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Shopping in rete e minori
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A 11 anni acquista online il gin e glielo recapitano a casa

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27.07.2022 - 05:30

Nel 90% dei test: adolescenti acquistano in rete alcolici senza ostacoli. Dipendenze svizzera: ‘Servono controlli d’identità e leggi più chiare


Basta un clic, una prepagata o Twint, una bugia sull’età ed è fatta: acquistare online e farsi consegnare a domicilio una bottiglia di gin è un gioco da ragazzi. Anzi da bambini. Ci è riuscito perfino un undicenne in Svizzera e senza faticare troppo. È quello che emerge da due indagini fatte negli scorsi mesi. L’associazione Blue Cross che aiuta i tossicodipendenti ha fatto ordinare alcolici in 8 negozi online (tra cui Denner, Coop) a giovani tra i 13 e i 17 anni. Risultato: l’83% degli ordini è stato accettato, 6 degli 8 negozi online non verificano seriamente l’età del cliente. In controtendenza Galaxus, il negozio online chiede un codice d’identificazione o un passaporto, così i tentativi di ordinare alcolici non sono andati a buon fine. Altro problema: nemmeno i fattorini controllano l’età, infatti ad un undicenne è stata consegnata una bottiglia di gin.

Conclusioni simili per la recente indagine di Dipendenza Svizzera: il 94% dei giovani ha potuto ordinare alcolici illegalmente su Internet e l’89% dei tredicenni li ha ricevuti senza problemi dal fattorino. Anche nei pochi casi in cui è stata verificata l’età (18,5% al momento di ordinare, 12% alla consegna), l’alcol è stato consegnato, pur sapendo di darlo a un minorenne. «Vanno implementate misure di protezione dei giovani per le vendite online su Internet. Alcune tecnologie consentono la scansione diretta della carta d’identità online. Affinché ciò diventi la regola, il quadro giuridico deve essere adattato», dice Markus Meury, portavoce di Dipendenze Svizzera.


Markus Meury, portavoce di Dipendenze Svizzera

Avete dimostrato che ragazzini possono acquistare alcol online: chi sono questi rivenditori: negozi specializzati, ristoranti, supermercati?

C’è di tutto, anche la grande distribuzione. Non va bene. Così si mette l’alcol a disposizione dei bambini, basta avere un computer e attivare la funzione twint. Al momento dell’acquisto, alcune piattaforme domandano l’età, ma poi non scatta nulla, anche se l’acquirente ammette di essere minorenne può continuare tranquillamente l’acquisto. Nessun controllo anche al momento della consegna. Per il fattorino, che va di consegna in consegna, sarebbe problematico rimanere con la merce.

Dove viene consegnato l’alcol ai ragazzini?

Direttamente al parco dove si trovano a fare festa oppure a casa, quando i genitori non ci sono.

Supermercati, negozi sono consapevoli di queste lacune nei loro shop online?

Alcuni non se ne rendevano conto, altri lo sospettavano, ma avevano altre priorità. Occorre trovare una soluzione, migliorare il sistema di verifica online. Ci sono programmi che permettono l’acquisto solo dopo il controllo della carta identità.

Si può aggirare facilmente, facendo acquistare l’alcol online da maggiorenni, o sbaglio?

Chi vuole veramente l’alcol, riesce a procurarselo illegalmente, ma i controlli diminuiscono i consumi. Oggi si possono incrociare tanti dati online che permettono di verificare l’identità di una persona. Inoltre l’industria dell’alcool, come quella del tabacco, hanno molti dati, li usano per fare pubblicità mirate sui giovani. Se volessero, gli stessi dati, possono usarli per fare il contrario: non vendere alcol ai minori.

Di chi è la responsabilità?

Qui sta il problema. Per legge, è responsabile chi vende fisicamente l’alcol ad un minore, non il supermercato o il negozio. Eppure chi guadagna dalla vendita dell’alcol è il negozio, non il venditore. Serve una legge che riconosca la responsabilità di chi incassa. Forse queste indagini favoriranno un cambiamento di rotta della politica. Alcuni cantoni hanno iniziato a multare anche l’azienda, Zurigo l’ha fatto, ma non può togliere la licenza perché sarebbe un’ingerenza nella libertà di commercio, che in Svizzera sembra più importante della salute dei giovani. Nel canton Vaud, si può togliere la licenza, ma solo dopo svariate multe.

Va meglio nei distributori di benzina, chioschi, bar e ristoranti, ormai sensibilizzati da anni?

C’è più attenzione, soprattutto nei distributori di benzina, ma il problema resta complicato per bar e ristoranti. Il personale di vendita e di servizio deve valutare se il cliente ha l’età per acquistare alcolici; in caso di dubbio, deve chiedere un documento d’identità. La mascherina ha reso tutto più difficile e la vendita illegale è salita dal 20 al 30%. Tutta la responsabilità viene messa sulle spalle del personale di vendita che spesso lavora sotto stress e rischia di venire insultato. Non va bene.

Quali soluzioni sono possibili?

In Finlandia, a tutti i clienti di età inferiore ai 30 anni viene automaticamente richiesto di esibire un documento d’identità che attesti di poter acquistare legalmente alcolici. In Scozia, questo sistema viene applicato ogni volta che il cliente ha meno di 25 anni. Anche la Svizzera dovrebbe fare così.

Perché tanto consumo di alcol da parte dei minorenni?

L’alcol è ovunque, i giovani sono bersagliati da pubblicità aggressive, inoltre c’è una convinzione diffusa che per far festa serve l’alcol, che aiuta a stare meglio con gli altri, che allenta la tensione dello stress.

Aumentano i ricoveri dei giovani per intossicazione: come tutelarli?

Ricordando ai genitori che prima si inizia a bere, più aumenta il rischio, anche per questioni fisiologiche del cervello, di diventare alcolizzati da adulti. Molti genitori sono cresciuti pensando che l’abuso di alcol è una tappa della vita, ma non è così.

La denuncia a Coop e Denner

I supermercati vogliono migliorare i controlli sull’età

DI recente, la sezione zurighese di Blu Cross ha presentato una denuncia contro Coop e Denner per la vendita online di alcolici a minori e di vino o birra a giovani di età inferiore ai 16 anni. La legge sugli alcolici prevede multe fino a 40.000 franchi per chi vende alcolici ai minori e il Codice penale prevede una pena detentiva fino a tre anni. In risposta, Denner e Coop hanno dichiarato alla Nzz che intendono introdurre nuovi processi di verifica dell’età. L’obiettivo della denuncia è smuovere la politica: «Vogliamo che il parlamento faccia una legge per tutelare i minori in modo coerente anche nel commercio online. Ciò richiede leggi più chiare per responsabilizzare i rivenditori online», ci spiega Patrick Jola, portavoce di Blu Cross Zurigo. Ci auguriamo, conclude, che i tribunali giudichino per la prima volta se l’indicazione incontrollata dell’età nel commercio online soddisfi i requisiti di tutela dei minori.

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