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11.07.22 - 20:32
Aggiornamento: 12.07.22 - 11:00

Le ruspe mettono fine alla Valascia: ‘Le ho chiesto scusa’

Un centinaio di persone ha presenziato al commiato di questa mattina. Lombardi simbolicamente ai comandi dei macchinari che demoliranno il vecchio stadio

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Ti-Press/F. Agosta
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Là su per le montagne / Tra boschi e valli d’or / Tra l’aspre rupi echeggia / Un cantico d’amor. O, perlomeno, echeggiava fino a un anno fa: da questa mattina quel cantico d’amor ha smesso per sempre di essere intonato sotto le mie volte e si è definitivamente spostato a qualche centinaio di metri da qui, nella scintillante e appariscente Gottardo Arena, dove il solco di quella tradizione iniziata proprio su questo piazzale continua a far pulsare il cuore di molti appassionati. Una comunità, quella biancoblù, cresciuta anno dopo anno. Nel 1953 il mio ghiaccio ha accolto per la prima volta i pattini affilati dei paesani. Molti i piccoli giocatori impegnati fra la linea blu e quella rossa cercando di emulare le prodezze delle stelle più luminose del club; alcuni, i più fortunati, sono addirittura riusciti ad accumulare l’esperienza necessaria da acquisire i connotati di bandiera della squadra. Rumorosa, polverosa, scomoda. Ma anche affascinante e ricca di ricordi. Parecchi i nomi che mi hanno affibbiato, ma sciarpe e cori non mi hanno mai abbandonata. Nemmeno nei momenti difficili. Una marea di persone ha solcato i miei cancelli pronta a incitare i giocatori e a urlare "facci un goal, facci un altro goal".

‘Lo spirito non si interrompe mai’

A partire dal presidente Filippo Lombardi, incaricato stamattina di azionare i macchinari e demolire (simbolicamente) la pensilina d’acciaio sotto cui molti tifosi hanno aspettato in fermento prima di entrare e assaporare il clima della mitica Valascia. «Le leve da manipolare sono parecchie, ma una volta iniziato a smantellare ho provato un’emozione indescrivibile. All’epoca, come d’altronde adesso, la pista non era chiusa lateralmente perciò un rivestimento sopra la nostra testa era fonte di grande novità: non appena scendeva qualche fiocco di neve era necessario interrompere il match e permettere la pulizia del ghiaccio». Dalla prime sfide accompagnato dai genitori sino all’odierna demolizione: Lombardi a bordo della ruspa si è ritagliato un momento d’intimità. «È stato come chiedere scusa per quello che stavo facendo – ci racconterà poi con un filo di commozione –. La demolizione è però necessaria per permettere alla società di ricevere i sussidi di delocalizzazione dell’impianto fuori dalla zona potenzialmente a rischio di valanghe».

Molti i momenti belli ed esaltanti, ma non mancano quelli brutti. «Sì, chiaramente pure le sconfitte sono ricordi impressi nella memoria. Della vecchia pista rimarrà comunque sempre la continuità di una storia che non dipende dal presidente, dall’allenatore, dai giocatori; ognuno fa la sua parte, lo spirito non s’interrompe mai». Una tradizione, una costante, tramandata fra i tifosi di padre in figlio. «Le persone cambiano, ma il cuore biancoblù rimane. L’Ambrì è una roccaforte dell’hockey, vissuto in maniera familiare e calorosa», rimarca Lombardi. Un calore sperimentato in prima persona fin da bambino, e da 13 anni come presidente. «Il primo match, un derby iniziato male e infine recuperato e vinto, e la salvezza a Visp nel 2011 sono belle soddisfazioni, ma soprattutto la tifoseria che accompagna sempre la squadra; s’identifica nei colori, indipendentemente dalla sfida in programma».

Una rinaturazione a prato verde

Anche fra gli ex membri del Gruppo di sostegno dell’Hcap regna sovrano il rammarico. «Arrivare questa mattina e accorgersi delle ruspe e degli operai in azione dà l’idea di una storia che finisce. Una nuova è già iniziata alla Gottardo Arena, ma il cantiere e la demolizione sono qualcosa difficile da dimenticare. È come smantellare la propria casa, riaffiorano i ricordi come il successo in Coppa Svizzera o la finale di campionato, ahinoi, persa malamente contro il Lugano». L’edificio esterno verrà interamente demolito mentre il rifugio della Protezione civile verrà ricoperto di terra rimanendo però agibile (i posti protetti comunali per la popolazione sono invece già presenti nella Gottardo Arena). L’intero sedime verrà poi rinaturato e rimesso a prato verde coltivabile, compensando in questo modo la superficie agricola persa a causa della costruzione della nuova pista sulla Piana di Ambrì. Il cantiere entrerà nel vivo settimana prossima e durerà almeno fino a metà settembre: le opere di demolizione impegneranno due macchinisti e quattro operai in modo da differenziare i materiali utilizzati per edificare la parte superiore e smantellare il beton.

Cinquant’anni, e sono ancora qua

La cerimonia di commiato ha visto la presenza di un centinaio di persone, fra le quali un commosso Eros Wagner, il tifoso per eccellenza. «È una grande tristezza: da più di cinquant’anni frequento la Valascia, ma purtroppo le normative non permettono altrimenti. Ho la fortuna di abitare a trecento metri dalla pista quindi riuscirò a seguire i lavori fino alla sua scomparsa». Ad Eros rimarrà sempre il seggiolino 179 «in posizione centrale – afferma orgoglioso –. Un seggiolino che smontai tantissimo tempo fa alla pista di Mezzovico e rimontato con le mie mani, quelle di mia moglie, dell’ex cassiere Fransioli e di sua nipote nell’allora nuovo impianto. Ho inoltre realizzato un quadretto utilizzando il puck dell’ultima partita giocata in casa contro il Friborgo e la chiave della pista; conservo anche un pezzo di cemento della struttura e un tubo della serpentina. Nonostante i suoi difetti, il freddo e il mancato comfort ha mantenuto fino all’ultimo il suo fascino». Una pista divenuta quasi come una seconda famiglia: «Effettivamente dopo mia moglie, conosciuta proprio a una partita, e i miei figli c’è la Valascia. Ho portato con me anche la mia nipotina di sette anni, che dallo scorso settembre tifa con passione nella Gottardo Arena».

‘Le nuove generazioni creeranno nuovi ricordi’

A proporre un pieno di emozioni è anche Susanna Lunini, pure lei presente quando le ruspe hanno acceso i motori: «Non è per nulla piacevole restare inermi a osservarle in azione. Fin da quando abitavo oltre Gottardo il mio cuore batte per l’Ambrì. Adesso la mia dimora è proprio alle spalle della vecchia pista, da ventitré anni è come convivere con la mia squadra. È bellissimo! Per quattordici anni ho inoltre lavorato per il club quale speaker, addetta ai fogli degli arbitri e accompagnatrice. Esperienze incredibilmente profonde. La Valascia rimarrà sempre nei miei ricordi. Ho già avuto l’occasione d’intravvedere il nuovo impianto, ma finora mai durante un match. Non credo di essere pronta, vedremo cosa riserverà il futuro». Un futuro in cui crede un’ottimistica Anna, felice della nuova, calda e più confortevole pista. «Fin dall’età di dodici anni ho iniziato a recarmi allo stadio per tifare l’Ambrì, ormai sono cinquant’anni ed è quindi difficile assistere alla demolizione della pista in cui sono cresciuta». Le nuove generazioni, proprio come i suoi figli a cui ha trasmesso la grande passione biancoblù, «si creeranno i loro ricordi nella Gottardo Arena, dove però manca un po’ l’acustica; qui era come essere in una cattedrale, ma questo si chiama essere pignoli», ride. A questa simbolica cerimonia non sono nemmeno mancati ospiti dalla Svizzera interna come Sandro, che ogni inverno macina molti chilometri per recarsi fino ad Ambrì. «È qualcosa difficile da spiegare, un’era che giunge alla sua conclusione. A inizio anni duemila frequentavo spesso la Valascia. Allora come oggi l’Hcap rimane una piccola società capace di affermarsi fra i grandi. Solo chi ha già sperimentato questa atmosfera, in questo vecchio stadio, può capire».

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