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26.06.21 - 05:30

Bici e bus a Bellinzona, impallinate quattro proposte

Tre mozioni dei Verdi e una della Sinistra raccolgono pareri quasi del tutto contrari da Municipio e commissioni del Legislativo

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Ce ne vorrebbero di più, secondo i Verdi

Si prospetta un poker di ‘no’ in Consiglio comunale a Bellinzona nei confronti di quattro mozioni – una della socialista Isabella Zanini, le altre dei Verdi – che propongono migliorie alla mobilità dolce e al trasporto pubblico cittadino e del comprensorio. Quella con la più elevata speranza di avvicinarsi, forse, a una maggioranza dei voti vede l’ex consigliera gudese proporre nel 2018 l’introduzione delle corse serali su richiesta nelle località meno servite dal Trasporto pubblico. In vista della seduta di legislativo del 30 giugno, quando il Cc sarà chiamato a decidere, il Municipio e la Commissione della gestione nelle rispettive prese di posizione mostrano un certo interesse verso la possibilità di approfondire il tema, considerando però che dal 2014 in avanti vi è stato un sensibile potenziamento del Tpb anche nelle due aree indicate dalla mozionante, ossia Val Morobbia e collina di Vigana-Paiardi fra Camorino e Sant’Antonino. La Gestione evidenzia che rimangono al momento senza risposte le domande sulla reale attrattiva di tale soluzione viste le abitudini consolidate della popolazione (il sistema di prenotazione rischia di non essere bene accolto) e sul costo che rischia di essere superiore rispetto a quello per un servizio regolare; ciò nonostante suggerisce di procedere a una sperimentazione per la durata di sei mesi in Val Morobbia. Ciò che non vede d’accordo il Municipio, almeno prima che l’efficacia dei potenziamenti più recenti sia verificata; discorso rinviato dunque forse al 2023, sempre che il servizio sia ragionevole dal profilo finanziario e limitatamente a una linea che dovesse in quel momento risultare poco utilizzata.

Arcobaleno fra ceti e soluzioni alternative

Zero apertura invece nei confronti delle mozioni verdi. Partiamo da quella che propone di finanziare fino al 50% gli abbonamenti Arcobaleno per le famiglie dei ceti medio e basso e di reintrodurre i sussidi comunali per l’acquisto di biciclette elettriche. La Gestione nella propria relazione scrive di cogliere appieno la sensibilità sociale della proposta, ma non ne condivide l’efficacia poiché a suo dire genererebbe disparità di trattamento fra l’area urbana e i quartieri periferici. Pollice verso sulla reintroduzione dei sussidi comunali per l’acquisto di biciclette elettriche, il cui numero si è moltiplicato: ritenendo che l’aiuto pubblico debba sostenere la mobilità feriale, la Gestione evidenzia il rischio che si finanzi in questo caso l’uso per il solo svago; un’apertura viene per contro mostrata verso le persone di una certa età, quelle confrontate con importanti dislivelli e quelle non servite dal trasporto pubblico. Nelle proprie osservazioni il Municipio non mostra interesse a portare l’attuale contributo annuale da 80mila franchi a oltre 400mila, inoltre la misura finirebbe per non incentivare un cambiamento nella mobilità personale di tutti; meglio a suo dire sarebbe sostenere e motivare i cittadini che non hanno mai avuto un abbonamento Arcobaleno e i giovani sotto i 20 anni come aiuto alle famiglie; o in alternativa un contributo percentuale differenziato a seconda delle zone e dall’età dell’abbonato, che porterebbe l’aiuto a complessivi 128mila franchi. Sul fronte delle e-bike, gli aiuti all’acquisto (200 franchi a testa) sono terminati nel 2019 visto che la gente le comprava in misura sempre maggiore indipendentemente dal sussidio; meglio sarebbe ora, a mente del Municipio, avviare azioni mirate per indurre a un maggior uso della bicicletta nel lavoro, tempo libero e acquisti; oppure finanziando l’acquisto di due bici contemporaneamente (adulto e bambino) quale sostegno all’educazione dei figli, di biciclette nei primi due anni di scuola media e per chi ha più di 65 anni.

Via due ore? Non sia mai

Poca fortuna anche per la mozione verde che propone di ridurre di due ore l’orario lavorativo settimanale dei dipendenti comunali che si spostano a piedi o in bici sul percorso casa-lavoro. Il Municipio evidenzia che il Comune già si fa carico del 50% del costo di bike-sharing usato dai collaboratori e del 15% dell’abbonamento Arcobaleno (un altro 15% viene fornito dalla comunità tariffale stessa). Sostenere, come richiesto, lo spostamento in bici risulterebbe molto difficile per problemi di rilevamento e protezione della privacy. Per contro l’esecutivo propende per assicurare un posto auto presso la sede di lavoro solo in via eccezionale e a condizioni fondate su criteri oggettivi e verificabili. Dal canto suo la Commissione della legislazione teme disparità di trattamento fra dipendenti nonché un costo eccessivo a carico della collettività.

Chiesti più stalli, ma già arriveranno

Sfonda invece porte aperte, o semi-aperte, la proposta che chiede più parcheggi per biciclette sicuri ed elettrificati, sia pubblici sia per i dipendenti della Città, considerato il sensibile incremento di coloro che si spostano su due ruote fra i vari quartieri di Bellinzona. La Commissione del Piano regolatore allineandosi al Municipio, e invitando a respingere la mozione, ritiene che l’offerta sia attualmente più che soddisfacente e che il Comune si stia comunque già attivando per adeguarla ulteriormente. Un appello viene peraltro rivolto alle ditte, affinché esse stesse si attivino per creare nuovi stalli. A ogni modo altri seguiranno, dopo quelli realizzati in tempi recenti a Giubiasco come pure in via Pedemonte e via Molo. Senza contare il deciso potenziamento già avvenuto alla stazione Ffs cittadina e quello previsto alla stazione di Giubiasco.

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