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Disagio giovanile

Medici, ‘Giovani sempre più violenti, già 700 procedimenti’

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Il magistrato dei minorenni preoccupato per risse programmate sui social e quelle innescate da motivi futili.‘Alcol troppo accessibile’


Pugni, calci, ginocchiate, conditi da urla e insulti. Motivi futili scatenano risse violente fuori da discoteche, nelle piazze, nei parchi di Lugano, Bellinzona, Locarno. "Mi ha guardato male". "Ha detto alla mia tipa che è carina". Questo raccontano i ragazzi coinvolti nei pestaggi (alcuni pianificati sui social) durante gli interrogatori di polizia. «Mi preoccupa molto l’aumento dei comportamenti aggressivi tra i giovani – dice il magistrato dei minorenni Reto Medici –. I motivi di tanta violenza sono futili. C’è chi si giustifica dicendo: "Mi ha spinto…". C’è chi voleva, a suo dire, difendere l’amica, offesa da un complimento. Motivi sconcertanti, a volte si resta senza parole». Alcol e stupefacenti sono la miccia di tanta furia: «L’alcol è troppo accessibile, i prezzi sono troppo bassi; il consumo smodato tra i maschi fa sì che la rabbia diventi facilmente scontro». La soluzione migliore, continua, «è che i ragazzi abbiano una giornata occupata dal lavoro o da una formazione. In questo senso è bene fare tutto il possibile». Da inizio anno si contano già 700 procedimenti penali. «Se andiamo avanti a questo ritmo arriviamo a 1’200. Siamo sopra la media pluri-annuale», precisa sconsolato. Una brutta annata in un trend per nulla rassicurante, come ci spiega il magistrato, che dopo 17 anni di carriera, a settembre andrà in pensione.


Il magistrato dei minorenni Reto Medici lascerà a settembre (Ti-Press)

Uno spintone involontario, un complimento verso un’amica, uno sguardo mal interpretato: basta nulla per innescare una rissa e la rabbia si traduce, senza filtri, in violenza. Già 700 procedimenti penali in Ticino da gennaio contro minorenni: che cosa succede?

Il consumo smodato di alcool tra maschi è un grosso problema. Purtroppo lo trovano per pochi soldi. Aggressori e vittime non sono quasi mai sobri, spesso sono anche sotto l’effetto di stupefacenti o di cocktail di medicinali, che diminuiscono la capacità di valutare i rischi. Non si riflette, non si fa quel passo indietro che impedirebbe la rissa. Da una stupidata - come uno spintone o un complimento a una ragazza, interpretato come un affronto – parte l’aggressione verso sconosciuti.

Chi le prende denuncia gli aggressori o sta zitto per paura?

Senza una denuncia formale, la magistratura ha le mani legate, anche per eventuali sanzioni. Tra non fare nulla o denunciare, c’è anche una terza via: contattare il Gruppo visione giovani della Polizia cantonale, avere un colloquio che non sfocia per forza in una denuncia formale.

Che cosa raccontano questi ragazzi violenti quando se li trova davanti?

C’è chi durante l’interrogatorio di polizia racconta che nella rissa, menando pugni, si sentiva come scollegato. Le risse partono da motivi futili, poi ci sono quelle programmate tra bande rivali, a cui piace far andare le mani e, perché no, appropriarsi di oggetti delle vittime. Alcune teste calde le conosciamo. Dallo scontro verbale sui social, i toni si accendono e si danno appuntamento per fare a botte. Nel giro di un’ora possiamo trovarci con una situazione esplosiva. A volte gli agenti sono intervenuti in modo preventivo, ma non sempre va così. Una notizia positiva è che abbiamo in giro meno tirapugni, vietati in Svizzera. Grazie a un lavoro di sensibilizzazione nelle scuole, il messaggio sembra passato.

I furti di collanine al festival Moon&Stars, per mano di quattro ragazzi è quantomeno allarmante: sono attive baby bande legate ad organizzazioni criminali?

Si ipotizza, perché è quello che raccontano loro, siano ragazzi nel Nord Africa, cresciuti in Europa. Non parlerei di baby bande. Abbiamo avuto casi simili in Ticino, ad esempio giovani rom usati da organizzazioni criminali per rubare. Lo scorso anno, invece, ragazzi del Nord Africa in viaggio da tempo, ripudiati anche dalle famiglie di origine, che hanno messo a segno furti e scatenato episodi di violenza fisica in Ticino. Usano il nostro sistema, rubano per integrare lo spillatico, delinquono qualche mese e poi si allontanano. I flussi migratori sono un rischio per minori non accompagnati perché in Europa possono venire reclutati da organizzazioni criminali. Pur manifestando segni di traumi psicologici e i primi tratti di malattie psichiatriche, rifiutano ogni sostegno terapeutico. Recuperarli poi è molto difficile, ma ci proviamo con l’aiuto e la collaborazione dei partner pubblici e privati.

Le statistiche della criminalità giovanile la preoccupano?

Da inizio anno siamo già a 700 procedimenti penali. Siamo ben sopra la media. Dal 2017 c’è stato un forte aumento dei reati, purtroppo non sono più scesi. Non è un buon segno, malgrado tanto lavoro di sensibilizzazione. Ma forse senza questi sforzi avremmo anche numeri peggiori.

Quale è l’identikit del giovane finito nel 2022 davanti alla magistratura ticinese dei minorenni?

I comportamenti devianti iniziano di regola dopo i 15 anni, per lo più riguardano ragazzi. Sono raddoppiati in 10 anni i reati violenti (il 10% dei 1’200 procedimenti annuali) e aumentano quelli contro l’integrità sessuale, potenziati da una sovraesposizione virtuale alla pornografia anche violenta, che un adolescente non è pronto a gestire psicologicamente ed emotivamente. Spingiamo sulla prevenzione per evitare le catene di Sant’Antonio di video vietati. In cima alla graduatoria restano comunque le infrazioni alla legge sugli stupefacenti.

Che cosa cova dietro a tanta violenza?

C’è una fragilità di fondo della società, dei genitori, delle istituzioni, tante frustrazioni, anche economiche, accumulate durante la pandemia. Tutto ciò lascia tracce nei giovani. È fondamentale che i ragazzi abbiano una giornata occupata dal lavoro o da una formazione. Vanno fatti tutti gli sforzi possibili in tal senso. Chi non ha una giornata strutturata è più incline ha mettersi nei guai. Occorre aiutarli a responsabilizzarsi, imparando a prendere decisioni. I genitori devono resistere, l’adolescenza passa.

Tra detenzione, centro educativo, misure creative, una tirata d’orecchie: quale via è più efficace per scongiurare recidive?

Quasi nessuno se la cava con una tirata d’orecchie. Nel diritto minorile si analizzano nel dettaglio i singoli episodi di violenza per capire che cosa li ha scatenati. Ci sono stati giovani condannati a pene con privazione della libertà e il nuovo centro educativo chiuso potrà forse essere utile per alcune decine di ragazzi in rottura con famiglie e istituzioni, fermarli sembra l’unica via. Di regola, alle maniere forti si prediligono altri approcci che hanno anche un effetto di protezione e di educazione e danno al giovane una prospettiva. Si valuta situazione per situazione. Nella Svizzera tedesca e romanda vi sono diversi istituti di questo tipo, in attività da molti anni, che hanno permesso ai giovani coinvolti di diventare adulti autonomi.


‘Ricordo un ragazzo che da adolescente aveva comportamenti violenti, ma ha saputo rimettersi in carreggiata: oggi fa il medico’.


C’è qualche caso che l’ha sorpresa in positivo per capacità di cambiare direzione?

Ricordo un ragazzo che da adolescente aveva comportamenti violenti, ma ha saputo rimettersi in carreggiata: oggi fa il medico. Coi giovani non si deve mai alzare bandiera bianca, mai rinunciare, si tentano tutte le strade per evitare che vadano alla deriva. Il processo virtuoso, il riscatto arriva per molti.

Dopo 17 anni, lascerà la Magistrature dei minorenni a settembre, che cosa si sente di dire a chi verrà dopo...

È un lavoro che dà molte soddisfazioni – infatti ho impiegato 6 mesi per maturare le dimissioni – ma richiede anche molto impegno. Si esercita un grande potere, la responsabilità è alta, quotidianamente ci si confronta coi propri limiti. Oltre alla competenza giuridica bisogna saper collaborare, attivare reti, essere un educatore, avere una sensibilità sociale. A volte tutto ciò non basta ancora.

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