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03.12.21 - 13:17
Aggiornamento: 16:57

Buco milionario: chiesti 2 anni e 9 mesi per l’ex direttore

L‘uomo ammette di aver sottratto l’importante cifra dalla cassaforte della vecchia area di servizio. ‘Un periodo difficile, mi sono fatto abbindolare’

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Nell’arco di dieci anni, tra il 2008 e il 2018, ha sottratto per uso personale denaro per un totale superiore a un milione di franchi dalla cassaforte dove venivano depositati gli incassi giornalieri. Per questo motivo è comparso questa mattina alla sbarra l’ex direttore della vecchia area di servizio autostradale di Stalvedro con le accuse di ripetuta appropriazione indebita (in alternativa amministrazione infedele aggravata), ripetuta falsità in documenti e riciclaggio di denaro. L’uomo – il quale riconosce integralmente i fatti imputatigli dall’atto d’accusa stilato dal procuratore pubblico Claudio Luraschi – in almeno 350 occasioni ha prelevato il denaro contante dell’attività della Gestione Stalvedro Sa. L’ex dirigente – che ha nel frattempo restituito alla Sa circa metà dell’importo sottratto – attingeva regolarmente dai guadagni generati dal negozio e dal ristorante. Ogni volta provvedeva a modificare i fogli excel riferiti ai rapporti di cassa, ritoccando le cifre e cancellando le tracce del denaro prelevato. Denaro che l’imputato utilizzava in particolare per sostenere i costi del suo alto tenore di vita, rispettivamente per eseguire ripetuti bonifici bancari (per un totale di circa 800mila franchi) indirizzati a una donna in Romania che l’uomo aveva conosciuto in un locale notturno ticinese. «Mi sono lasciato abbindolare. Avevo una certa simpatia verso di lei ed è per questo che ho ceduto alle sue sollecitazioni«, ha affermato il 72enne in aula davanti alla Corte della assise criminali presieduta dal giudice Amos Pagnamenta.

Il legame con la donna, ha detto l’uomo, non è l’unico motivo alla base delle malversazioni. «È stato un insieme di circostanze. Gli altri motivi sono stati la morte di mia madre e le divergenze all’interno del Consiglio di amministrazione», di cui l’uomo fu prima membro e dal 2010 presidente. «Lei riteneva di avere diritto a maggiori bonus, e quindi ha pensato bene di prendersi, rubando, quello che pensava che gli spettasse?», ha quindi chiesto Pagnamenta, trovando una risposta affermativa da parte dell’imputato.

«Sono pentito per quello che ho fatto, ho vergogna e accetto le conseguenze. Attualmente non ho più rapporti sociali. Saltuariamente qualcuno mi chiama e passa a trovarmi. Ciò che cerco di fare anche io per provare a riallacciare i contatti. Durante l’inchiesta – ha continuato l’uomo – mi sono impegnato al massimo per collaborare dichiarandomi subito unico responsabile di queste malversazioni». Il 72enne ha poi sottolineato i suoi problemi fisici e psicologici. Da qualche settimana ha iniziato un percorso terapeutico per cercare di migliorare un malessere che perdura da 20 anni. «Sto male da tempo, ma da quando è stata avviata l’indagine sono entrato in uno stato di malessere e ansia superiore. Ho sempre pensato di riuscire ad arrangiarmi da solo, ma poi finalmente ho accettato di andare da uno psicologo. Vedo i risultati e credo che ci siano possibilità di miglioramento».

L’accusa chiede 2 anni e 9 mesi

Al termine della sua requisitoria il procuratore pubblico Claudio Luraschi ha chiesto una pena detentiva di 2 anni e 9 mesi, senza tuttavia opporsi a una sospensione con la condizionale in considerazione dell’età dell’uomo e del suo precario stato di salute. Il magistrato ha pure chiesto che il 72enne venga condannato a risarcire i 491mila franchi che ancora non ha restituito alla Sa. Il pp giudica grave la colpa del 72enne. «Per un lungo lasso di tempo, in modo costante e sistematico, si è appropriato del denaro dell’azienda di cui era lo storico direttore, nel quale tutti avevano fiducia – ha detto Luraschi –. Non si è fatto scrupoli. Ha agito in modo subdolo approfittando della sua posizione. Conosceva tutti i processi, sceglieva i momenti migliori e le modalità più efficaci per sottrarre il denaro. Denaro inizialmente impiegato per sostenere il suo alto tenore di vita, prima di conoscere la donna. Ha speso cifre altissime anche per portarla in vacanza, continuando a mandarle soldi nonostante dubitasse fortemente della sua fedeltà. Ed è difficile comprendere come abbia potuto continuare a farlo». L’uomo, ha aggiunto il pp, avrebbe inoltre facilmente potuto evitare di delinquere, dal momento che percepiva un salario netto annuo di circa 200mila franchi. «La sua collaborazione durante l’inchiesta è stata incompleta. Inizialmente ha negato tutto quando avrebbe potuto vuotare subito il sacco. Invece quando le due collaboratrici hanno segnalato le malversazioni, ha chiesto che venissero licenziate».

Dal canto suo l’avvocato Davide Cerutti, rappresentante della Gestione Stalvedro Sa costituitasi accusatrice privata, ha chiesto che l’uomo versi alla Sa anche i 243mila franchi per le spese legali e i costi per la revisione nell’ambito dell’inchiesta sostenuti dalla società e 112mila franchi riconducibili alle gratifiche da lui percepite negli anni in cui è stato direttore dell’attività dell’area di servizio.

La difesa si batte per una pena interamente sospesa

In apertura della sua arringa l’avvocato difensore Davide Ceroni ha parlato del suo assistito come «un uomo che ha dedicato la vita agli altri. È stato durissimo il colpo della morte della madre. Poi, emotivamente instabile e fragile, viene raggirato dalla donna. È incappato in una sorta di spirale in cui, senza lucidità e consapevolezza, ha commesso questi errori. Errori per i quali prova profonda vergogna e per i quali ha intenzione di riparare. È un uomo distrutto, solo e depresso». L’avvocato Ceroni – il quale giudica comunque importante la colpa del suo cliente – ha affermato che l’uomo è tuttavia «a sua volta vittima, della donna, l’unica persona a cui aggrapparsi in quel periodo di grande solitudine e depressione». In considerazione dello stato di salute precario, dell’età e della «totale assenza di rischio di recidiva», il legale si oppone alla carcerazione, chiedendo una pena detentiva non superiore a due anni, interamente sospesa con condizionale.

«Chiedo scusa per le mie malefatte – ha detto l’uomo quando il giudice gli ha concesso la facoltà dell’ultima parola –. Ripeto: voglio restituire i soldi alla Gestione Stalvedro Sa. Una società che ho condotto per 30 anni con impegno e razionalità, facendo sempre il suo interesse eccetto in questo periodo delle malversazioni».

La sentenza sarà pronunciata oggi pomeriggio.

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