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10.06.21 - 05:30

Escursionisti e maremmani, Berna invita tutti a fare meglio

Appello a Cantoni, agricoltori e turisti. Regazzi: ‘Problema crescente, sia gestito seriamente’. Vanbianchi: ‘Mio appello rimasto inascoltato’

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Escursionisti e cani maremmani da protezione: vicinanza talvolta problematica (Agridea)

Con l’arrivo della bella stagione e delle vacanze estive, con la riapertura di sentieri e capanne alpine, l’escursionismo in Ticino è pronto ad affrontare un’altra intensa stagione. Sul tavolo resta però uno dei problemi emersi a gran voce lo scorso agosto, ossia la convivenza talvolta problematica fra turismo pedestre e cani impiegati nella protezione delle greggi, in primis la razza maremmana molto efficace contro il lupo. Prendendo spunto da alcuni nostri servizi dedicati alle segnalazioni di escursionisti attaccati nell’Alta Valle di Blenio, il consigliere nazionale Fabio Regazzi in settembre aveva inoltrato un’interrogazione al Consiglio federale. La risposta, giunta a fine novembre ma finora non ancora diffusa dai media, presenta alcuni punti interessanti: per esempio Berna cita la necessità di separare chiaramente i pascoli protetti dai sentieri, anche tramite deviazioni soltanto temporanee; pure evidenziata la presenza di lacune – sul piano cantonale, nel settore agricolo e nel comportamento dei turisti – nella prevenzione dei conflitti. Detto altrimenti, il governo caldeggia un miglioramento su tutti i fronti.

‘Mi aspettavo di più’

In tal senso mastica amaro chi per primo ha lanciato il sasso nello stagno e non ha nascosto il braccio: Denis Vanbianchi, operatore turistico e patriziale dell’Alta Valle di Blenio, aveva denunciato sulla ‘Regione’ le parecchie disavventure avute da escursionisti imbattutisi in maremmani singoli e in gruppo pronti a difendere territorio e greggi abbaiando minacciosamente e talvolta andando alla polpa. Poco efficace inoltre, a suo dire, la segnaletica posata per sensibilizzare i passanti sulla presenza dei cani e sulle regole comportamentali da osservare in caso d'incontro ravvicinato. «Mi sarei aspettato qualche telefonata dai servizi cantonali e dagli addetti ai lavori per discutere e valutare insieme la situazione. Invece, a parte Fabio Regazzi, nulla si è mosso e alle porte della nuova stagione estiva rischiamo di doverci nuovamente confrontare con i problemi dell’anno scorso», lamenta Vanbianchi dichiarandosi sempre pronto a un confronto rivolto alla ricerca di soluzioni a beneficio delle varie componenti.

Soluzioni di compromesso cercansi

Regazzi nell’interpellanza evidenziava l’esponenziale aumento della presenza di lupi in Svizzera nell'ultimo decennio: “Siamo ormai a oltre 80 esemplari censiti, buona parte dei quali raggruppati in una decina di branchi, con un incremento del 700% fra il 2010 e il 2020!”, attaccava il politico ppd. Ciò che “ha imposto a molti allevatori di adottare misure di protezione delle greggi”. Fra queste vi sono le recinzioni, ma ovviamente solo laddove siano fattibili: infatti “nel 2017 uno studio di Agridea ha stabilito che in Ticino solo il 30% delle greggi possono essere protette in modo efficace con delle recinzioni”. Ecco perché è aumentato in modo importante il ricorso ai cani da protezione. E com’era “facilmente prevedibile, la loro presenza ha fatto crescere i conflitti con altri fruitori della natura, in particolare escursionisti e ciclisti che frequentano le nostre montagne”. Le segnalazioni di attacchi, anche con conseguenze fisiche per i malcapitati, “si stanno moltiplicando e il malumore degli operatori turistici e degli amanti della montagna sta crescendo”. Da qui la richiesta di cercare “soluzioni di compromesso che tengano conto dei vari interessi in gioco”. In quest'ottica “si potrebbe immaginare provvedimenti per migliorare la segnaletica e la formazione dei cani o eventualmente limitarne l'utilizzo nelle ore diurne”.

‘Separare i pascoli dai sentieri’

Nella sua risposta, Berna rileva che in media ogni anno si verificano in Svizzera 14 attacchi nei confronti di persone, a fronte di una popolazione attuale di circa 350 cani da protezione del programma federale. Sempre la Confederazione ha attuato il finanziamento delle misure di protezione delle greggi, disciplinato la questione della responsabilità e introdotto un sistema per allevamento, addestramento, tenuta, impiego e monitoraggio dei cani da protezione. In tal senso sono sostenuti finanziariamente solo i cani che soddisfano i requisiti del programma federale. Ciò nonostante i conflitti non mancano e perciò l'Ufficio federale dell'ambiente ha elaborato una strategia per la prevenzione degli attacchi che Cantoni e agricoltori “sono tenuti ad applicare”. Quanto all’ipotesi secondo cui i lupi attaccherebbero solo di notte, Berna lo esclude: perciò rinchiudere i cani da protezione durante il giorno “sarebbe inopportuno”. Inoltre, una misura di questo genere “ostacolerebbe fortemente anche l'impiego dei cani in quanto perturberebbe il loro legame con il bestiame da reddito”. In definitiva la Confederazione consiglia ai Cantoni di fare in modo che gli ambiti d'impiego dei maremmani siano separati dai sentieri qualora ciò sia richiesto da una perizia del Servizio per la prevenzione degli infortuni nell'agricoltura (Spia). Se questo non è possibile con un'adeguata gestione del bestiame, “occorre bloccare e deviare temporaneamente il sentiero”. Infine l’attuale strategia di formazione dei cani: il Consiglio federale la ritiene adeguata e semmai considera lacunosa “l’attuazione delle misure di prevenzione nei Cantoni e nell'agricoltura come pure nel comportamento dei turisti nei confronti dei cani”. Detto altrimenti, è caldeggiato un miglioramento su tutti i fronti.

‘Problema destinato ad acuirsi’

Soddisfatto della risposta Fabio Regazzi: «In certe zone l’esistenza di conflitti è evidente e l’osservazione fatta dal governo federale affinché tutte le parti collaborino meglio è opportuna. In questo senso, confido che a livello cantonale si cominci ad affrontare il problema in modo serio». Detto questo, la deviazione di taluni sentieri «è sicuramente fattibile e ne ho testimonianza nel territorio verzaschese che conosco bene, sebbene si tratti di una soluzione non sempre praticabile, specie laddove il gregge è formato da capre che per natura sono molto mobili». Per evitare che l’iniziativa sia lasciata al singolo, con soluzioni forse non ideali che potrebbero prestare il fianco a critiche, «è importante che tutto ciò avvenga in modo coordinato. Importante perché il problema è destinato ad acuirsi con la permanenza accresciuta dei lupi e il conseguente aumento dei cani da protezione».

‘Chi vede problemi ce li segnali’

Federico Cattaneo, nuovo responsabile tecnico di Ticino Sentieri, associazione mantello che raggruppa gli enti attivi nel settore del turismo pedestre e che si occupa della pianificazione e gestione dei percorsi e della promozione dell’attività escursionistica, ritiene che il punto da cui partire per ricercare soluzioni adeguate sia quello della corretta informazione su quale tipo di problema si presenti, dove e in quali circostanze. Perciò nel portale www.ticinosentieri.ch in alto a destra è stata recentemente inserita la possibilità d'inviare, da parte di chiunque, segnalazioni con tanto di fotografie. «Meglio siamo informati, meglio possiamo reagire con tempestività». Quanto all’implementazione di correttivi per evitare conflitti uomo-cane, «siccome è impensabile adottare soluzioni generali che vadano bene sempre e ovunque, ogni caso dev’essere valutato singolarmente. In tal senso è importante poter collaborare adeguatamente, oltre che con l’autorità cantonale, principalmente col settore agricolo. Qui i rapporti sono buoni».

Il cane e la coda

Già lo scorso agosto, comunque, sempre da queste colonne il segretario agricolo cantonale Sem Genini ribadiva che il problema «sta nel manico, e cioè nell’accresciuta presenza del lupo». A fine settembre tuttavia il popolo svizzero ha bocciato di misura (52%) la revisione della Legge federale sulla caccia che avrebbe permesso abbattimenti preventivi dei grandi predatori. «Ora il Consiglio federale invita tutti gli attori a migliorare l’approccio alla materia – conclude Denis Vanbianchi – ma se manca la volontà di dialogare con chi opera sul territorio, temo che il cane continuerà, come fatto finora, a mordersi la coda».

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