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13.05.22 - 16:19
Aggiornamento: 17:53

Il Plrt sul lupo: ‘Nessun motivo per sostenerne la protezione’

I partito attacca ‘l’immobilismo del Dipartimento del territorio’. E avverte: ‘Qualcuno, cedendo all’esasperazione, potrebbe farsi giustizia da solo’

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"Inaccettabile". Così il Plrt definisce "l’immobilismo del Dipartimento del territorio" di fronte alla "gravità della situazione". Il riferimento è agli attacchi alle greggi da parte del lupo in Ticino, che stanno dando non pochi grattacapi ai contadini, e all’annuncio del governo cantonale di voler approfondire ulteriormente la questione prima di prendere una decisione in merito. "Il lupo non è un simbolo: è un animale, come tutti gli altri, e non ci sono motivi validi per sostenere la sua protezione a oltranza e una sua diffusione incontrollata nell’arco alpino", scrive il Partito liberale in una presa di posizione. Nella quale, dichiarandosi vicino alle aziende agricole e agli allevatori delle valli, "attori essenziali per la gestione del territorio e per la nostra economia", chiede inoltre al Consiglio di Stato d’intervenire "con misure proporzionate, a tutela dei bisogni della popolazione direttamente confrontata al problema".

"I frequenti attacchi del lupo suscitano rabbia e frustrazione nel mondo contadino ticinese, al punto che secondo l’Unione dei contadini ticinesi, chiedendo alle autorità un intervento immediato, parla di una situazione ‘disperata e fuori controllo’", osservano i liberali, ricordando che due settimane fa un gruppo di allevatori ha addirittura scaricato davanti al Palazzo delle Orsoline le carcasse di alcune pecore, uccise poche ore prima in Val Rovana. Un gesto clamoroso di protesta che ha riacceso le polemiche attorno a un tema che "non solo in Ticino, ma in tutta la Svizzera, vede contrapporsi difensori e oppositori della convivenza fra uomo e lupo".

‘Inutili’ le misure prese finora

Per il Partito liberale "la recente decisione del Consiglio di Stato di non decidere desta preoccupazione, anche perché alimenta il fuoco della polemica". Ed evidenzia come secondo i contadini e le associazioni attive a diretto contatto con il territorio, le misure prese finora siano "inutili, e introdurne di nuove è praticamente impossibile". È quindi lecito, si legge nella nota, "temere che qualcuno, cedendo all’esasperazione, possa decidere di farsi giustizia da solo. Un evento che, con le dovute proporzioni, significherebbe un fallimento dello Stato nell’assolvere ai suoi compiti".

Il Plrt chiede pertanto un intervento immediato del Consiglio di Stato, "per evitare che la situazione sfugga di mano e per evitare un ulteriore inasprimento del clima nelle valli o davanti al Palazzo delle Orsoline". D’altra parte, aggiunge, "non occorre inventare soluzioni particolarmente ardite: in situazioni del genere il vicino Canton Vallese agisce con risolutezza, tramite interventi mirati di regolazione della fauna e con l’appoggio dell’Ufficio federale dell’ambiente. È incomprensibile che le autorità del nostro Cantone si ostinino a non seguire questa procedura ormai consolidata".

In una prospettiva economica, la nota sottolinea infine quanto emerge dalla recente lettera aperta dell’Associazione dei Comuni valmaggesi al Consiglio di Stato: "Invitando a trovare immediatamente una soluzione, le autorità valmaggesi segnalano infatti che – in seguito ai ripetuti attacchi in Valle Rovana – alcuni contadini starebbero valutando di cessare definitivamente la loro attività. Una scelta che andrebbe a detrimento di un intero settore e in definitiva del nostro ambiente e del nostro territorio, oltre che degli stessi animali, ma non solo: si tratterebbe di un esito particolarmente grave – perché assolutamente evitabile, se la politica sceglierà di scegliere – senza lasciarsi condizionare dalla cocciutaggine ideologica di pochi".

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