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Bellinzonese
12.06.21 - 14:320
Aggiornamento : 13.06.21 - 17:07

Il Museo storico archeologico di Bellinzona ha cambiato pelle

Riaperto un anno fa dopo un'importante reimpostazione di spazi e contenuti al castello di Montebello, è stato inaugurato oggi

Rinviata l’anno scorso a causa della pandemia, si è svolta oggi sabato 12 giugno, in occasione delle Giornate del patrimonio Unesco, l’inaugurazione del rinnovato Museo storico archeologico situato al castello Montebello di Bellinzona. Completamente rivisti locali e contenuti, con un'offerta specialmente dedicata alle nuove generazioni e alle famiglie grazie a un concetto espositivo innovativo e dal taglio divulgativo. Il museo è allestito nel mastio e nel palazzetto ed è diviso in due sezioni: quella storica e quella archeologica. Rispetto alla precedente soluzione logistica gli oggetti esposti – frutto di scavi eseguiti negli ultimi anni in Ticino e che comprendono il periodo che va dal 1600 AC al 500 DC – sono diminuiti di numero e si aggirano oggi a quota 200. Al palazzetto viene presentata la storia del castello, dalla sua edificazione nel 13° secolo passando dagli ampi lavori di restauro e ricostruzione effettuati a due riprese nel secolo scorso. L'esposizione archeologica è stata inserita nella torre e comprende una selezione di ritrovamenti avvenuti soprattutto nel Bellinzonese e valli, a cominciare dalla nota brocca a becco d'anatra emersa nel 2013 al Palasio di Giubiasco, affiancata principalmente da ceramiche, vetri, urne cinerarie, suppellettili e monili in ferro e bronzo rinvenuti in diverse necropoli ticinesi.

Seguendo il filo del tempo

La visita al mastio si sviluppa in verticale seguendo il filo del tempo in ordine cronologico. Suddivisa in quattro piani espositivi intercalati da tre piani evocativi, la sequenza richiama le modalità della ricerca sul terreno, che riporta alla luce le testimonianze del passato in base a una lettura stratigrafica. In ogni piano la Carta del tempo ideata dall'Associazione archeologica ticinese e i relativi riferimenti cromatici ricordano al visitatore a quale epoca appartengono gli oggetti esposti e in quale contesto essi s’inseriscono. Parliamo di capitelli quattrocenteschi in parte stemmati, tutti di provenienza bellinzonese, nonché una rara fonte battesimale ritenuta del 18° secolo, disegni, bozzetti, incisioni di noti autori ticinesi e stranieri. Una volta giunti al Belvedere, alcune vedute mostrano la morfologia attuale del territorio mettendo l'accento sugli aspetti geografici. Infine, un altro percorso scende invece ai piani inferiori, dove si possono approfondire alcune tematiche: l'introduzione in Ticino delle prime forme di scrittura, avvenuta durante l'età del Ferro, e la sua diffusione in epoca romana; l'abbigliamento, ossia come vestivano e si adornavano i nostri antenati; nonché i riti funerari in uso nell'antichità. Presenti all’inaugurazione il sindaco Mario Branda e il consigliere di Stato Claudio Zali, nonché Simonetta Biaggio-Simona (capo Ufficio beni culturali), Luca Bianchetti (presidente Organizzazione turistica regionale) e Nadia Fontana-Lupi, presidente di World Heritage Experience Switzerland.

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