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07.10.21 - 20:26

Casa anziani Leventina, le problematiche ci sono

Istituito un gruppo di lavoro per approfondire le criticità emerse durante l’incontro odierno, in particolare di tipo gestionale, e individuare soluzioni

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(Ti-Press)

Sono confermate le problematiche all’interno dell’Istituto leventinese per anziani. È stata quindi avviata una verifica finalizzata a trovare soluzioni ai punti critici emersi, “in uno spirito di collaborazione costruttivo, con l’intento di ridare la giusta serenità all’ambiente di lavoro nell’interesse del personale e dei residenti”, si legge nel comunicato congiunto diffuso dalla Delegazione consortile dell’istituto, dalla Commissione interna del personale e dei sindacati Ocst e Vpod, riuniti oggi pomeriggio a Faido per discutere in merito al malessere di parte del personale delle tre case per anziani (Faido, Giornico e Prato Leventina per un totale di 250 collaboratori) emerso con la lettera anonima inviata a fine agosto al Dipartimento della sanità e della socialità e alla direzione, mentre i sindacati l’hanno ricevuta a metà settembre. Nessun dettaglio in più viene svelato dai presenti all’incontro, nel quale tuttavia, stando a nostre informazioni, sono emerse soprattutto criticità dal punto di vista gestionale che riguarderebbero l’operato dei quadri intermedi. La posizione del direttore non sarebbe invece oggetto di particolari critiche. Infatti nel comunicato stampa si precisa che “si è potuto stabilire come l’Istituto rispetti le norme di sanità e di legalità previste dal mandato di prestazione e dai disposti di legge”. Il tutto dovrà però essere approfondito dal gruppo di lavoro nel corso delle prossime settimane sentendo tutte le persone coinvolte. Gruppo di lavoro che sarà composto dalle rappresentanze della Delegazione consortile, dalla Commissione interna del personale e dai sindacati. Il gruppo si incontrerà a breve per poi riferire all’assemblea dei dipendenti (la data sarà decisa settimana prossima) i risultati dell’approfondimento.

Le critiche emerse

A indicare la presenza di un certo malessere vi è una serie di dimissioni spontanee (tre recentissime) di infermieri che nelle loro motivazioni puntano il dito contro le modalità di gestione del personale ritenute autoritarie. “Malumori e disservizi” che stando alla lettera e alle testimonianze di un gruppo di dipendenti pubblicate domenica sul ‘Mattino’ sarebbero originati dal coordinatore delle cure e dalla responsabile della qualità. A loro la lettera anonima imputa “una situazione lavorativa al limite dell’assurdo cominciata a inizio 2020” in concomitanza con l’avvio della pandemia da Covid. Nella missiva si parla poi di cattiva impostazione dei turni lavorativi che non terrebbe conto delle percentuali d’impiego, dei periodi di riposo e di un adeguato preavviso in caso di modifiche.

L’Mps: necessaria una riforma a livello cantonale

Nel frattempo anche l’Mps ha preso posizione sulla vicenda, presentando un’interpellanza nella quale, fra l’altro, torna a chiedere al Consiglio di Stato se non è il caso di procedere a “una riforma profonda sia da un punto di vista organizzativo che dei criteri di qualità” per quanto riguarda le case anziani in Ticino. Nel testo il Movimento per il socialismo domanda anche quali misure ha intrapreso il medico cantonale dopo essere entrato in possesso della lettera; se l’Ispettorato del lavoro è stato informato (visti i “chiari e precisi indizi di possibili infrazioni alla legge sul lavoro”) e quali passi ha intrapreso; cosa è emerso “dall’indagine sulla rilevazione della soddisfazione delle persone residenti nelle case anziani e dei loro familiari/persone di riferimento svolta nel mese di settembre presso due delle tre case anziani”. L’Mps ritiene infine che l’Adicasi (l’Associazione dei direttori delle case per anziani della Svizzera italiana) “non può essere considerata rappresentativa delle case anziani” e chiede quindi al governo cantonale se non sia “necessario promuovere la formazione di un’associazione” che effettivamente lo sia, così che possa diventare un partner istituzionale “attraverso il quale il Cantone potrebbe anche coordinare l’applicazione della politica cantonale”.

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