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27.04.21 - 05:10
Aggiornamento: 17:26

‘Le aspirazioni personali non devono mai avere la precedenza’

Bellinzona, Andrea Bersani saluta la politica attiva: un bilancio del suo quarto di secolo e della prima legislatura della Città che attende il ballottaggio

Dapprima municipale e poi sindaco di Giubiasco dal 2004 al 2017, co-trascinatore dell'aggregazione, vicesindaco di Bellinzona dal 2017 a oggi, già vicepresidente del Partito liberale radicale ticinese durante la presidenza Merlini, Andrea Bersani dopo una quarto di secolo lascia Palazzo Civico e la politica attiva. Alle elezioni comunali del 18 aprile ha rinunciato con largo anticipo (la comunicazione due anni fa) e oggi Bellinzona attende il voto di ballottaggio agendato il 16 maggio. Un secondo turno che non rappresenta una sorpresa visto quanto dichiarato nel 2017 dal presidente sezionale Marco Nobile quando insieme a Bersani comunicò la rinuncia al confronto diretto contro il plebiscitato Mario Branda. Allora Bersani, sindaco uscente di Giubiasco, sembrava orientato a mettersi in gioco contro l'omologo di Bellinzona, ma mancando l'adesione convinta dei vertici sezionali e di partito il Plr cittadino preferì procrastinare tutto di tre anni “prendendo la rincorsa”. 

Un quarto di secolo di politica attiva al fronte. Non le mancherà?

Non ho l’abitudine di guardarmi indietro e pertanto non ho rimpianti, anche se rifarei di nuovo, qualora potessi, quel medesimo percorso politico, dal quale ho tratto insegnamenti preziosi, esperienze e molte soddisfazioni.

Si parla oggi di una politica sempre più urlata e venduta ai social. Lei è un tradizionalista evitando entrambi. Si sente un po’ demodé?

Per certi versi sì, ma mi permetto di considerarlo un vanto.

Che idea s'è fatta del quadro politico bellinzonese? Le elezioni appena concluse, in attesa del voto di ballottaggio, cambieranno qualcosa?

Mi pare che oggi, tutto sommato, il quadro politico sia caratterizzato da una certa vena polemica e dalla critica a prescindere, in particolare dall’estrema sinistra e dalla Lega/Udc. Le valutazioni relative al nuovo corso potremo farle solo tra qualche tempo, ma diciamo che l’esito del rinnovo del Municipio mi spinge a ritenere che vi sarà una continuità nelle proposte e nelle modalità di portarle avanti; più difficile prevedere cosa accadrà in Consiglio comunale, laddove mancheranno alcune figure di riferimento, che per conto mio hanno dato un importante contributo; bisognerà poi attendere di capire se l’atteggiamento dimostrato, in particolare, dalle opposizioni, cambierà.

A Bellinzona la politica di centro, Plr compreso, erosa dalla polarizzazione che avanza con una critica puntuale e un’opposizione a tutto campo. Intanto il ‘Bersa’ che non le mandava a dire tira i remi in barca, tanto da aver con largo anticipo annunciato la sua volontà di non ricandidarsi. Una legislatura e basta. Perché uscire di scena proprio adesso?

Perché esisteva un contesto politico e istituzionale anche prima della nuova Bellinzona, perché venticinque anni bastano, perché si vive anche di altre cose (almeno per quello che mi riguarda), perché credo di avere dato (nel bene e nel male) abbastanza e, infine, perché è pur sempre giusto smettere per scelta. In fondo, se ci pensa bene, c’è sempre una buona ragione per smettere ‘dopo’, ma ciò nonostante a volte bisogna anche capire quando è bene scendere dal carro.

A differenza di oggi, nel 2017 d’accordo con il vertice della sezione Plr lei aveva rinunciato a ingaggiare un voto di ballottaggio con Mario Branda. Troppi rametti d’ulivo non rischiano di appiattire la politica nostrana, il cui elettorato chiede profili chiari nei quali identificarsi?

All’epoca avrei anche colto la sfida e sono certo che Mario Branda lo avrebbe compreso; mi sono tuttavia rimesso alla strategia del mio partito, di cui mi sono messo al servizio sin dall’inizio della campagna. A quelle condizioni e con un nuovo Comune da costruire da zero una scelta diversa avrebbe comportato di anteporre le aspirazioni personali che, seppur legittime, non debbono mai avere la precedenza.

È stato fra i co-promotori convinti dell’aggregazione. Operazione promossa? I quartieri sono stati integrati adeguatamente? Correttivi necessari?

L’aggregazione non è terminata con il voto consultivo, con quello del Gran Consiglio o con le elezioni del 2017. Era e resta un processo complicato e affascinante che impone un inevitabile periodo di adattamento. Nel complesso l’operazione è riuscita, tanto è vero che i progetti strategici, impossibili da concretizzare nelle condizioni precedenti l’aggregazione, sono in parte già in fase di realizzazione e vedranno la luce nei prossimi anni, a beneficio della nuova Città e di tutta la regione; non nego che sussistano anche dei problemi, alcuni dei quali sono forse stati sottovalutati, ma resto dell’opinione che potranno essere risolti. Nei quartieri si è cercato di investire e il piano delle opere contempla interventi anche all’esterno del perimetro della vecchia Città. Non di rado mi è capitato di sentire dire che nei vecchi Comuni le cose funzionavano, allorquando le stesse persone sostenevano il contrario all’indirizzo dei Municipi di allora e nemmeno dimenticherei di sottolineare che alcuni interventi infrastrutturali, giudicati oggi carenti, sono semplicemente stati ereditati dall’attuale Città, alla quale spetta certo il compito di porre rimedio, ma non già la colpa.

Si è detto spesso che l’aggregazione sarebbe servita a incrementare il potere contrattuale di Bellinzona verso le istanze superiori. Quando però si è trattato di ripensare la distribuzione degli utili Amb, i quattro Comuni non aggregati si sono messi di traverso. Si è rischiata la crisi e le mire della Città sono poi state ridimensionate. Cosa non ha funzionato?

Non credo che la vicenda riguardante il rinnovo dell’accordo sulla ridistribuzione degli utili Amb sia un esempio calzante del potere contrattuale verso le autorità superiori; all’occasione, ed è cosa ben diversa, si è semmai voluto evitare un contenzioso tra la Città e i Comuni del comprensorio, che nessuno avrebbe forse capito e che non era nell’interesse di nessuno. Se vogliamo parlare di aumentato potere contrattuale credo invece che si debba prima di tutto pensare al polo biomedico, al nuovo ospedale della Saleggina, ai 120 milioni destinati alla riqualifica dell’ex comparto Officine o al miglioramento del trasporto pubblico, tanto per fare qualche esempio.

Quali errori non ripeterebbe, ammesso che se ne riconosca?

Ne ho fatti sicuramente molti, ma so per certo che, quando ho sbagliato, l’ho sempre fatto in buona fede. Visto che citava prima la questione Amb eviterei forse oggi, con il senno di poi, l’approccio che ho avuto inizialmente con i rappresentanti di Arbedo Castione, Lumino, Sant’Antonino e Cadenazzo, senza il quale sarebbe magari stato possibile evitare incomprensioni e polemiche.

Il tema sorpassi ha pesantemente investito Municipio e Plr nel dover gestire una situazione incresciosa. Troppa coesione a Palazzo Civico vi ha forse impedito di riservare a determinati settori una più critica attenzione?

No, la coesione ci ha semmai permesso di gestire una crisi molto delicata senza strappi e ci ha pure permesso di mettere in campo tutto quanto si rendesse necessario per fare chiarezza, compreso un audit esterno e la trasmissione degli atti degli audit e dell’inchiesta disciplinare alla Sezione degli enti locali. Il problema derivante dai sorpassi è semmai figlio di carenze nei processi decisionali e nel flusso di informazione, oltre che nell’organizzazione di determinati servizi dell’Amministrazione. Qui ci sarà effettivamente da lavorare.

Archiviata la politica, non si annoierà? Lo ammetta.

Non credo proprio; ho molti interessi e sono felice di poterli meglio coltivare.

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