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03.03.20 - 17:11
Aggiornamento: 18:07

Mortale di Malvaglia, carcere in vista per il 23enne condannato

La corte ha inflitto 3 anni e 3 mesi di reclusione. Nel frontale morì un 21enne e l'imputato durante l'inchiesta cercò di scaricare su di lui la colpa

di Giorgia Mossi
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La vettura della vittima (Rescue Media)

Tre anni e tre mesi da scontare in carcere. Questa la condanna pronunciata nel pomeriggio a Lugano dal giudice Amos Pagnamenta, presidente della Corte delle assise criminali di Blenio davanti alla quale è comparso il 23enne di Leontica che la notte del 31 ottobre 2015, al volante del Suv della madre, invadendo la corsia opposta nel curvone della Legiüna di Malvaglia aveva impattato frontalmente contro una Subaru proveniente da sud. Il cui conducente – un 21enne di Marogno – era rimasto ucciso sul colpo. L’atto d’accusa – elaborato dal procuratore Andrea Minesso che in mattinata ha proposto una pena di 3 anni e 10 mesi di carcere da scontare – ha retto al giudizio della corte. La quale ha tuttavia leggermente ridotto la pena, assecondando in parte le richieste dell’avvocato difensore Paolo Luisoni secondo cui più adeguata sarebbe stata una pena non superiore ai due anni con la condizionale. Al termine dell'istruttoria, il giovane si è detto profondamente rammaricato e ha riconosciuto l'inadeguatezza del proprio agire prima e dopo l'incidente. Per lui potrebbero dunque aprirsi le porte del penitenziario cantonale; il condizionale è d'obbligo perché la carcerazione inizierebbe solo qualora la decisione odierna diventasse definitiva. Molto dipenderà dunque da un eventuale ricorso in Appello del giovane contro la sentenza di primo grado. Non trovandosi attualmente in detenzione, il 23enne per ora resta dunque a piede libero.

L’alcol, il gioco dei sorpassi e il frontale

Diretto verso Biasca al volante del Suv della madre, l’imputato allora 19enne giunto al curvone di Malvaglia in zona Legiüna aveva invaso la corsia opposta poco dopo aver superato l’auto con a bordo due suoi amici, la stessa auto che sulla tirata di Malvaglia lo aveva poco prima sorpassato. Sul curvone l’allora 19enne aveva quindi perso il controllo del Suv e urtato frontalmente la Subaru che giungeva da sud. A causa del violento impatto (la perizia ha stabilito che il Suv viaggiava a 122 km/h) la Subaru si era ribaltata sul tetto e accartocciandosi aveva intrappolato tra le lamiere il povero conducente, deceduto sul colpo per le gravi ferite riportate. L’inchiesta ha stabilito che l’imputato aveva trascorso parte del pomeriggio e la serata in quattro esercizi pubblici di Acquarossa, Biasca e Malvaglia assumendo un numero imprecisato di bevande alcoliche fra birre e shottini. Il tutto in compagnia della sua ragazza e di un amico (gli stessi che si trovavano a bordo della vettura superata sulla tirata di Malvaglia). L’alcolemia registrata dopo l’incidente si situava fra lo 0,74 e l’1,33 per mille, questo nonostante quale conducente in prova fosse tenuto a evitare totalmente l’alcol in caso di guida.

Il coinvolgimento degli amici nelle menzogne

Non solo, a incidente avvenuto, non aveva subito prestato soccorso alla vittima né allertato tempestivamente la polizia; interrogato, aveva anche cercato di scaricare la colpa sulla vittima asserendo che la sua vettura gli avrebbe tagliato la strada. E in questo mentire ha coinvolto anche i due suoi amici con cui aveva trascorso la serata, spingendoli a riferire agli inquirenti una versione menzognera. Avrebbero dovuto minimizzare il consumo di alcolici e riferire che la velocità al momento del frontale fosse di 80 km/h (nei limiti) e che poco prima non fosse stato effettuato alcun sorpasso, né l’invasione di corsia in zona Legiüna.

Il tentativo di occultare il Suv e di sviare la giustizia

In base a questo ‘castello’ di bugie, la colpa avrebbe dovuto ricadere sull’incolpevole vittima. E non finisce qui. Prima di telefonare alla polizia all’una e 9 minuti (cioè circa 20 minuti dopo lo scontro) l’imputato si era preoccupato di occultare, senza successo, sia il Suv della madre finito in una scarpata, sia l’incidente stesso. Prima dell’una aveva infatti telefonato a due colleghi di lavoro invitandoli a raggiungerlo sul luogo del frontale e a farsi passare per i conducenti del Suv, aiutandolo quindi a rimuoverlo. Tentativi risultati vani. A sua volta, l’amico del 24enne sarà processato domani (giovedì 5) per ripetuto favoreggiamento, oltre che per infrazione alle norme della circolazione, omissione di soccorso ed elusione dei provvedimenti atti ad accertare l’inattitudine alla guida. L’amica dell’investitore è stata dal canto suo condannata tramite decreto d’accusa.

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