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‘Lo shopping che vorrei’: reportage dal Sottoceneri

Un settore da rianimare (Ti-Press)

Rivendicazioni, preoccupazioni e sogni nel cassetto di un campione di commercianti di Lugano, Chiasso e Mendrisio


Cosa farebbero i commercianti delle tre città sottocenerine per migliorare lo shopping? Durante un reportage pre-natalizio fra Lugano, Chiasso e Mendrisio, lo abbiamo chiesto a un campione di negozianti, evidentemente ristretto ma comunque significativo, per sondare il terreno su rivendicazioni, preoccupazioni e... sogni nel cassetto.


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QUI LUGANO

‘Offrire degli atout’

Eventi sì, ma dipende quali. «Non quantità, ma qualità – sostiene Flavia Poggioli, dell’omonima pelletteria in via Luvini –. Sicuramente qualcosa che mi piacerebbe avere in piazza della Riforma (a pochi passi dal negozio, ndr) è il mercato del martedì e del venerdì. Anche Autonassa o la sfilata delle Harley Davidson sono begli eventi. Sarebbe interessante anche ripristinare i gettoni per il parcheggio per chi viene a fare a compere in centro, ma se non vogliono le auto in città...». Il terzo desiderio della titolare è far diventare Lugano «una città turistica tutto l’anno. Si dovrebbe puntare di più sui grandi congressi o le grosse mostre artistiche. Recentemente c’è stato quello dei farmacisti, e ha portato un bel movimento. Bisogna però offrire degli atout rispetto ad altre realtà simili, per quello è peccato quando vediamo che determinati progetti meritevoli in Municipio o Consiglio comunale non passano».

‘Siamo in centro ma ogni tanto ci sentiamo esclusi’

Se Poggioli vorrebbe il mercato, chi il mercato ce l’ha non fa i salti di gioia. «Sì, abbiamo quello degli alimentari e poi quello vintage il sabato. Portano tanta gente, ma non si tratta di una clientela che acquista la nostra merce» afferma Hannelore Pieroni della Boutique Vintage di piazza San Rocco. «Ci piacerebbe avere degli eventi a misura della piazzetta, che la valorizzino. Invece si fa tutto in piazza della Riforma, in piazza Dante, in via Nassa. Siamo in centro, però ogni tanto ci sentiamo come se ne fossimo esclusi. Siamo come degli ‘orfani’ ogni tanto». Anche sotto Natale: «Qui l’anno scorso le illuminazioni erano bellissime, ma nessuno lo sapeva. Poi, vero che c’è già il mercato, ma si potrebbero inserire una o due bancarelle natalizie, magari con del vin brûlé, per fare atmosfera. E in generale sarebbe bello che le bancarelle restassero aperte un po’ più a lungo: renderebbero la città più viva anche alla sera». Quando si parla di Natale, il paragone è inevitabilmente con Como. Fra i nostri interlocutori c’è chi lo dice chiaramente, chi fa di tutto per non citarla e chi lascia intendere: la vicina ‘Città dei Balocchi’ aleggia nell’aria. «Como ormai ha una tradizione, investe da vent’anni, Lugano ha iniziato a farlo in maniera più significativa da meno tempo. Forse troppo tardi?» si chiede Pieroni, sottolineando che comunque si potrebbe fare di più a livello di promozione. Natale a parte, altre richieste che arrivano da piazza San Rocco sono prezzi scontati per chi i parcheggi per chi viene fare shopping in città («non sarebbe male») e poi il problema degli affitti: «Noi avremmo bisogno di un negozio più grande, ma non ce lo possiamo permettere perché le pigioni sono troppo elevate. Questo, e il fatto che in Svizzera i dazi doganali sull’usato sono troppo elevati, ammazzano il commercio e non ci rendono competitivi con i Paesi limitrofi».

‘Via Nassa ha perso smalto’

E di affitti eccessivi si parla anche nel tempio del lusso per antonomasia: via Nassa. «Le locazioni sono troppo elevate. Quando anche grandi gruppi come Bulgari se ne vanno, una qualche domanda bisognerebbe porsela – osserva Fabio Somazzi, dell’omonima orologeria di famiglia –. Ci vorrebbe quindi un maggior coinvolgimento dei proprietari dei palazzi nelle questioni inerenti al commercio». Un problema, che si ripercuote anche sulla storica arteria: «Via Nassa non è più quella di una volta, ha perso smalto. Eppure basterebbe poco: qualche bar in più ad esempio. Abbiamo apprezzato molto che abbiano spostato le bancarelle della Festa d’Autunno sul lungolago, lasciando così libero il passaggio». E poi, spazio a più creatività: «Ci vorrebbe maggior tolleranza per gli artisti di strada: penso che siano un plusvalore per la città ma spesso vengono invitati ad andarsene. È un peccato».


Ti-Press/Archivio
Via Peri, Lugano

Con la pandemia, più movimento

E di un’autorità un po’ meno ‘repressiva’ parla anche Camilla Jametti, titolare della Libreria dietro l’Angolo in piazza Cioccaro. «Bisogna ammettere che Lugano è effettivamente cambiata in positivo a causa della pandemia: c’è più movimento – valuta –. Però sarebbe bello che ci fosse più libertà d’azione per determinate iniziative spontanee dei commercianti sul suolo pubblico. Se ad esempio volessi organizzare una serata cinema in estate, mi piacerebbe che fossero meno macchinose le procedure per ottenere le autorizzazioni». Anche chi si occupa di libri vede di buon occhio agevolazioni per chi viene in centro a far compere con mezzi privati o non – «vorrei inoltre che ci fossero più spesso gli autosili e i mezzi pubblici gratuiti, ad esempio due ore tutti i sabato» –, ma non così di un’altra recente iniziativa della Città: i LVGAPoints: «Io sono scettica, come in generale su tutte le monete virtuali. Credo che non sia una vera agevolazione per il commerciante, in quanto non c’è un riscontro immediato».

Estate esclusa, la città è ‘vuotina’

Ruota infine tutta attorno ai giovani, «la mia clientela», la riflessione di Manuel Riesterer titolare del Wizz di salita Chiattone. «Credo che ci sia un problema di disponibilità finanziaria alla base. Incontro molti giovani, ci parlo, mi dicono che lavorano poco e vengono pagati ancora meno. È un problema, soprattutto se confrontato rispetto ad altre realtà svizzere. Io ho un amico con un negozio a Soletta che vende più o meno le stesse cose che vendo io e vedo che io faccio più fatica a vendere cose che costano di più». Considerazioni di base a parte, tutti i temi già sollevati dagli altri commercianti – eventi e trasporti – Riesterer li declina al giovanile. «Per un giovane che vuole venire da Bellinzona a Lugano e gli costa solo 10 franchi muoversi, questo chiaramente è un limite. Quindi sì a ulteriori incentivi, ma non solo a livello comunale ma anche cantonale. Per quanto riguarda gli eventi, negli ultimi cinque-sei anni la situazione è migliorata, ma più che altro in estate. Durante gli altri mesi dell’anno rimane una città vuotina e poco attrattiva per i giovani».


Ti-Press/Archivio
Corso San Gottardo, Chiasso

QUI CHIASSO

Visioni e desideri lungo la zona pedonale

«Dopo anni di tentativi di rianimazione della cittadina, sforzi profusi e soldi spesi, si può arrivare alla conclusione che non è cambiato nulla – commenta Gabriele Motta, titolare dell’orologeria-oreficeria Coveri Sa –. Riapriamo il Corso, così magari la gente torna a conoscere le vie di Chiasso. Lo si potrebbe fare senza troppi disagi perché abbiamo tanti spazi a disposizione e la possibilità di gestire il traffico a velocità limitata. Siamo la porta d’entrata a sud della Svizzera e oggi nessuno conosce Chiasso: trovatemi un’altra città di confine gestita in questa maniera». Per migliorare la situazione, aggiunge Massimiliano Alonzo, titolare del MaxSport, «ci vorrebbe una segnaletica più idonea: ho notato che, chi non è della zona, quando arriva all’altezza della zona d’incontro di viale Volta, quando vede le restrizioni va nel panico e fa retromarcia, pensando che non si può passare. Va bene il 20 all’ora, ma bisognerebbe far sapere che Chiasso ha un centro con negozi, bar e ristoranti». Il nostro interlocutore solleva un secondo punto, legato alla sicurezza in piazza Indipendenza. «Non è tollerabile che gente in preda a fumi dell’alcol e della droga si metta a urlare da mattina e sera, con risse e spaccio alla luce del sole senza che nessuno dica niente. Ritengo che le forze dell’ordine debbano essere più dure con questi soggetti che infastidiscono anche la gente che passa». La situazione in piazza «non è un bel biglietto da visita – conferma Daniele Martini, titolare del negozio Diana –. Ma ci sono tanti aspetti: Chiasso è una cittadina comoda, con tutti i servizi: sarebbe peccato se non riuscissimo a farla ripartire». Tra i punti su cui lavorare, Martini cita il «far capire perché venire a Chiasso, pensando magari a una pubblicità tutti assieme per avere una maggiore cassa di risonanza» e i parcheggi. «È difficile trovarne e sono tutti a pagamento. Potremmo essere aiutati, magari con un sabato di posteggi gratuiti, ma bisognerebbe anche fare in modo che negozi e bar siano aperti al sabato; non faccio una colpa ai bar che a una certa ora chiudono, ma tutti dovremmo metterci quel qualcosa in più». Oltre che sulle questioni viarie («il problema più grave con la mancanza di posteggi, per i quali ci vuole agevolazione»), Stefania Silva della Boutique New Age mette l’accento sull’assenza di eventi. «Da qualche anno manca entusiasmo: anche nei bar non c’è più nulla e non arrivano proposte da nessuna parte... si ascoltano solo lamentele. A mancare sono anche solidarietà, attenzione e cortesia tra commercianti». Dal suo osservatorio televisivo, il fondatore di ChiassoTv Giacomo Morandi osserva infine che «non c’è sinergia con l’importante e vasta offerta culturale che la cittadina offre. Inoltre sono ancora troppi gli esercizi che rimangono chiusi nonostante le deroghe: dire che tanto non c’è in giro nessuno è una frase ricorrente che non mi piace. Siamo i primi a doverci credere».


Ti-Press/Archivio
Piazza del Ponte, Mendrisio

QUI MENDRISIO

Idee e desideri dal Nucleo storico

«La gente passeggia in centro quando c’è qualcosa da vedere – sono le parole di Antonella Janett, titolare della Libreria al Ponte di Mendrisio –. Per tutta una serie di circostanze molti negozi sono andati via dal centro di Mendrisio e non c’è granché da vedere». Per ovviare a questa situazione «vedo due strategie: da una parte la politica deve favorire, incentivare e attrarre attività; dall’altra i commercianti devono essere aperti e proporre qualcosa di interessante, originale e di qualità. Non ci si può lamentare e poi chiudere o fare vacanza ogni due per tre: bisogna essere proattivi e rimanere aperti anche se non entra nessuno perché non possiamo permetterci il lusso di tenere chiuso». Parole analoghe arrivano anche da negozio Belmare di via Gismonda. «Dove ha potuto, la Città ci è venuta incontro e ci ha aiutato. Ora siamo noi a dover unire le forze, essere più attivi, propositivi e partecipativi – commenta la titolare Donata –. Ogni evento attira persone che guarda le vetrine. E ogni vetrina può richiamare l’interesse di un ipotetico cliente che altrimenti non tornerebbe a Mendrisio». Patrizia Brugali Muscionico, titolare del Salone Chez Patty, in passato è stata presidente della Società commercianti del Mendrisiotto. «Per migliorare la situazione bisogna cominciare con un cambiamento del Piano regolatore e stabilire che, quando c’è un cambio di destinazione, un negozio deve rimanere tale e non essere sostituito con un ufficio, perché la maggior parte degli uffici che ci sono a Mendrisio non serve a nessuno». Per la nostra interlocutrice, «quello di Mendrisio non è un problema di carenza di posteggi: ci sono cinque autosili comunali e altre aree a poca distanza dal nucleo. C’è però un abuso di commercianti e dipendenti che lasciano l’auto tutto il giorno e non ci sono multe. Con le app che sono state introdotte, non si esce nemmeno più». E, infine, «dobbiamo rimboccarci le maniche e proporre qualcosa di nuovo, cambiare e pulire le vetrine e pensare a manifestazioni più sul lungo termine per attirare persone».

LE REAZIONI

Per un riscontro su quantomeno alcuni dei desideri espressi dai commercianti delle tre città, abbiamo sentito chi li rappresenta: Rupen Nacaraglu, presidente della Società dei commercianti di Lugano (Scl) e Carlo Coen, presidente della Società dei commercianti del Mendrisiotto (Scm).


Ti-Press
Rupen Nacaroglu

Lugano: ‘Si lavora, anche a livello politico, per avere meno burocrazia’

«Le preoccupazioni e le suggestioni dei singoli commercianti sono sempre al centro della discussione in seno alla Scl che si muove, regolarmente, per andare incontro alle necessità di ognuno – premette Nacaroglu –. Per delle misure puntuali come l’agevolazione del trasporto pubblico e dei parcheggi, che riteniamo evidentemente molto utili, è il Comune a doversi attivare, anche e perché no, come già successo, su spunto della Società. Sarebbe importante ripeterle per esempio, per ogni apertura straordinaria durante l’anno o nei festivi in cui i commerci potrebbero tenere aperto. Sull’eventistica si lavora costantemente: il 2022, sempre che la pandemia lo permetta, sarà un anno con diverse novità da questo punto di vista, a partire già dalla prima apertura straordinaria del 19 marzo 2022. Parlando al presente, per questo Natale, l’evento si terrà giovedì 16 dicembre 2021 durante l’apertura serale». Il presidente sottolinea che sulla necessità per commerci ed esercizi di avere molta meno burocrazia per organizzare eventi nei propri spazi «stiamo lavorando alacremente già da tempo, anche a livello politico. In qualità di presidente ho anche introdotto una mozione in questo senso che mi auguro venga evasa in tempi brevi. Sarebbe un segnale importante». Per contro, Nacaroglu non condivide, ad esempio, lo scetticismo sui LVGA Points: «Il progetto sta prendendo sempre più piede anche grazie all’allargamento di questo servizio ai non domiciliati cosa che permetterà anche ai turisti di poter beneficiare di questo circuito. Gli albergatori ne sono entusiasti anche perché si tratta di una nuova frontiera per creare interesse nel commercio cittadino e di conseguenza nel suo turismo».


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Carlo Coen

Mendrisiotto: ‘Riaprire il Corso? Procedura troppo lunga’

«Riaprire il Corso? Non dobbiamo rimanere ancorati al passato – ci risponde invece Coen –. L’iter sarebbe estremamente lungo e tortuoso, mentre i commercianti di soluzioni nell’immediato: basiamoci su qualcosa di concreto che possiamo avere. Per esempio non capisco perché, in questo periodo di pandemia, bar e ristoranti non abbiano voluto approfittare dell’occasione per estendere la loro occupazione sulla piazza, come avvenuto in tantissime altre città». A Chiasso mancano posteggi? «In questo momento ce ne sono, anche se i 350 del Tertianum non vengono utilizzati perché le persone non vogliono utilizzare il sotterraneo – continua il presidente della Scm –. Un investimento che potrebbe esserci di grande aiuto sarebbe avere i cartelloni elettronici che si vedono nelle città e che indicano dove e quanti sono i posteggi liberi in quel momento». Coen non approva per contro l’idea di avere i posteggi gratuiti al sabato. «Il sabato a Chiasso è il giorno più vuoto della settimana perché i chiassesi fanno la fila per prendere il pullmann e andare a Como. Si parla tanto di rinascita e di credere nella propria città, ma tante volte i primi a non farlo sono proprio i chiassesi che non spendono un franco sul territorio». La sicurezza è un problema noto. «Come Scm stiamo parlando con le autorità preposte, che fanno quello che possono perché ci sono Leggi che impediscono di fare di più. Serve un intervento cantonale: stiamo parlando di microcriminalità, fatti che vengono classificati come ‘bagatelle’ sui quali la Polizia non può fare molto se poi non c’è il sostegno della popolazione quando bisogna presentare denuncia o esporsi in prima persona». A mentre di Coen, per il rilancio dei centri cittadini «occorre iniziare con piccoli progetti concreti». Tra questi, «servirebbe qualcuno a livello comunale che indirizza la persona che annuncia un’attività: se propone una tipologia di negozio già presente deve poter dare un valore aggiunto, per diversificare l’offerta. Non si tratta del pubblico che si mischia al privato, ma di consigliare e indirizzare».

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