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La sezione del massiccio del San Gottardo: in rosso le due zone ritenute geologicamente problematiche
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15.01.22 - 05:30

Ad Airolo si scava in cerca della ‘zona di disturbo’

Seconda canna sotto il Gottardo: il tunnel di prospezione servirà a togliere la roccia più friabile localizzata a 5 chilometri dal portale sud

Ad Airolo sono entrati nel vivo i lavori preliminari per la seconda canna autostradale sotto il San Gottardo che sarà transitabile, secondo il programma, nel 2029 consentendo poi il risanamento globale del primo tunnel entrato in servizio nel 1980. Attualmente tuttavia l’avanzamento nella montagna non interessa l’asse principale bensì un cunicolo laterale della lunghezza di circa 6 chilometri necessario a raggiungere la cosiddetta ‘zona di disturbo sud’. Detta anche ‘zona Guspis’, situata a 4,9 km dal portale di Airolo, è caratterizzata da una sedimentazione rocciosa spessa circa 300 metri e sfaldabile qualora si crei un vuoto essendo composta da scisti sericitici e argillosi finemente stratificati oltre a rocce calcaree, gesso e dolomia. Un quadro insomma puntualmente meno stabile rispetto alle altre varie tipologie di roccia che caratterizzano la stragrande maggioranza del massiccio lungo l’asse stradale. La stessa situazione si presenta per 270 metri a 4,1 km dal portale nord di Göschenen nella cosiddetta ‘zona del Mesozoico’. Volendo tracciare un paragone con la realizzazione della galleria di AlpTransit, la situazione appare abbastanza simile alla cosiddetta ‘Sacca di Piora’ la cui dolomia saccaroide, particolarmente friabile, aveva rallentato il cantiere ferroviario del secolo.


Marco Fioroni durante la recente presentazione dell’Infocentro airolese (Ti-Press)

La pressione bloccherebbe le frese

Quanto si presenta sotto il Gottardo non è una sorpresa essendo la situazione emersa negli anni ’70 durante la realizzazione della prima canna, e meglio scavando il cunicolo di sicurezza che costeggia tutt’oggi quello principale per tutta la sua lunghezza. Ma a differenza di allora quando si utilizzarono altri metodi di scavo, oggi il previsto avanzamento bidirezionale delle due grandi frese – che inizieranno a farsi strada dentro la montagna nel 2024 con una velocità media di due metri all’ora – rende necessario raggiungere anzitempo quei due punti attraverso la realizzazione di altrettanti cunicoli separati con lo scopo di togliere la porzione di roccia problematica e installare infrastrutture di drenaggio e sostegno. Obiettivo: assicurare la stabilità necessaria. «Senza questa operazione preliminare, caratterizzata ad Airolo dallo scavo del cunicolo con metodo tradizionale a brillamento dalla zona situata all’imbocco della Val Bedretto non lontano dal Caseificio, le due frese che in futuro entreranno da sud e da nord rischierebbero di rimanere incastrate una volta superati i due rispettivi punti problematici», spiega alla ‘Regione’ Marco Fioroni, direttore della filiale bellinzonese dell’Ufficio federale delle strade (ustra): «Infatti, volendo semplificare all’osso il concetto, la roccia friabile sottoposta a pressione si abbasserebbe in pochi giorni di diversi metri invadendo la calotta dopo il loro passaggio e riempiendo parzialmente il vuoto creato, vanificandone il lavoro e rendendo de facto impossibile proseguirlo perché le frese, dal costo di circa 50 milioni ciascuna, rimarrebbero bloccate e inservibili, come già successo in altri cantieri nel mondo». Il tunnel di prospezione servirà poi in futuro ad assicurare l’apporto d’aria fresca.

Primi operai all’albergo Alpina

Nel frattempo sempre ad Airolo è stata ricavata una nuova entrata per il cunicolo di sicurezza che finora sbucava in corrispondenza del futuro portale per il secondo tubo, portale che come il primo fu progettato dall’architetto Rino Tami: realizzati insieme, praticamente gemelli, vanno oggi mantenuti essendo monumenti protetti. In questa prima fase gli operai raggiungeranno quota cento durante la primavera, mentre a pieno regime il loro numero raddoppierà. L’albergo Alpina, situato nella parte alta del paese e messo a disposizione dal Comune che lo ha comprato da privati affittandolo in questo periodo a Ustra, è occupato dagli operai che vi dormono, mentre per i pasti fanno al momento capo a ristoranti della zona. Nei prossimi mesi l’hotel sarà affiancato da nuovi alloggi prefabbricati che sorgeranno proprio accanto per assicurare un numero sufficiente di letti ai duecento operai che lavoreranno nel periodo di picco; a sua volta la Valbianca Sa di Airolo, che si è aggiudicata l’appalto da 10 milioni di franchi per organizzare il vitto e l’alloggio, assumerà presto la gestione anche della mensa e del capiente refettorio. L’appalto decennale affidatole da Ustra, ricordiamo, era stato impugnato da una concorrente ticinese sconfessata però lo scorso settembre dal Tribunale amministrativo federale. Davanti al quale è attualmente pendente il ricorso di un consorzio scontento per l’aggiudicazione a un altro concorrente di un appalto per il trasporto via nastro del materiale estratto dalla montagna. Complessivamente, ricordiamo, dalla seconda canna usciranno 7,2 milioni di tonnellate di pietrame: 1,9 serviranno a rimodellare il fondovalle di Airolo col parziale interramento del tratto di autostrada oggi a cielo aperto (alcune sistemazioni sono in corso già adesso, come per esempio nei pressi della partenza della funivia di Valbianca); 3,5 milioni saranno destinate alla rinaturazione delle zone con acque basse nel Lago dei Quattro Cantoni; un milione e 800mila tonnellate verrà infine recuperato come materiale da costruzione. Il quantitativo che uscirà dal portale sud sarà trasferito nella zona di Stalvedro dove verrà vagliato e separato a dipendenza della sua futura destinazione.

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