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L’imputato ha minacciato una donna puntandole una pistola alla tempia
24.01.22 - 15:41
Aggiornamento: 17:57

Pistole, coltelli e minacce da gangster

La Corte delle Assise criminali di Bellinzona ha condannato a quasi tre anni un 32enne per estorsione aggravata, truffa e infrazione alla legge sulle armi

È in un contesto di minacce, intimidazioni, truffe, armi e soldi estorti che si è svolta la vicenda approdata questa mattina alle Assise criminali di Bellinzona riunite a Lugano. Con una pistola puntata alla tempia, l’imputato, un 32enne domiciliato in Svizzera tedesca, ha pure cercato di costringere una donna a consegnargli del denaro. Tentativo non andato a buon fine poiché la vittima nei giorni seguenti ha sporto denuncia e sono scattate così le manette ai polsi dell’uomo che agiva sempre in correità con un altro, un 26enne, arrestato anche lui e pure lui domiciliato oltre Gottardo, che prossimamente comparirà dinanzi alla Corte delle Assise criminali. L’ammontare del denaro estorto alle vittime è di circa 160mila franchi. Gli uomini estorcevano i soldi con la scusa di impiegarlo per finanziare attività di una loro società specializzata nella fabbricazione di prodotti derivanti dalla canapa, ma in realtà si ripartivano tra loro il maltolto che impiegavano per scopi personali. Questa mattina la Corte delle Assise criminali di Bellinzona ha condannato il 32enne reo confesso, e quindi giudicato secondo la modalità del rito abbreviato, a una pena detentiva di 35 mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto (351 giorni), mentre la parte restante è sospesa per un periodo di prova di cinque anni; gli è stata inoltre inflitta una pena pecuniaria di venti aliquote giornaliere, pure sospese per cinque anni. La Corte, presieduta dal giudice Siro Quadri, giudici a latere Emilie Mordasini e Aurelio Facchi, ha dunque condiviso la pena proposta dalla procuratrice pubblica Anna Fumagalli. L’imputato, difeso dall’avvocato Yasar Ravi, è stato dunque ritenuto colpevole di estorsione aggravata, truffa, infrazione alla legge federale sulle armi e sulle munizioni e maltrattamento di animali. La Corte ha apprezzato il cambio di rotta dell’imputato che dopo il periodo di detenzione ha garantito di sapersi comportare bene e che ha dimostrato di tenere ai valori della famiglia. «Questo ha indotto la Corte ad accettare la proposta di pena formulata in aula, che ha il vantaggio di non comportare più una detenzione effettiva», ha spiegato il giudice Quadri pronunciando la sentenza. «Sull’imputato pesa però una spada di Damocle che consiste nel periodo di prova – ha ricordato –, ma la prognosi sembra essere favorevole e pertanto c’è una certa certezza che non riprenderà a delinquere».

‘Non conosci il mio passato da delinquente’

La vicenda si è consumata nel periodo tra il 23 giugno 2017 e il 27 novembre 2017 in varie località della Svizzera interna e a Bellinzona, luogo di residenza di due vittime e motivo per cui il processo si è celebrato in Ticino. I soldi venivano estorti con varie modalità violente, gli uomini si mostravano di persona armati con coltelli o pistole. Oppure minacciavano verbalmente, anche di morte, con frasi intimidatorie: “Vi sparo alle ginocchia” o ancora “io ammazzo tuo figlio, lo uccido e vendo i suoi organi” e addirittura “non conosci il mio passato, io ero un delinquente, ho ucciso diverse persone” formulando ingiurie tramite numerosi messaggi Sms. Sono le tipiche frasi pronunciate dai gangster nei film quelle che in questa vicenda, nelle incalzanti richieste di denaro, sono state ripetute più volte alle vittime, che sono state letteralmente terrorizzate dai due criminali. L’imputato ha pure truffato una banca, trasmettendo agli impiegati certificati di salario fittizi e inducendo così l’istituto di credito a erogare un prestito di 59mila franchi sul conto di una vittima che per effetto dell’estorsione subita ha poi consegnato all’autore. Al domicilio del 32enne, che aveva l’abitudine di girare armato, sono inoltre state rinvenute diverse armi possedute senza averne il permesso tra cui alcune pistole, un coltello a farfalla, una sciabola e due pugnali. Oltre a ciò, l’uomo ha pure maltrattato il suo cane, di razza pastore tedesco, omettendo di nutrirlo e di accudirlo adeguatamente, provocandogli un importante deperimento fisico che ha comportato il ricovero dell’animale.

L’ultima parola

Quando è stata data l’ultima parola all’imputato questi ha sottolineato la volontà di voltare pagina. «Voglio cambiare, sto anche seguendo una terapia psicologica, perché voglio essere un buon esempio per i miei figli», ha affermato.

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