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25.07.22 - 18:54
Aggiornamento: 20:04

Il grande ciclismo a Bellinzona? ‘Penso al Tour de France’

Lo suggerisce Antonio Ferretti in risposta a chi vorrebbe organizzare un Mondiale o un Europeo: ‘Tanti buoni motivi per chiedere un inconto a Prudhomme’

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Antonio Ferretti

In un periodo positivo per il ciclismo, che sembra essersi ricreato una verginità perdendo un po’ la nomea di sport dopato, monta nel Bellinzonese la voglia di accogliere eventi importanti. Non è infatti caduto nel vuoto l’auspicio espresso informalmente il 5 luglio dal direttore di BancaStato Fabrizio Cieslakiewicz al termine della conferenza stampa di presentazione del ‘Gran Premio Ticino BancaStato’ svoltosi due domeniche fa in Riviera e Leventina. Auspicio che ha permesso di avviare una riflessione estesa a vari attori. Cieslakiewicz, che da appassionato del pedale in giugno ha coordinato il comitato organizzativo delle tappe del Tour de Suisse in Alta Leventina, ha lanciato l’idea di verificare la possibilità di organizzare fra alcuni anni un Campionato del mondo di ciclismo sulle strade del Bellinzonese. Dopo i due Mondiali accolti da Luganese e Mendrisiotto negli ultimi 70 anni, varcare il Ceneri permetterebbe di far conoscere al grande pubblico la capitale ticinese e le regioni situate a ridosso delle Alpi. Impresa tuttavia ardua già sulla carta, anzitutto per l’impegno finanziario richiesto, vicino ai 20 milioni di franchi. Si tratta del ‘capitale iniziale’ preteso dall’Unione ciclistica internazionale (Uci) – col quale l’Uci finanzia gran parte delle proprie attività – che fa storcere il naso a molti, al netto delle ricadute positive prevedibili.

La gallina che la Turrita non ha

Intervistato dal ‘Corriere del Ticino’, l’ex sindaco di Quinto ha comunque ribadito la volontà di convocare prossimamente una riunione allargata per tastare il terreno insieme a Comuni, Cantone e settori turistico e sportivo. Allo stesso giornale Agnès Pierret, ex ‘prof’ del pedale belga, ha poi evidenziato che nel 2009 quando diresse i Mondiali di Mendrisio i milioni spesi furono 13, per un quinto provenienti da sponsor privati e per due terzi messi da enti pubblici fra Cantone (2,4 milioni), Comune (uno) e soprattutto Nckm Mendrisiotto Sa (4,9) ossia la società responsabile della ridistribuzione agli enti locali della regione dei fondi elargiti dalla casa da gioco Admiral. ‘Terre à terre’, la gallina dalle uova d’oro che Bellinzona non ha.

Vaud e Vallese potrebbero prevalere

Nel dibattito non è poi mancata la voce dell’imprenditore di Bironico e consigliere nazionale Rocco Cattaneo, a sua volta ex professionista e già presidente dell’Unione ciclistica europea, nonché tutt’oggi nella dirigenza Uci: a suo dire più che un Mondiale meglio sarebbe un Europeo, sia perché richiede un budget molto più limitato (pochi milioni), sia perché come dimostra quello organizzato a Trento vi sono ricadute certe sul territorio, sia perché già Zurigo accoglierà il Mondiale 2024 e perciò la Svizzera dovrà attendere ancora diverso tempo prima di riaggiudicarsi un’altra edizione. C’è chi dubita, tuttavia, che un Europeo possa suscitare fra la gente quel grande interesse che nemmeno gli stessi corridori (i big) gli riservano. Un peso potrebbero poi averlo i cantoni Vaud e Vallese che con il loro percorso giudicato fra i più belli nella storia dei Mondiali si erano aggiudicati l’edizione 2020 cancellata dalla pandemia: a questo punto potrebbero a loro volta tentare di risalire in sella per riavere un’edizione dopo quella di Zurigo. Ciò che annichilirebbe le speranze turrite.

‘Ci lega anche Napoleone’

Ma dal cilindro salta fuori una terza possibile strada da percorrere, spiega alla ‘Regione’ Antonio Ferretti, anch’egli ex ciclista professionista e da poco giornalista in pensione. Organizzatore della conferenza stampa del 5 luglio, è stato informalmente sollecitato da Cieslakiewicz affinché elabori un’idea di percorsi di gara per un Mondiale. Ma nel frattempo ha espresso la sua opinione sia allo stesso Cieslakiewicz, sia al sindaco Mario Branda: «A mio modesto parere – rileva – meriterebbe una riflessione collettiva l’ipotesi di candidare Bellinzona quale sede di partenza del Tour de France. Stiamo parlando della più grande corsa a tappe del mondo che porta l’élite del ciclismo e con esso entusiasmo, tifo, passione, storia e cultura. Sarebbe peraltro un gradito ritorno in terra elvetica dopo Basilea nel 1982». Bagno di folla garantito dunque, idem l’indotto: «Lo si è visto molto bene quest’anno con le prime tre tappe organizzate in Danimarca. L’anno prossimo toccherà ai Paesi Baschi e nel 2024 a Firenze», con quattro tappe fra Toscana, Emilia Romagna e Piemonte dove si rivivranno i miti di Bartali, Pantani e Coppi. «Ricordo anche l’esperienza molto positiva di Londra nel 2007. Sono sempre molti, e molto importanti, i pretendenti. Perciò è logico chiederci come la piccola Bellinzona potrebbe competere con città e regioni più vaste e ricche della nostra. Suggerirei quindi di chiedere un incontro al direttore del Tour de France, Christian Prudhomme, esponendogli in grandi linee l’operazione e manifestandogli l’interesse a lavorare seriamente a una candidatura ufficiale. Il tutto retto peraltro da un côté extrasportivo affatto secondario, ossia l’asse storico che vede almeno in parte accomunati il Ticino e la Francia. Sto parlando di Napoleone, del suo ruolo avuto nell’unificazione e indipendenza del nostro Cantone, dei colori rosso e blu ticinesi che sono gli stessi di… Parigi. Parlo delle milizie napoleoniche bleniesi che ogni anno rinnovano la loro forte tradizione». La Grande Boucle promuove anche la conoscenza storica e turistica dei luoghi toccati, «e Bellinzona, peraltro impegnatasi molto negli ultimi anni nel migliorare le infrastrutture per la mobilità dolce, in questo ambito avrebbe carte valide da giocare».

Locarno e Lugano ci avevano già pensato

D’altronde il pensiero di un Grand Départ nei decenni passati aveva già lambito le rive del Verbano (dapprima negli anni 90 con Daniele Franscella quand’era presidente del Velo Club Locarno) e del Ceresio con l’interessamento dell’allora sindaco Giorgio Giudici durante i Mondiali di Mendrisio del 2009, quando gli fu prospettato un impegno di 2,5 milioni di franchi. Ma non se ne fece nulla. Non da ultimo, un capitale di conoscenze è rappresentato dalla stessa Agnès Pierret, prima donna manager nel mondo del ciclismo, che prima di approdare a Mendrisio aveva lavorato per sette anni ai vertici del Tour de France divenendone la direttrice amministrativa, per poi guidare due anni Swiss Cycling di cui ha risollevato le sorti.

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