il portale www.laviafrancisca.org/lungo-il-cammino/accoglienza/. Questo tipo di turismo è in fortissima crescita e potrebbe quindi essere un primo passo per un progetto comune e non puntuale, possibilmente in collaborazione con il cantone dei Grigioni. Da questo progetto potrebbero nascerne altri improntati alla sostenibilità e alla valorizzazione dei prodotti locali, in parallelo con l’implementazione di un’efficiente rete di strutture per l’alloggio dei turisti, che potrebbe anche essere il concetto di albergo diffuso che valorizzi gli alloggi oggi presenti, sulla falsariga dell’iniziativa Blenio Tour Rustici fallita oltre dieci anni fa per cattiva gestione, ma corretta nell’impostazione. Su questo punto ritengo che l’Organizzazione turistica regionale dovrebbe avere un ruolo più propositivo.

Cosa intende? Cosa dovrebbero fare i responsabili della promozione turistica?

Quanto racconto è un fatto realmente accaduto. Degli amici volevano affittare per una settimana un appartamento nell’alta valle. Non trovando nulla tra le nostre conoscenze mi sono rivolto all’Ufficio turistico di Olivone. Mi è stata consegnata una lista su carta di una trentina di appartamenti in affitto. Ho chiesto se fossero tutti liberi e la responsabile ha risposto che non lo sapeva, perciò avrei dovuto comporre i singoli numeri di telefono e chiedere direttamente ai vari proprietari. Questo nel 2021… e so che la cosa si è ripetuta questa estate con altri turisti. Evidentemente non ci siamo. Al contrario, un buon esempio da citare è San Bernardino, che dopo la chiusura degli impianti sciistici principali ha saputo reinventarsi con una serie di iniziative che hanno permesso alla località turistica di rilanciarsi in maniera diversa. Questa vitalità e spirito d’iniziativa mi sembra carente nelle Tre valli.

Dunque lei non vede un futuro roseo per la Valle di Blenio e in generale per l’Alto Ticino?

Bisognerebbe essere coscienti che solo collaborando su scala regionale sarà possibile avere un futuro costruttivo. Il momento è favorevole: possibilità di telelavoro, voglia di natura, cambiamenti climatici. Le zone periferiche avranno un futuro a condizione di iniziare a costruirlo da subito, gettando le basi per attirare nuovi nuclei familiari. Qui s’inserisce il ruolo giocato dal settore primario: nella Valle di Blenio l’agricoltura e in particolare l’allevamento di bestiame sono attività importanti, ma siamo sicuri che fra dieci anni sarà ancora così? Temo di no. Vegetariani e vegani sono in parte una moda, ma sono anche un fenomeno di crescente sensibilizzazione ambientale che inevitabilmente avrà delle ricadute anche sulla politica agricola. Quindi, in conclusione si può essere parzialmente ottimisti, ma a condizione di non perdere ulteriore tempo. Il tutto puntando sui piccoli ma concreti passi, da implementare in base alla loro evoluzione in uno spirito di maggior coinvolgimento ed evitando quella progettualità frammentata finora caratterizzata da iniziative puntuali poco o per nulla coordinate all’interno di una strategia generale virtuosa.

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