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13.02.22 - 19:00

Bunker di Camorino, deputati chiedono di visitare la struttura

In un’interrogazione interpartitica Anna Biscossa (Ps) chiede lumi sulle condizioni della struttura e sulle condizioni delle persone che vi vivono

La politica torna a interessarsi al ‘Bunker’ di Camorino e alle persone che ci vivono, richiedenti l’asilo la cui domanda è stata respinta o per i quali è scattata la procedura di non entrata in materia (li chiamano Nem) non disponendo dei documenti e requisiti necessari all’apertura di un incarto. In un’interrogazione di Anna Biscossa (Ps) sottoscritta da tutti i deputati del partito dei Verdi, da diversi membri del partito Socialista e da alcuni membri del Ppd e del Plr, si chiedono lumi riguardo alle condizioni della struttura e sulle condizioni delle persone che ci vivono. “La struttura è sottoterra e benché fosse o sia della Protezione civile, ci risulta che quest’ultima non si ritenga più responsabile della sua manutenzione”, si legge nel testo. Nel merito si chiede quindi chi sia oggi responsabile e quindi chi si faccia carico delle necessarie verifiche sul funzionamento della struttura e dei suoi impianti (areazione/riscaldamento, manutenzione, funzionamento sanitari, potabilità dell’acqua, igiene)”.

La domanda nasce dal fatto che “ci risulta che da anni l’areazione non funzioni come previsto (provocando in estate temperature molto elevate fino a 40 gradi e d’inverno temperature basse), i bagni siano pieni di muffa, l’acqua che esce dai sanitari sia giallognola e quindi non bevibile e apparentemente non potabile”. I deputati chiedono dunque sulla base di quali considerazioni si può ritenere questa struttura ancora adatta ad accogliere persone, nello stato in cui si trova, anche per lunghi periodi. Nell’interrogazione si chiede anche se per la struttura vi è una “certificazione di abitabilità rilasciata dagli Uffici preposti e, se così fosse, tale certificazione indica, per l’uso della struttura, limiti temporali di soggiorno o propone interventi particolari?”. E ancora: “Perché il Cantone Ticino, nonostante la Commissione contro la tortura abbia indicato alla Svizzera di chiudere i bunker perché non ritenuti idonei all’alloggiamento di persone migranti con trascorsi traumatici, non ha dato seguito a questa richiesta?”.

Quanto alle persone che sono presenti nel Bunker (da un anno a sei anni), viene chiesto chi controlla, in caso di bisogno, indicazioni, dosaggi, risposte terapeutiche ed eventuali effetti collaterali delle medicine somministrate. “Non si ritiene che per alcuni casi, soprattutto per coloro che hanno una lunga permanenza nella struttura o per coloro che hanno problemi psicologici gravi, possa essere necessario un intervento esteso anche a un accompagnamento terapeutico medico?”.

Quanto al futuro del Bunker: “Questa struttura ci risulta continuerà a essere utilizzata anche in futuro, limitandone l’uso ai momenti di eccezionale affluenza nel settore della migrazione e comunque solo per brevi periodi. È confermato questo uso della struttura per il futuro? Qual è la previsione temporale per il passaggio di questa struttura dall’uso che oggi se ne fa a questo ruolo di “valvola di sfogo” solo per momenti di emergenza?”.

I deputati chiedono se una volta realizzato il Centro cantonale polivalente, nel Bunker (che verrà ristrutturato e integrato nella nuova struttura), “alloggeranno altri rifugiati ma con statuto diverso? Per i rifugiati che oggi vi risiedono sarà trovata altra destinazione?”. I deputati chiedono infine di poter visitare il Bunker per avere un quadro della situazione attuale del centro stesso.

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