laRegione
22.08.22 - 05:30
Aggiornamento: 15:07

A Santiago in cammino per la ricerca

La bellinzonese Alyssa Baldassari, accompagnata dalla gemella Giada, è partita da Roncisvalle per raccogliere fondi a favore della sclerosi multipla

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Mettere alla prova i propri limiti, ricordando a tutti di essere una persona ricca di interessi e passioni nonostante una forma recidivante remittente di sclerosi multipla. E intraprendere il cammino di Santiago di Compostela, cammino iniziato proprio oggi da Roncisvalle per Alyssa Baldassari e la gemella Giada, sembra l’occasione ideale per infondere un po’ di speranza ad altre persone nella medesima situazione e raccogliere fondi. «Non è sempre facile: a volte può capitare di cadere, ma è importante rialzarsi e non arrendersi – racconta a ‘laRegione’ la 25enne bellinzonese, ormai accortasi da qualche anno di soffrire di questa malattia autoimmune –. L’ho scoperto in modo casuale, da un calo di zuccheri». Dai controlli di routine, in particolare una risonanza, affiora qualcosa di insignificante ma al contempo sospetto a livello cerebrale. «Nell’aprile del 2018 sono poi fuoriuscite tre lesioni nel sistema nervoso e, qualche mese dopo, ho ricevuto la diagnosi». Un boccone amaro da masticare. La preoccupazione iniziale della nostra interlocutrice era di finire in sedia a rotelle, così inizia a misurare le dimensioni di tutte le porte di casa. Informata la famiglia e ritrovata un po’ di serenità, Alyssa riesce ad accettare questa spiacevole compagnia. «La routine sicuramente cambia, ma grazie alle continue scoperte della ricerca oggi è possibile condurre una vita pressoché normale. Non vedo più la sclerosi come un limite, piuttosto come una risorsa. Uno stimolo a non arrendermi e affrontare le difficoltà, godendomi maggiormente quei momenti prima considerati qualcosa di scontato».

La 25enne decide quindi di realizzare un sogno adolescenziale e intraprendere il cammino di Santiago di Compostela. «Ne sono rimasta affascinata e incuriosita fin da giovane, ma, da buona sedicenne, inizialmente l’idea era più di un’esperienza zaino in spalla», continua Alyssa. Crescendo le priorità cambiano: fra studi infermieristici e altri impegni, però, la destinazione finale, il capoluogo della Galizia, pare sempre più un miraggio. A complicare ulteriormente i piani anche la pandemia. «Durante la quarantena era impossibile uscire di casa, almeno per i miei famigliari. Nelle nostre videochiamate ho iniziato a esternare questa volontà di intraprendere il cammino di Santiago, e parlando con i miei fratelli è nata l’idea di creare un’associazione» così da lanciare una raccolta fondi e, concluso il cammino, devolvere il ricavato alla Società svizzera sclerosi multipla. «Siamo consapevoli di non essere l’unica famiglia interessata da questa patologia; in forme differenti molti sono costretti a conviverci, ma spesso non sanno a chi rivolgersi. La scorsa settimana ad esempio una ragazza, da poco ricevuta la diagnosi del fratello, ci ha scritto disperata poiché non sapeva come affrontare il tutto. L’associazione è stata un barlume di speranza».

‘Ansia positiva che mi spinge a superare i miei limiti’

Da percorrere ora per Alyssa e Giada, la prima a venire a conoscenza della sclerosi multipla, circa 750 chilometri fra boschi, fiumiciattoli e rocce. Un’avventura che sarà raccontata sui canali social grazie al contributo degli altri membri dell’associazione. «Non escludo di aver bisogno di un po’ di riposo durante i due mesi che prevediamo di necessitare per completare il percorso, ma da parecchio ormai ho iniziato a camminare su differenti terreni così da prepararmi a livello fisico. Durante le pulizie di casa indosso pure uno zaino da 7,4 chili, non un grammo in più e non uno in meno, per abituarmi», spiega ridendo Alyssa. Affidandosi a chi ha già intrapreso questo pellegrinaggio, la 25enne ha pianificato le tappe dei primi trenta giorni, circa 500km, basandosi sulla presenza di negozi, farmacie e ospedali. «È meglio sapere come comportarsi in caso di emergenza. L’aspetto più difficile, però, credo sarà la componente mentale: rimanere lontana da famiglia e affetti senza nessun comfort, praticamente in mezzo al nulla, e il giorno dopo rimettersi in cammino. Mi mancherà sicuramente anche il letto, dormiremo nel sacco a pelo o nelle brande degli ostelli riservati ai pellegrini». Camerate per venti persone in cui pazienza e condivisione diventano indispensabili. «Abbiamo deciso di portare una maglietta (rigorosamente con il logo dell’associazione), un paio di pantaloni e un cambio; tutte le sere dovremo lavare a mano, o grazie a una lavatrice comune, i nostri panni». Malinconia a parte, Alyssa è molto felice di partire e staccare dalla frenesia quotidiana. «Ho però l’ansia di non riuscire a terminare il cammino, di aver messo in piedi tutto questo e poi non completare l’opera. È un’ansia positiva, mi spinge a superare i miei limiti». Quali allora le aspettative? «Non mi lascerò condizionare da nulla. Sicuramente tornerò cambiata, e voglio imparare ad apprezzare di più le piccole cose». Sul sito www.uncamminoperlaricerca.ch tutte le informazioni per sostenere l’iniziativa e rimanere aggiornati sul viaggio di Alyssa e Giada.

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