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27.11.21 - 05:10
Aggiornamento: 17.11.22 - 12:21

Pronto intervento Bellinzona, Minotti esce allo scoperto

Il municipale e presidente del Patriziato di Carasso proprietario del terreno, caldeggia un approfondimento sul mappale Sarecc

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Il terreno, situato ai margini del quartiere delle Semine, potrebbe venire messo a disposizione dal Patriziato di Carasso presieduto dal municipale Mauro Minotti

«Confido che per la realizzazione della Centrale unica di pronto intervento di Bellinzona, il cui progetto di massima indica un investimento intorno ai 50 milioni di franchi, il Municipio approfondisca l’ipotesi del mappale in zona Sarecc nel quartiere delle Semine. Non andrebbe insomma scartata a priori, ma semmai presa in considerazione, l’idea formalizzata dal Ppd nella sua recente mozione. Perché il terreno è situato in un luogo strategico, ossia nelle immediate vicinanze, a ovest, della Centrale comune d’allarme della Polizia cantonale e della sede della Polizia scientifica e, a est, del futuro semisvincolo in via Tatti, verso il quale si potrebbe immaginare col Cantone una strada di collegamento riservata alle sole forze dell’ordine e ai mezzi di pronto intervento. Sul tavolo vi sono più opzioni, più terreni che da una parte attendono decisioni superiori e dall’altra andrebbero approfonditi, anche considerando la sostenibilità finanziaria. Sarebbe opportuno che fra di essi figurasse anche quello delle Semine».


In primo piano Mauro Minotti e sullo sfondo il sindaco Mario Branda (Ti-Press)

Il tentativo fallito per lo stadio Acb

A uscire allo scoperto è Mauro Minotti nella duplice veste di municipale di Bellinzona capodicastero Sicurezza e Servizi industriali (vi figurano i Pompieri e l’Azienda multiservizi) e presidente del Patriziato di Carasso proprietario dei 26mila metri quadrati in zona Sarecc, oggi prato e ad uso agricolo. Gli stessi che nel 2009 erano stati messi a disposizione per realizzare il nuovo stadio dell’Acb ‘Bellarena’ dotato anche di centro commerciale e amministrativo e di una casa per anziani; idea però osteggiata dagli ambientalisti e mai decollata anche per motivi pianificatori non avendo il Dipartimento del territorio inserito il mappale nella scheda R8 del Piano direttore cantonale dedicata ai grandi generatori di traffico. Cosa che indusse l’allora Municipio a propendere per un ricorso al Gran Consiglio. Ma avendo l’ex patron granata Gabriele Giulini (quello del fallimento) fretta di realizzare il proprio grandioso sogno, finì per spostare il progetto a Castione dove, come altrove, non se ne fece un bel nulla. In precedenza il terreno alle Semine risultava edificabile col Piano regolatore del 1999, ma nel 2001 il Cantone obbligò la Città a misurare l’impatto fonico vista la vicinanza dell’autostrada; avendo la perizia evidenziato il superamento dei limiti massimi ammessi, il Cantone ne sospese la destinazione. Con tanto di conferma giunta nel 2006 dal Tribunale cantonale della pianificazione che lo lasciò al di fuori della zona edificabile.

‘Sarebbe una struttura a traffico ridotto’

«Ora – prosegue Minotti – considerando la prevista Centrale di pronto intervento una struttura che di traffico ne genererebbe pochissimo, perché limitato a chi vi lavorerebbe e alle missioni d’urgenza di Croce Verde, Pompieri, Protezione civile e Azienda multiservizi, ritengo che si potrebbe fare un ulteriore tentativo per sbloccare il terreno a livello pianificatorio rendendolo edificabile per attrezzature pubbliche. I tempi sono maturi, il contesto è cambiato rispetto a quello del 2009, l’autostrada verrà fra l’altro resa meno rumorosa e si percepisce chiaramente l’esigenza di avere una struttura pubblica consona per i vari attori coinvolti. Peraltro in un luogo strategicamente interessante, come detto, fra le strutture della Polizia cantonale e il semisvincolo».

Due, tre... cinque ruoli

Certo, nel suo doppio ruolo la posizione di Minotti potrebbe essere criticabile poiché caratterizzata da interessi non proprio secondari: «L’osservazione può starci. E peraltro aggiungo che sono anche membro del Consiglio direttivo dell’Ente autonomo Amb, del Consiglio di amministrazione della Croce Verde e della Delegazione consortile della Protezione civile. Quanto basta per conoscere a fondo le loro esigenze anche logistiche, che in tutti i casi sono pressanti».

‘Il Patriziato è sano e vuole solo essere d’aiuto’

E il Patriziato? «È finanziariamente sano e lo dimostra il successo della zona artigianale sviluppatasi fra l’ecocentro dell’ex Birreria e il campo sportivo. Ora, se immaginiamo di poter mettere a disposizione della Città il terreno Sarecc con un diritto di superficie a lungo termine, lo facciamo col solo scopo di favorire un progetto d’interesse pubblico che fatica a trovare una collocazione sul territorio aggregato e per il quale la Croce Verde ha più volte sollecitato una risposta soffrendo l’attuale situazione logistica nella sede di via Rodari ormai piccola. Tutto qui. Nessuna speculazione». E come la mettiamo con la compensazione del terreno che da verde diventerebbe edificato? «Se è vero, com’è stato scritto, che Cantone e Città meditano d’interrare il grande posteggio Tatti, ecco che in superficie si potrebbe adeguatamente compensare la parte dei 25’000 metri quadrati ai Sarecc che verrebbe destinata alla Centrale di pronto intervento. Insisto nel dire che questa opzione merita un approfondimento», che d’altronde dovrà essere fatto da Municipio e Consiglio comunale partendo dalla mozione Ppd».


Il posteggio autoveicoli dell’Esercito che Armasuisse dovrebbe liberare nel 2025 (Regione)

Quattro ipotesi alternative

La prima, come più volte scritto, contempla il terreno situato di fronte al garage Winteler di Giubiasco: di proprietà dell’Ufficio federale delle strade, interessa però al Cantone per inserirci un’area nomadi. Cucito su quel terreno è il progetto di massima per la Centrale di pronto intervento: elaborato nella passata legislatura, stima come detto un costo di 50 milioni. Il secondo terreno, che a mente del Municipio oggi sembra avere le migliori chance, è il vicino Seghezzone, sempre a Giubiasco: appartiene al Consorzio correzione fiume Ticino, è adibito ad attrezzature pubbliche, ma è fermo al Tribunale amministrativo cantonale per un ricorso del Municipio cittadino che vorrebbe includervi un’area artigianale. Terreno, il Seghezzone, sul quale però il Cantone ha posato gli occhi nell’ambito delle valutazioni in corso sull’ipotesi di realizzare una nuova scuola media a sud di Bellinzona; Cantone che peraltro versa al Consorzio 90’000 franchi annui in virtù di un vecchio diritto di superficie risalente al periodo in cui il Comando della PolTi sarebbe dovuto sorgere lì e non alle Semine, come poi avvenuto. Terzo mappale, l’attuale posteggio degli autoveicoli dell’Esercito (Amp) situato nel quadrilatero di via Lepori, via Brunari, viale Motta e via alle Gaggiole: l’Esercito, che negli anni 60 lo aveva comprato dal... Patriziato di Carasso, dovrebbe lasciarlo libero nel 2025 per spostarsi al Ceneri. «Il vantaggio in questo caso – annota Minotti – sarebbe la dotazione di capannoni realizzati dall’Esercito, in particolare quelli situati lungo viale Motta: essendo in buono stato, potrebbero essere facilmente adattati per qualcuno dei servizi di pronto intervento». Magari, per cominciare, i Pompieri. Molto dipenderebbe però dal costo che Armasuisse vorrà fissare e dall’eventuale diritto di prelazione che altri servizi della Confederazione o il Cantone potrebbero far valere, prima della Città. Quarta e ultima ipotesi, sempre a ridosso del semisvincolo, il posteggio di attestamento in via Tatti: una volta interrato, sopra potrebbe ospitare non un’area verde ma una cittadella del pronto intervento.

Leggi anche:

Centro di pronto intervento, il Ppd spinge su via Tatti

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