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13.08.22 - 05:20

Bistrot di Bellinzona, ‘Nessuna truffa né maltrattamenti’

Il gerente Ivan Lukic non nasconde le difficoltà economiche. Tuttavia alcune persone hanno ‘tenuto duro, credendo nel progetto. Altre lo hanno diffamato’

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Archivio Ti-Press
L’esercizio pubblico si trova in piazza Collegiata

«C’è stato un problema economico grave, ma non abbiamo mai truffato né maltrattato nessuno». Questa in estrema sintesi la replica di Ivan Lukic, gerente del Cerere Bio Bistrot & Shop di Bellinzona, dopo il nostro articolo dello scorso 11 agosto nel quale alcuni ex dipendenti dell’esercizio pubblico di piazza Collegiata hanno segnalato – rivolgendosi anche all’Ispettorato del lavoro – condizioni lavorative precarie. «Tutto il team era consapevole della difficile situazione finanziaria», afferma Lukic a ‘laRegione’. «E nessuno è stato trattenuto od obbligato a rimanere: tutti erano liberi di lasciare il progetto. Alcune persone, credendo in questa attività, hanno quindi deciso di tenere duro. Altre, anche a causa di incomprensioni e disguidi interni, hanno invece deciso di diffamare il progetto e i buoni propositi di tutto il team».

Ricordiamo che dalle testimonianze di alcuni ex dipendenti emergeva un contesto di salari non versati, straordinari non retribuiti, assegni familiari non percepiti, vacanze non concesse e, in generale, un clima di lavoro ostile con costanti pressioni. Il gerente del bistrot non nega che vi siano stati dei problemi relativi ad esempio ai salari, ma sottolinea anche che sia i dipendenti, sia i finanziatori erano a conoscenza della difficile situazione economica. Lukic ricorda infatti che il bistrot ha aperto i battenti durante la pandemia, ovvero nell’aprile del 2021: «Un periodo già molto difficile per qualsiasi attività e che, fra l’altro, non ci ha permesso di beneficiare di determinati aiuti pubblici». Ciononostante diverse persone hanno «resistito, ritenendo che questo progetto debba continuare a essere sostenuto. Un progetto in cui io credo tuttora e che intendo portare avanti».

Ad aver particolarmente deluso Alessandra Crosta – una delle ex dipendenti da noi contattate – è stato il fatto che l’attività promuove anche una visione più ampia, con particolare attenzione pure al sociale, all’ecologia, alla formazione e alla salvaguardia degli ecosistemi. Un progetto etico che, stando a Crosta, ha attirato collaboratori che si sono poi sentiti ingannati, visto che non si è mai concretizzato. A questo proposito Lukic ribadisce che non si può assolutamente parlare di ‘truffa’ e nemmeno di personale maltrattato.

Le lacune hanno portato un sostenitore a distanziarsi

Resta il fatto che questo progetto dai buoni intenti, almeno per il momento, non è andato in porto. E ciò ha portato uno dei sostenitori iniziali a distanziarsi. Elias Minotti, amministratore di ‘Agricoltura e giardini secondo natura’ (azienda bellinzonese attiva nel commercio di prodotti alimentari), afferma a ‘laRegione’ di aver "sostenuto e promosso il progetto, anche con enormi sacrifici", accogliendolo nella sua visione – dandogli anche il nome – e nel suo "progetto di più ampio respiro in quanto sulla carta rispecchiava i valori di cui siamo promotori e ben si sposava con diverse attività che già portiamo avanti. Purtroppo l’attività del Cerere è stata avviata già con gravi lacune sia dal punto di vista finanziario che di gestione ordinaria".

Sostanzialmente il bistrot ha riscontrato difficoltà nella ristrutturazione dell’immobile, più costosa e lenta del previsto. La partenza non è quindi stata ottimale e "due anni di pandemia hanno poi dato il colpo di grazia". Minotti dice di aver "fatto di tutto per cercare di scongiurare quanto accaduto, garantendo importanti somme per cercare di risanare i loro debiti e sollecitando oltre ogni limite il titolare e il team del progetto per colmare le lacune e i problemi interni all’attività. Considerato che il mio lavoro come tecnico e consulente è spesso anche volto a risanare e dove possibile evitare fin da subito situazioni del genere, ho (e non solo io) messo a disposizione tutto il know-how e i contatti possibili e immaginabili per cercare di risollevare l’attività e il progetto, ma purtroppo in questo caso non è bastato. Il clima non era più sostenibile a livello umano e quindi mi sono dissociato".

In merito alla ‘visione mai concretizzata’ Minotti ribadisce che "questa non si è ancora concretizzata perché, proprio per evitare situazioni come quelle del Cerere, stiamo lavorando in modo da avere una struttura solida, progettata in modo impeccabile e adeguatamente capitalizzata già prima dell’avvio di qualsiasi nuova attività produttiva o di ricerca e sviluppo".

Minotti afferma anche di aver rinunciato a ingenti somme di denaro per avviare il mai concretizzato progetto chiamato in causa. "Questo non perché sono pazzo o perché diversi milioni quasi ‘regalati’ non facciano comodo (farebbero comodo a chiunque) ma perché so esattamente a cosa stiamo lavorando e quali sono i passi per far sì che il tutto non si riveli poi una catastrofe e, non da ultimo, perché in 14 anni di attività in tutta Europa, non abbiamo mai accumulato una sola fattura non pagata o un solo cliente non contento".

L’Ispettorato del lavoro: ‘In caso di irregolarità, interveniamo’

Come detto alcuni ex dipendenti del bistrot hanno sostenuto di aver segnalato la questione all’Ufficio dell’ispettorato del lavoro (Uil) lo scorso maggio, senza però ricevere alcuna risposta. Da noi contattata, la Divisione dell’economia del Cantone afferma di non poter esprimersi su situazioni concrete. In generale, però, quando l’Uil "rileva delle non conformità in ambito di tutela della salute e/o di sicurezza sul lavoro, laddove non è competente la Suva, avvia le procedure previste dalla Legge federale sul lavoro e/o dalla Legge federale sull’assicurazione contro gli infortuni. A dipendenza della gravità, le procedure possono sfociare in un avvertimento al datore di lavoro e in casi gravi e reiterati in una denuncia al Ministero pubblico".

Leggi anche:

Fuggi fuggi dal bistrot: ‘Progetto etico rivelatosi una truffa’

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