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14.02.22 - 21:04
Aggiornamento: 15.02.22 - 15:20

‘Ente locale unico nelle Tre Valli? Sentiamo gli altri Comuni’

Pollegio fuori da Sassi Grossi: Igor Righini un po’ attendista e molto prudente dopo il voto contrario di domenica

Con l’82,1% di voti contrari i cittadini di Pollegio recatisi alle urne hanno espresso un chiaro rifiuto all’aggregazione con Bodio, Giornico e Personico. Tra una parte della popolazione votante sembra aver fatto breccia la motivazione di fondo della maggioranza del Municipio e del Consiglio comunale, convinta che un Comune unico di 2’900 abitanti nella Bassa Leventina rappresenti una realtà troppo piccola per fare davvero gli interessi della regione.

«Siamo contenti che la popolazione abbia risposto alle nostre preoccupazioni rispetto a questo progetto, ritenuto inadatto a rappresentare sia i nostri obiettivi ma soprattutto quelli della regione», afferma da noi risollecitato il sindaco di Pollegio Igor Righini, che poco prima della votazione consultiva popolare di domenica aveva ribadito a più riprese di ritenere vincente solamente un’aggregazione di ampio respiro, come per esempio un Comune unico delle Tre Valli o comunque un grande Comune di almeno 10mila abitanti.

‘Prima di tutto bisognerà attendere la decisione del Gran Consiglio’

Di fronte al ‘no’ uscito dalle urne anche a Personico (64,86%), dalle parole del direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di) Norman Gobbi emerge la concreta possibilità che il progetto Sassi Grossi venga ridotto all’unione tra Bodio (il sì ha prevalso con l’80,91% dei voti) e Giornico (sì con l’83,72%). Mettendoci nei panni di un abitante di Pollegio espressosi contro Sassi Grossi, chiediamo a Righini quali aspettative deve avere ora la popolazione residente nel suo Comune. Righini e la parte di politica locale che la pensa come lui, quali passi intraprenderanno per portare concretamente avanti l’idea di un Comune unico di portata regionale? Avranno un atteggiamento proattivo o si limiteranno a osservare cosa faranno governo e parlamento? E qualora si optasse veramente per un’unione a due fra Bodio e Giornico, tutto il resto finirà nel dimenticatoio, come non pochi abitanti sperano? Il sindaco non si sbilancia: «Innanzitutto bisognerà attendere la decisione del Gran Consiglio su quella che sarà la proposta definitiva del Consiglio di Stato, che visto l’esito del voto dovrebbe rappresentare una formalità. Poi, dopo aver fatto le dovute riflessioni all’interno del Municipio e coinvolto il Consiglio comunale, bisognerà valutare se e come rilanciare il discorso aggregativo, tenendo presente che se una parte della popolazione segue un disegno di maggior progettualità, altre persone hanno invece una visione contraria a qualsiasi aggregazione».

‘Credo che potremo andare avanti da soli per questa e la prossima legislatura’

Molta prudenza dunque nelle parole di Righini. Vi si potrebbe leggere, gli facciamo notare, che non voglia più tanto insistere sull’idea di Comune unico. Come mai? «A titolo personale credo che per la legislatura in corso e per quella che seguirà, Pollegio potrà andare avanti da solo, anche alla luce di una gestione amministrativa maggiormente autonoma che non sarà più frenata dall’aggregazione». Quali allora, sollecitiamo, gli scenari che si delineano per Pollegio a medio e lungo termine? «Dalle parole di Gobbi emerge la volontà di portare a casa metà del progetto Sassi Grossi; queste intenzioni mancano di visione politica e di progettualità. Come ho già sottolineato in questi mesi, il modello territoriale cantonale, che rappresenta una visione a medio-lungo termine dell’organizzazione territoriale auspicata dal Cantone, identifica Biasca come il centro di sviluppo, mentre il Comune di Riviera, la bassa Valle di Blenio e la Bassa Leventina come zone periurbane che dovrebbero fungere da riferimento per lo sviluppo territoriale delle Tre Valli. Mi sembra evidente che questa visione necessiti di un disegno politico. Altrimenti, se non si va in questa direzione, si perdono tempo e risorse, senza nessun guadagno in termini di dimensione politica».

‘Un cambio di paradigma che va sostenuto anche dall’alto’

Ma concretamente, insistiamo, il sindaco del Comune maggiormente oppostosi all’aggregazione, quale via ritiene opportuno percorrere in questo momento considerando che una fetta dei votanti rifiuta ogni tesi fusionistica? «Credo che sarebbe interessante sentire il parere degli altri Comuni delle Tre Valli – risponde Righini – e confrontarci con il Consiglio di Stato sondando il terreno per quanto riguarda la possibilità di portare avanti un discorso più allargato. Ma è un cambio di paradigma che va anche sostenuto e impostato dall’alto, e sarebbe dunque importante che fosse il Consiglio di Stato, il Gran Consiglio ma in particolare il Dipartimento istituzioni a dare un segnale forte e non limitarsi agli orizzonti definiti vent’anni fa».

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