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19.04.22 - 15:39
Aggiornamento: 19:04

Un eritreo ‘da sei anni alloggiato nel bunker di Camorino’

Il collettivo R-esistiamo, battutosi per la chiusura, commenta la decisione di trasferire i Nem a Bodio. In un video lo stato pietoso di docce e wc

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R-esistiamo
Doccia e wc ripresi dal collettivo antirazzista R-esistiamo
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Il collettivo antirazzista R-esistiamo – battutosi per la chiusura del bunker di Camorino riservato negli ultimi anni ai richiedenti l’asilo per i quali è stata decretata la partenza dalla Svizzera, i cosiddetti Nem che sta per ‘Non entrata in materia’ – il 9 aprile è riuscito a entrare nel rifugio sotterraneo della Protezione civile che a inizio maggio sarà chiuso e sostituito dal Colorado Café di Bodio, come deciso settimana scorsa dal Consiglio di Stato rispondendo alle pressioni ricevute da più parti. Le immagini riprese senza l’autorizzazione della polizia – ben diverse da quelle scattate nel 2018 in occasione di alcuni servizi giornalistici ufficiali – testimoniano una soluzione logistica indecorosa per ospitare delle persone, oggi in tutto una quindicina, anche solo per qualche giorno. A impressionare sono in particolare le condizioni delle due docce e dei due wc, con pareti scrostate e annerite dalla muffa diffusa su buona parte delle superfici. Docce e toilettes peraltro differenti da quelle riprese quattro anni fa (sembravano nuove) e probabilmente riservate al personale di sicurezza oppure mai usate. Oltre alla "pessima qualità dell’aria", in un comunicato il collettivo parla di "spazi piccoli e nessun armadietto dove riporre le proprie cose; letti traballanti e mal messi". Il bunker "visto con i nostri occhi è ancora più desolante e fatiscente di quanto le fotografie ricevute da persone ormai rimpatriate ci abbiano lasciato intendere. Nessuna struttura – gestita soprattutto dal Cantone, chiamato a dare l’esempio – dovrebbe mai rimanere aperta un giorno in più in queste condizioni".

‘Perfetta illegalità’

La decisione di chiudere il bunker, scrive il collettivo in un comunicato, "testimonia che la situazione era inaccettabile e insostenibile", mentre il Consiglio di Stato rispondendo nel 2020 a degli atti parlamentari la considerava "modesta ma idonea". La decisione di andare a Bodio, prosegue il comunicato, "testimonia come da anni le autorità politiche di questo Cantone, coadiuvate dai vari uffici cantonali (popolazione e migrazione) e dalle varie strutture gestionali (Croce Rossa, Sos, Securitas ecc.) abbiano lavorato in un contesto di perfetta illegalità, facendo vivere delle persone sottoterra in condizioni disastrose. Illegalità perché le norme sanitarie, di abitabilità, di edilizia e d’igiene non sono mai state rispettate". Ce n’è anche per l’autorità medica cantonale "che non ha mai ritenuto la situazione all’interno del bunker come un’emergenza sanitaria a cui mettere fine". Le stesse persone qui alloggiate, prosegue il comunicato, "affermano che condizioni simili non le hanno mai trovate nelle loro peripezie. E non parliamo di un ‘alloggio’ per qualche giorno (e nemmeno delle consuete tre settimane dei corsi ripetizione) ma di mesi se non anni, come l’esempio dell’uomo eritreo lì rinchiuso da 6 anni".

Mancano alloggi? ‘Una farsa’

Il tema si riallaccia poi alla stretta attualità: "La farsa della mancanza di spazi dove alloggiare le persone è l’ennesima presa in giro che viene smentita dalla ‘corsa alla solidarietà’ nella questione della crisi ucraina: mentre per anni è stato sistematicamente negato un alloggio decente a persone in fuga da guerre, violenze e persecuzioni, oggi la macchina dell’alloggio risulta improvvisamente funzionante e il Cantone si propone addirittura di pagare l’affitto a chi ospiterà persone, rigorosamente bianche europee, in fuga dall’Ucraina. Confermando, se mai ce ne fosse il bisogno, che la discriminazione di razza, di pelle e di provenienza è un assunto oggettivo perpetrato in prima istanza dai vertici dello Stato". Oggi più che mai, conclude il collettivo R-esistiamo, "risulta evidente che esiste una chiara possibilità di ospitare persone in fuga da guerre, violenze e persecuzioni. Che l’accesso a un alloggio decente, a un permesso di soggiorno, alla sanità, alla scolarizzazione, al mondo lavorativo e alla possibilità di movimento è possibile".

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