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06.09.19 - 20:39

Sui tubi del Ritom un impianto fotovoltaico da record

Quinto: il progetto elaborato dalla Celio Engineering piace al Municipio ma la Sa proprietaria e il Cantone lo ritengono irrealizzabile

di Marino Molinaro
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Tre punti a favore («L’idea è ben vista dagli enti locali della regione, sarebbe una primizia a livello mondiale e garantirebbe il fabbisogno elettrico di 250 economie domestiche, quasi l’intero Comune di Quinto») ma molti altri a sfavore. Un disequilibrio davanti al quale l’ingegnere Tino Celio, titolare della Celio Engineering Sa di Ambrì, non indietreggia. Lui – che a metà degli anni ’80 ha collaborato con l’Ufficio cantonale dell’energia per posare sul tetto del Centro studi di Trevano il primo impianto fotovoltaico del Ticino tutt’oggi funzionante – dal 2012 porta avanti un’idea che molti considererebbero folle se non fosse che lo sviluppo delle energie rinnovabili sta superando i confini dell’immaginazione.

Basti pensare che l’Azienda elettrica ticinese ha applicato pannelli fotovoltaici sui ripari valangari presenti sopra Airolo. Ora, «ricoprire di pannelli i grossi tubi della centrale del Ritom – ci spiega Tino Celio svelando i contenuti del progetto finora mai resi pubblici – è secondo me fattibilissimo, apporterebbe indubbi vantaggi energetici all’alta Leventina e farebbe parlare molto di sé, trattandosi probabilmente dell’impianto solare col maggior dislivello al mondo».

Tra le condizioni favorevoli l’ingegnere cita l’esistenza della struttura portante su cui fissare i pannelli, la forte inclinazione del manufatto idroelettrico esposto a sud, la presenza della funicolare quale mezzo di trasporto per posa e manutenzione e l’esistenza della struttura elettrica per l’immissione della corrente in rete, nonché la contemporaneità con i lavori in corso di rifacimento della centrale. «Tutto ciò porrebbe i 5’800 metri quadrati di pannelli in una posizione ideale per il funzionamento e lo sfruttamento dei raggi solari». Tra chi ha detto sì, Celio cita il Comune di Quinto, il Centro di biologia alpina e l’Ente regionale sviluppo con un sussidio possibile sino a fine 2019.

I motivi del diniego

A mostrare pollice verso è anzitutto la proprietaria Ritom Sa controllata per il 75% dalle Ffs e per il 25% dal Cantone. In una lettera il direttore Luigi Cadola mette nero su bianco l’esistenza di problemi tecnici (“Riteniamo il montaggio problematico e in fase di esercizio la manutenzione alla nostra condotta e ai basamenti ne sarebbe ostacolata”), paesaggistico (“Il Cantone potrebbe non accettare un progetto del genere su un monumento Isos”), finanziario (“Il progetto non è sostenibile”) e organizzativo (“Durante il nostro cantiere dovremo poter usufruire liberamente della teleferica fuori dal servizio turistico”).

Motivazioni che Tino Celio contesta quasi integralmente, scontrandosi però anche con quelle del Cantone. La responsabile dell’Ufficio beni culturali, Simonetta Biaggio Simona, in una recente missiva esprime preavviso negativo ricordando che il complesso della centrale “è protetto quale bene culturale di interesse cantonale”. L’intervento proposto “modifica in modo importante l’aspetto delle condotte che sono un elemento caratterizzante”. I pannelli “appaiono quindi in contrasto con la conservazione del manufatto essendo poco rispettosi della sostanza storica presente”.

Quanto all’Ufficio energia, il suo responsabile Sandro Pitozzi evidenzia che la condotta “pur avendo una pendenza media prossima all’inclinazione ottimale, si presenta molto eterogenea con diversi e importanti cambiamenti di pendenza che influiranno sulla produzione dei pannelli”. Inoltre il grande dislivello di quasi 800 metri in una regione alpina porta con sé “condizioni climatiche molto diverse fra i suoi estremi e possibili importanti problemi dovuti alle perdite di rete e, vista la lunghezza del tracciato, a possibili malfunzionamenti degli inverter”. Inoltre il progetto “non risulta sostenibile dal punto di vista economico”, specie nei primi 15 anni. Non da ultimo, per quanto riguarda i sussidi Pronovo, “tenuto conto della lista d’attesa esistente a livello federale, è difficile che nuovi impianti ne potranno beneficiare”. Da qui l’invito ai promotori “a valutare attentamente la situazione”. Con queste premesse, il sole del Ritom rischia di rimanere a beneficio esclusivo della flora, della fauna e dei turisti.

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