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11.08.22 - 05:15
Aggiornamento: 14:11

Fuggi fuggi dal bistrot: ‘Progetto etico rivelatosi una truffa’

Stipendi non versati, niente ferie e continue pressioni: è la situazione lavorativa descritta da alcuni ex dipendenti del Cerere Bio Bistrot di Bellinzona

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Keystone

Salari versati in ritardo, in maniera parziale o non versati del tutto, straordinari non retribuiti, assegni familiari non percepiti, vacanze non concesse, struttura organizzativa deficitaria, clima di lavoro ostile con costanti pressioni. Questo il contesto lavorativo descritto da alcuni ex dipendenti del Cerere Bio Bistrot & Shop di Bellinzona. Dalle informazioni da noi raccolte sono otto le persone che dall’aprile 2021 – quando nello stabile affacciato su piazza Collegiata è iniziata l’attività di ristorazione e di vendita di prodotti biologici – hanno interrotto la loro collaborazione a causa della situazione descritta. Quattro lo scorso maggio hanno segnalato le irregolarità con una lettera inviata all’Ispettorato del lavoro. Ex dipendenti che hanno inoltre chiamato in causa rappresentanti legali per vedersi retribuire attraverso precetti esecutivi – finora senza successo – le mensilità non versate e l’importo equivalente ai giorni di vacanza non concessi.

‘Situazione da subito ambigua’

Tra le fila del bistrot fin dalla sua apertura in qualità di responsabile chef e formatrice per la cucina, Alessandra Crosta ha inoltrato tramite avvocato la disdetta immediata del proprio contratto di lavoro lo scorso maggio. «La situazione – esordisce – si è rivelata ambigua già dopo le prime settimane di apertura: i collaboratori venivano pagati a stento, con stipendi frammentati e versati senza rispettare la scadenza, nonostante l’attività di ristorazione sembrasse funzionare bene, con un bel flusso di clienti». Stando alla testimonianza di Alessandra le cose sono poi ulteriormente peggiorate verso fine 2021: le sempre più frequenti difficoltà nel versare i salari hanno indotto più dipendenti a rassegnare le dimissioni. «C’era grande incertezza sul futuro dell’attività e il clima di lavoro è peggiorato col passare del tempo. Abbiamo cercato il dialogo e chiesto spiegazioni, ma davanti a noi abbiamo sempre trovato un muro». Oltre ai collaboratori, prosegue la nostra interlocutrice, «ci sono anche artigiani e fornitori che non sono stati retribuiti».

Visione più ampia mai concretizzata

L’esperienza di Alessandra nella cucina del bistrot si è interrotta lo scorso aprile. A differenza di altri ex dipendenti, è riuscita a farsi versare tutti gli stipendi fino a marzo 2022, ma ancora non le sono stati retribuiti i salari di aprile, maggio, giugno e luglio di cui ha diritto secondo contratto, più i franchi equivalenti alle ferie di cui non ha beneficiato. «Sono stata assunta con un grado di occupazione dell’80% ma in realtà facevo molto di più, per sopperire alle lacune organizzative. I ritmi di lavoro, le continue pressioni e le pretese per fare ancora di più, la frustrazione e la grande situazione d’incertezza hanno pesato sulla mia salute e mi hanno indotto, così come fatto da altri colleghi, a lasciare il bistrot una volta per tutte».

La delusione di chi ha deciso di raccontare la propria esperienza è alimentata dal fatto che l’attività promossa dalla Sagl ‘L’Arte del cibo secondo natura’ è stata lanciata con una visione più ampia, che come secondo passo – si legge sul sito web del Cerere Bio Bistrot – prevede "anche un’azienda agricola biologico-rigenerativa altamente innovativa e che sarà un unicum a livello mondiale". Si parla poi di una realtà che vuol essere attiva "oltre che nella produzione anche nel sociale, nella ricerca, nell’ecologia, nella formazione, nella rigenerazione e salvaguardia degli ecosistemi". «L’aspetto più grave è che questa situazione sia accaduta nell’ambito di un progetto etico che si profila attento al sociale – afferma Alessandra Crosta –. Chi ha deciso di collaborare è stato attirato da questa dimensione ecologica e sostenibile, ma per finire il progetto si è rivelato una truffa per tutte le persone che hanno investito e per le persone che ci hanno creduto». Come detto in apertura la situazione è stata segnalata all’Ispettorato del lavoro lo scorso maggio. «Ma da allora non abbiamo più saputo nulla, e non si capisce come l’attività del bistrot possa ancora continuare».

Fatture di fornitori scoperte

Pure l’ex dipendente Giulia Magliato ha sottoscritto la lettera all’Ispettorato del lavoro e adito le vie legali con un precetto esecutivo con l’obiettivo di ottenere gli stipendi non retribuiti. Artigiana e dipendente fino a dicembre 2021, Nathalie Nevo è invece riuscita a farsi pagare gli stipendi ma reclama il saldo della fattura per la fornitura di materiale in ceramica. Da noi contattati, anche i vertici della Tigusto Sa (ditta attiva nella vendita e nella fornitura di prodotti bio) confermano di avere una fattura scoperta con il bistrot. Ripetutamente contattato dalla redazione per assicurargli uno spazio di replica, il gerente non ha risposto.

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