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Separare per rivalorizzare
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10.03.22 - 05:25
Aggiornamento: 14:50

La plastica ticinese non finirà più Oltralpe e in Italia

Concluso il progetto pilota di Bellinzona, il Dipartimento del territorio cambia rotta e intende mettere a concorso ritiro, smistamento e riciclaggio

Il Sammelsack non avrà vita ancora lunga in Ticino. O almeno, non come finora proposto dai Comuni che lo hanno adottato in via sperimentale o definitiva. Parliamo del sacco per la raccolta separata della plastica domestica. E più precisamente, per quanto riguarda la nostra regione, del progetto pilota avviato nel marzo 2019 dalla Città di Bellinzona e seguito da vicino dal Dipartimento del territorio. Trascorsi tre anni, tirate le somme, soppesato l’atteso beneficio ambientale ed economico, il progetto pilota è giunto a una svolta per due motivi. Il primo, ricordiamo, è che da questo gennaio il costo del sacco da 60 litri a carico dell’utenza turrita non è più cofinanziato dalla Città avendo il Municipio eliminato il sussidio all’acquisto che dal 2019 riduceva il prezzo a 2 franchi e 15 parificandolo a quello riservato ai rifiuti solidi urbani, ora sceso a 2,10; da tre mesi a questa parte il costo è dunque salito a 2,50 (+ 40 centesimi rispetto ai rifiuti da bruciare nel termovalorizzatore di Giubiasco) come negli altri Comuni ticinesi rivoltisi per il ritiro alla ditta di Bironico RS Recupero Materiali Sa. Un balzello, o meglio un revocato sussidio, che potrebbe disincentivare il cittadino a riciclare.

Turgovia, Austria, Ue e... Asia

Il secondo motivo va ricercato nelle valutazioni tecniche e di opportunità fatte dal Dipartimento del territorio seguendo da vicino il progetto pilota di Bellinzona e altre iniziative nel frattempo sorte in Ticino, come per esempio quella della ditta Puricelli di Riva San Vitale cui si affidano diversi Comuni del Sottoceneri e che nel proprio arenale svolge una prima selezione e separazione delle plastiche per poi inviare in Italia quelle da riciclare. Per contro il Sammelsack della RS Recupero Materiali prende la lunga via di Turgovia dove la ditta Inno Recycling, pioniera in Svizzera in questo settore, trasporta tutto nella vicina Austria dove viene svolta una prima selezione fra ciò che è realmente riciclabile (circa il 60% del totale) e ciò che non lo è e che finisce perciò ad alimentare cementifici elvetici ma anche esteri situati nell’Unione europea e in Asia.

Purché lo si faccia qui

Un quadro dunque virtuoso fino a un certo punto. Ciò che ha indotto il Dt ad analizzare scenari alternativi, spiega alla ‘Regione’ il consigliere di Stato Claudio Zali: da una parte dal profilo ambientale (considerando trasporto su gomma, chilometri da percorrere e destinazione finale) meglio sarebbe trattenere in Ticino la plastica non riciclabile destinandola all’inceneritore di Giubiasco che alimenta la rete di teleriscaldamento diffusa a ovest nel Piano di Magadino e a est in molti stabili pubblici e privati di Bellinzona. Dall’altra, sempre considerando la distanza fra Ticino, Turgovia e Austria, meglio sarebbe valorizzare al Sud delle Alpi la plastica riciclabile, destinandola a un riutilizzo in più ambiti, come ad esempio quello delle tubazioni per l’edilizia e le strade.

Appalto alla meno cara e più virtuosa

«Questa via alternativa, tutta ticinese, presuppone la necessità di prendere una decisione di fondo», aggiunge il direttore del Territorio: «O il Cantone, come fatto con i rifiuti solidi urbani, realizza a sue spese una centrale di raccolta, separazione e riciclaggio della plastica domestica, inviando poi a Giubiasco quella non riutilizzabile; oppure appalta questa attività a una ditta privata vincolandola, nel bando di concorso o gara di concessione, alla realizzazione di un suo impianto e al rispetto di precise condizioni ambientali. In base ai vari criteri e al loro peso nella valutazione delle offerte, si aggiudicherebbe l’appalto la ditta economicamente più vantaggiosa per l’ente cantonale e, parimenti, più virtuosa dal profilo ambientale».

Occorre la base legale

Gli approfondimenti anche giuridici fatti negli scorsi mesi coinvolgendo l’Azienda cantonale dei rifiuti, «hanno indotto il Dipartimento del territorio a preferire questa seconda via. Riteniamo una soluzione ragionevole affidarci a una ditta privata che fatturi un tot alla tonnellata, anziché ingaggiare le risorse cantonali nella realizzazione di un impianto. Questa seconda via subentrerebbe solo qualora la gara andasse deserta». Claudio Zali e i suoi collaboratori stanno attualmente affinando la proposta da sottoporre al Consiglio di Stato, cui compete la decisione di fondo che a sua volta richiederà l’elaborazione di una base legale, a livello di specifico regolamento cantonale, su cui far maturare il progetto.

Come consegnarla: nodo da sciogliere

Un punto ancora da chiarire è quello riguardo alla rete di raccolta della plastica e ai relativi costi: una delle ipotesi vede coinvolti i Comuni, che potrebbero essere chiamati (il condizionale, al momento, è d’obbligo) a mettere a disposizione i loro ecocentri dove gli utenti depositerebbero le plastiche domestiche poi recuperate dalla ditta aggiudicataria. «Bisognerà in quel caso capire – annota Zali – se i Comuni offriranno un servizio che andrà a generare un costo a loro carico e, in caso affermativo, come questo costo potrà essere da essi recuperato, per esempio, ma ripeto è solo un’ipotesi, aggiungendolo alla tassa base emessa annualmente a carico delle persone fisiche e giuridiche; oppure addebitandolo alla ditta concessionaria; oppure, ancora una volta, predisponendo un apposito sacco a pagamento venduto dai Comuni o dalla ditta stessa, ciò che tuttavia costituisce un passaggio in più che vorremmo evitare. Stiamo insomma approfondendo».

Popolazione sensibilizzata

Di certo – conclude il consigliere di Stato – è risultata molto utile l’esperienza bellinzonese che ha fatto da apripista in Ticino e nel Moesano grazie all’input dato dall’Osservatorio per la gestione ecosostenibile dei rifiuti (Okkio) che a fine 2018 aveva suggerito alla Città la soluzione turgoviese di Inno Recycling: «A Bellinzona e nei Comuni attivatisi con la RS Recupero Materiali di Bironico e con la Puricelli di Riva San Vitale, la popolazione è stata sensibilizzata sul problema plastiche, da una parte spingendo sulla possibilità di rivalorizzarle e non solo bruciarle e dall’altra, a monte, rendendo attenti sulle alternative possibili quando si acquistano beni di consumo imballati». Le ultime cifre disponibili, quelle del 2020, indicano per Bellinzona un’adesione alla separazione della plastica di circa la metà delle economie domestiche, con un quantitativo pro capite annuo di quasi 4 chilogrammi raccolti e un potenziale di crescita stimato fino a 10-14 kg. In quel momento il riciclaggio annuo complessivo di 160 tonnellate corrispondeva a un risparmio energetico di quasi 65mila litri d’olio combustibile.

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