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07.04.22 - 05:20
Aggiornamento: 18:58

Riciclaggio plastiche: la InnoRecycling mira al Ticino

L’azienda turgoviese difende il suo operato (Sammelsack e progetto pilota Bellinzona) e auspica che il Cantone imbocchi la via dell’appalto pubblico

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Una scelta che si può fare già al momento dell’acquisto
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Se davvero il Ticino cantonalizzerà la raccolta, la separazione e il riciclaggio delle plastiche domestiche miste, allora le ditte locali potenzialmente interessate a ottenere dal Cantone l’appalto o la concessione dovranno fare i conti con l’azienda leader in Svizzera nel settore, la turgoviese InnoRecyging Ag, attiva da alcuni anni col proprio Sammelsack diffuso anche alle nostre latitudini. Ditta la cui centrale di Eschlikon riceve e ricicla – dopo un ulteriore passaggio nella vicina località austriaca di Lustenau per l’operazione di smistamento – la plastica di molti cantoni e una parte di quella proveniente dal Sud delle Alpi. Ditta che in virtù della propria esperienza e del volume trattato, si dice pronta a occuparsi dell’intero quantitativo ticinese e moesano. È quanto traspare dalla sua presa di posizione inoltrata alla redazione dopo l’articolo ‘Plastiche, mai più Oltralpe e in Italia’ pubblicato da ‘laRegione’ il 10 marzo. Articolo nel quale il consigliere di Stato Claudio Zali, direttore del Dipartimento del territorio, anticipa la decisione – ancora tutta da confermare dal Governo cantonale – di concentrare qui le varie fasi per la rivalorizzazione delle plastiche domestiche utilizzate da Chiasso ad Airolo e da Brissago a San Bernardino.

Un’operazione, quella esposta da Zali, intesa da una parte come restituzione a nuova vita delle plastiche recuperabili (60-70%) e dall’altra come incenerimento nel termovalorizzatore giubiaschese di quelle non riciclabili (30-40%), fornendo così potere calorico alla rete di teleriscaldamento del Bellinzonese e non più ai cementifici d’Oltralpe e austriaci. Il Dt ha nel frattempo avviato approfondimenti volti a elaborare una base giuridica su cui far maturare il nuovo servizio e a comprendere quale iter avviare per un’aggiudicazione del servizio che, par di capire, vorrebbe fosse tutto ticinese. Così facendo metterebbe fine ai due sistemi di raccolta avviati negli ultimi anni, a cominciare dal progetto pilota promosso nel marzo 2019 dalla Città di Bellinzona, seguito dal Dt e terminato lo scorso dicembre. Progetto legato alla InnoRecycling che tutt’oggi fa capo alla Recupero Materiali Sa di Bironico per la raccolta dei sacchi sul territorio e il loro trasporto nella Svizzera tedesca. Altri Comuni, specialmente del Sottoceneri, si sono invece affidati alla Puricelli Sa di Riva San Vitale che spedisce poi una parte della plastica nella vicina Italia.


InnoRecycling
La sede di InnoRecycling Ag a Eschlikon

Sostenibilità. E il Ciap

Tre i punti centrali – ma ve ne sono anche altri – su cui la InnoRecycling fa leva nella propria presa di posizione: la non sostenibilità economica di un impianto tutto ticinese, il peso irrilevante del chilometraggio dei camion nel tragitto Ticino-Turgovia-Austria rispetto ai benefici ambientali del riciclaggio e la necessità di rispettare la legislazione federale sulle commesse pubbliche. Partiamo dalla fine: "Se si cercasse una nuova soluzione locale coinvolgendo aziende private – scrive la ditta – questa non sarebbe possibile senza una procedura di gara pubblica in conformità con la legge sugli appalti". Farebbe insomma stato il Concordato intercantonale (Ciap) voluto dalla Confederazione per promuovere un’efficace concorrenza tra gli offerenti, garantire la parità di trattamento tra tutti gli offerenti, assicurare la trasparenza della procedura di aggiudicazione, procedere a un’aggiudicazione imparziale e consentire un impiego parsimonioso delle risorse finanziarie pubbliche.

‘È poco probabile che...’

La InnoRecycling d’altronde non usa mezzi termini: "È poco probabile – evidenzia nel testo – che un sistema locale, in alcuni casi nemmeno esistente, possa offrire il medesimo livello di servizi ed efficienza del Sammelsack in maniera più economica e sostenibile nel tempo". Inoltre, altro aspetto sollevato, "va da sé che una nuova soluzione cantonale graverebbe sui contribuenti con nuove tasse", mentre per contro "il Sammelsack raggiunge il suo scopo in termini di benefici ambientali e non costa nulla alle casse pubbliche essendo completamente autofinanziato dalla vendita dei sacchi, dal materiale recuperato e dal programma di compensazione CO2". Nuove tasse in arrivo dunque? Questo in realtà dipenderebbe dalla modalità di raccolta: o tramite un apposito sacco a pagamento proposto dalla ditta medesima (come già si fa oggi), oppure gettando la plastica in appositi container degli ecocentri comunali, ciò che potrebbe indurre i Comuni a incrementare la loro tassa base.

Sammelsack e tassa base

Fra l’altro il rotolo da Sammelsack da 60 litri costa agli utenti 25 franchi, mentre l’analogo di Bellinzona per i rifiuti solidi urbani costa 20,70 (sacco verde ufficiale). Un differenza presente solo da questo gennaio, avendo la Città revocato il sussidio all’acquisto con la fine della fase pilota. Sempre da quest’anno tuttavia – ricorda InnoRecycling – Bellinzona ha quasi raddoppiato la tassa base per le economie domestiche portandola da 80 a 150 franchi. Vero, ma il Municipio sulla spinta delle critiche politiche emerse a fine 2021 contro il balzello che andrebbe a colpire specialmente le piccole economie domestiche, ha nel frattempo avviato una revisione generale della tassa base (i risultati sono imminenti) che potrebbe portare a un prelievo diversificato e quindi non raddoppiato per talune fasce. A ogni modo la ditta turgoviese ne è convinta: "L’attuale sistema di raccolta offre un indiscutibile beneficio ambientale e compete con il costo del sacco di rifiuti convenzionale. Questo è dimostrato da uno studio indipendente" che la Città di Bellinzona ha commissionato nell’autunno 2020 alla società EcoControl di Locarno. Studio co-finanziato dal Cantone, ritenuto "inedito" da InnoRecycling ma di cui a più riprese ‘laRegione’ ha pubblicato le conclusioni inerenti a Bellinzona.

‘Emissioni irrisorie’

Studio di 40 pagine che propone una radiografia approfondita del riciclaggio delle plastiche, incluso un capitolo toccato da InnoRecycling a difesa della propria tesi, ossia il peso ambientale del trasporto su camion per raggiungere Turgovia e Lustenau: "Secondo il Programma di compensazione CO2 dell’Ufficio federale dell’ambiente, al quale fa capo anche il Sammelsack, le emissioni dovute alla raccolta e al riciclaggio delle plastiche miste domestiche sono irrisorie in rapporti ai benefici ambientali ottenuti". Espresse in cifre, prosegue la ditta, "le emissioni di CO2 per il trasporto di 10 tonnellate di rifiuti plastici su camion per 400 km ammontano a circa 360 kg. Secondo il programma federale, riciclando le medesime 10 tonnellate non vengono immessi nell’ambiente 28’300 kg di CO2", e questo grazie anche al fatto che non viene prodotta nuova plastica bensì viene appunto rivalorizzata quella vecchia con un processo meno inquinante. Secondo lo studio EcoControl, infatti, "studi specifici dimostrano che la produzione di rigranulati riciclati richiede solo la metà dell’energia necessaria rispetto alla produzione di materie plastiche primarie".

‘Manca un impianto ad alta prestazione’

Quanto poi alla tecnologia a disposizione oggi, InnoRecycling sottolinea che "non c’è un impianto di smistamento ad alte prestazioni in Ticino e nella vicina Italia che offra alternative locali altrettanto performanti rispetto a quelle presenti in Austria e Germania. Inoltre, a causa della legislazione Ue, non è più possibile esportare all’estero rifiuti di plastica sporchi e misti senza una procedura di notifica. Procedure molto onerose dal profilo amministrativo. Perciò tali trasporti devono essere combinati a livello nazionale, non valendo la pena gestire piccole quantità localmente". Sulla base di questo principio la ditta turgoviese raccoglie le quantità necessarie in tutta la Svizzera, "cosa che invece non sarebbe applicabile a una soluzione locale". Stando allo studio EcoControl, il Ticino ha un potenziale di raccolta plastica annuo pari a 5’000 tonnellate. Dal canto suo InnoRecycling intervistata da EcoControl spiegava nel 2020 che un centro di smistamento potrebbe essere realizzato anche in Svizzera (senza andare in perdita) se la raccolta delle plastiche miste aumenterà fino ad almeno 20’000 tonnellate annue. Stando a questa tesi, l’eventuale impianto privato ticinese non raggiungerebbe insomma la massa critica sufficiente per sopravvivere.

Destinazione Asia: botta e risposta

Infine, per quanto riguarda la destinazione della plastica riciclata, InnoRecycling afferma che è "sbagliato far credere che una parte di essa venga spedita dal sistema Sammelsack in Asia. Alcuni residui di cernita sono utilizzati come combustibile alternativo da industrie produttrici di cemento in prossimità degli impianti di selezione, evitando ulteriori importazioni di combustibile fossile". Lo studio di EcoControl a pagina 15 spiega dal canto suo che le plastiche riciclabili separate a Lustenau, ossia il 60-70% del totale portato lì, "sono riprese dai paesi importatori (ndr: nel caso specifico l’elvetica InnoPlastics Ag pure di Eschlikon e associata di InnoRecycling) ma esportate anche in Turchia, in Asia e altre destinazioni non conosciute". Più precisamente, EcoControl aggiunge che "la parte riciclabile Pe e Pe (il 35-38% del Sammelsack) è riprese e trasformata in rigranulati dalla InnoPlastics. Per quanto riguarda gli altri paesi importatori quali Turchia, Asia e altri non conosciuti (il 28,5% del Sammelsack), non si hanno informazioni in merito alla destinazione finale e all’impiego: resta quindi ancora una zona grigia che potrebbe anche incidere sensibilmente sull’impatto ecologico generale".

Cantone

Il Dt: conclusioni presto al governo

Nel frattempo il Dipartimento del territorio prosegue le proprie valutazioni. Da noi interpellata, la Direzione ribadisce la volontà d’indirizzarsi verso una soluzione tutta ticinese, partendo proprio dalla constatazione di fondo secondo cui l’eco-bilancio migliora riducendo i chilometri da percorrere. Tuttavia al momento il Dt ritiene prematuro indicare quali sono gli scenari emersi e approfonditi e quali, fra questi, sarebbero attuabili. Scenari che saranno prossimamente sottoposti al Consiglio di Stato per una valutazione governativa. Il fatto che potrebbe non esserci la massa critica sufficiente a una sostenibilità economica, sarà uno dei punti da chiarire con un business plan. A ogni modo il Dt evidenzia che le varie esperienze oggi note in questo ambito indicano la presenza di un margine di guadagno. A giocare un ruolo chiave sono peraltro la sensibilizzazione e il coinvolgimento della popolazione, come hanno ben dimostrato il progetto pilota di Bellinzona e i risultati raggiunti nei vari Comuni attivatisi singolarmente. Un altro paio di maniche sarà poi il grande tema della plastica monouso: proibita a livello europeo, anche alle nostre latitudini ha indotto molti organizzatori di eventi a optare per alternative più eco-sostenibili. Un ruolo può inoltre giocarlo la grande distribuzione.

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