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Ti-Press
11.01.22 - 10:00
Aggiornamento: 17:48

Fusione Alta Leventina, non per forza a cinque Comuni

Se ad Airolo, Dalpe e Bedretto i tempi non sono ancora considerati maturi, i sindaci di Prato e Quinto si dicono possibilisti su un’aggregazione ‘ridotta’

Prove di rilancio per l’aggregazione dell’Alta Leventina. A larghissima maggioranza, lo scorso 20 dicembre il Consiglio comunale di Prato ha infatti invitato il locale Municipio ad «analizzare concretamente in tempi brevi quali scenari aggregativi siano attuabili e cosa comportino», conferma da noi interpellato il sindaco Davide Gendotti. Nelle prossime settimane, come anticipato dal CdT, saranno dunque contattati Airolo, Quinto, Dalpe e Bedretto per chiedere «quali siano le loro intenzioni e se siano disposti ad approfondire il tema». L’obiettivo di Gendotti è quello di arrivare a una soluzione «entro la fine della legislatura corrente». Una soluzione che potrebbe essere anche quella di procedere a tappe: «Sono possibilista per un’eventuale fusione anche solo con Quinto», afferma il sindaco di Prato Leventina, ricordando come ormai da diversi anni si parli di una possibile aggregazione in alta valle senza però essere mai riusciti ad arrivare a una conclusione. Dalla votazione popolare pre-consultiva del 2007 era emersa la spaccatura tra i comuni più piccoli di Dalpe, Bedretto e Prato Leventina schieratisi per il ‘No’, e i poli di Airolo e Quinto invece favorevoli. Il processo si era quindi interrotto, per riprendere parzialmente slancio nella direzione di unire unicamente Quinto e Airolo salvo poi essere nuovamente congelato nel 2018 quando tutti i cinque Comuni avevano deciso di rinviarlo a questa legislatura. Ora i tempi sembrano nuovamente maturi, quantomeno per discuterne. Gendotti è dell’avviso che l’aggregazione porterebbe a «un’ottimizzazione delle risorse sia a livello gestionale sia a livello politico. Attualmente abbiamo infatti cinque amministrazioni comunali che spesso svolgono lo stesso lavoro». Il sindaco di Prato Leventina dubita tuttavia che si possa arrivare a corto termine a una fusione a cinque, ma ritiene che si possa almeno fare un primo passo: «Anche solo un’unione con Quinto potrebbe portare a un coordinamento migliore a livello di progettualità». Ma innanzitutto bisogna capire quali siano le intenzioni degli altri Comuni: «Vogliamo discutere nel dettaglio e capire quali sono i pro e i contro secondo ogni ente locale coinvolto. L’intenzione non è infatti quella di forzare qualcuno ad aggregarsi. Tuttavia, sarebbe ideale iniziare a fare un primo passo e poi vedere cosa accadrà in futuro».

Un primo passo che in realtà è già stato fatto dal legislativo di Prato, riportando di attualità il discorso e tendendo in particolare la mano a Quinto. Un Comune «che è sempre stato pro aggregazione», rileva il sindaco Aris Tenconi, il quale vede di buon occhio l’intervento di Prato: «È sicuramente positivo, visto che in questo modo si rilancia la discussione in tutta la regione». Tenconi inoltre ribadisce che una fusione potrebbe portare dei vantaggi al futuro Comune in termini di turismo, infrastrutture e grandi progetti. E per quanto riguarda una prima tappa a due? «Non vedo controindicazione a un’aggregazione iniziale con Prato». Potrebbe dunque essere una possibilità, anche se prima «bisogna ancora discuterne, cercando anche di capire le intenzioni degli altri Comuni».

Scetticismo ad Airolo, Dalpe e Bedretto

A differenza di Prato e Quinto, tra i sindaci degli altri tre Comuni coinvolti sembrerebbe prevalere lo scetticismo. Sul tema si mostra molto tiepido il sindaco di Airolo Oscar Wolfisberg: «Premettendo che dall’inizio della nuova legislatura non ne abbiamo ancora discusso all’interno del Municipio, il mio parere personale è che sia prematuro rilanciare il discorso dell’aggregazione», afferma interpellato da ‘laRegione’. A sostegno della propria opinione, Wolfisberg – come Tenconi eletto sindaco nell’aprile 2021 – cita l’importanza dell’autonomia comunale «per dare priorità agli importanti progetti avviati da Airolo», su tutti la progettazione della riqualifica del fondovalle con copertura di circa un chilometro di autostrada destinata a cambiare volto al paese, attesa entro il 2026 nell’ambito dei lavori per la realizzazione del secondo tubo del San Gottardo. «Siamo pronti a sederci al tavolo con gli altri Comuni, ma credo che per quanto riguarda Airolo sia meglio attendere l’avvio di alcuni importanti cantieri e nel frattempo continuare a collaborare. Su determinati temi puntuali, come scuole, determinate infrastrutture e servizi si lavora infatti già in un’ottica di sinergia dell’alta valle».

Anche a Dalpe non sembrano esserci segnali di apertura verso un’aggregazione, nemmeno limitata a due o tre: «Attualmente non vediamo benefici particolari derivanti da una fusione, nemmeno a livello finanziario», sottolinea il sindaco Mauro Fransioli. Già nel 2007 la popolazione si era nettamente espressa contro con quasi l’80% di no. «E attualmente non mi sembra che ci sia un cambiamento di tendenza in corso. Sarebbe quindi illogico andare a proporre una fusione se la popolazione non è di questo avviso». In ogni caso la porta non viene totalmente chiusa: «Siamo tuttavia sicuramente disposti a discuterne e a valutare i pro e i contro», afferma Fransioli, precisando che Dalpe è comunque disposto «a migliorare ulteriormente le collaborazioni con gli altri Comuni e a unire le forze per realizzare determinati progetti».

Chiara la volontà del Comune di Bedretto di rimanere indipendente, ribadita al nostro giornale dal sindaco Ignazio Leonardi: «È giusto parlarne e ci sarà l’occasione di farlo con gli altri Municipi, ma non saliremo sul carro. La nostra posizione non è cambiata da quando nel 2007 (82% di ‘No’, ndr) anche la popolazione aveva chiaramente respinto l’idea di approfondire il discorso aggregativo. Finché ci sono le forze, e sono fiducioso che nuove leve subentreranno a questo Municipio, Bedretto preferisce continuare sulle proprie gambe e proseguire, come fatto bene finora, sulla strada delle collaborazioni».

Gobbi: ‘A determinate condizioni ben visto anche un progetto intermedio’

Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di) che da tempo auspica un’alta valle riunita in un unico Comune, commenta positivamente la mossa del Consiglio comunale di Prato. «È sempre una buona notizia quando si constata il dinamismo di un legislativo anche sul tema delle aggregazioni. Vuol dire che il discorso rimane sempre aperto, nella ricerca di un coinvolgimento attivo. Non dimentichiamo che ogni progetto aggregativo trova la sua forza se lo stesso viene proposto dal basso, sul territorio interessato». Chiediamo al consigliere di Stato se un’aggregazione a tappe, con una prima fase che non per forza coinvolga tutti i cinque Comuni, sarebbe comunque accolta favorevolmente dal Di. «Pensare che un’aggregazione, anche a tappe, possa avere successo solo sommando i vari addendi è limitativo. Occorre, come detto, un progetto che preveda il miglioramento della qualità di vita residenziale degli abitanti e delle aziende toccate. Se questo si realizza allora è ben visto anche un progetto intermedio che esprime la volontà della popolazione. D’altro canto, per rimanere in valle, l’esempio del Comune di Faido (ente locale che ha vissuto tre fasi aggregative nel 2006, nel 2012 e nel 2016, ndr) attesta la validità di questa mia affermazione». Restando in Leventina, il prossimo 13 febbraio i cittadini di Bodio, Giornico, Personico e Pollegio saranno chiamati a esprimersi in votazione popolare consultiva in merito al progetto aggregativo che mira a costituire un unico Comune della Bassa Leventina denominato Sassi Grossi.

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