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Le cure infermieristiche tra burnout e carenza di personale

(Ti-Press)

Domande e risposte sull’iniziativa. Perché la controproposta da 1 miliardo per la formazione non basta. Perché governo e parlamento sono contrari.


Applauditi come eroi ed eroine dai balconi della Svizzera durante il lockdown, gli infermieri chiedono ora rispetto per un settore in cronico affanno, ben prima della pandemia. Il problema è la grave carenza di personale infermieristico. Turnover sempre più elevato di pazienti, poco personale qualificato per reparto, condizioni di lavoro talmente stressanti che molti (il 46%) gettano la spugna e lasciano la professione. Nessuno mette in dubbio che sia urgente fare qualcosa. Il problema è come farlo, come migliorare la situazione degli infermieri per non farli scappare, per continuare a garantire cure di qualità a tutti in un Paese che vede aumentare di anno in anno gli anziani.

Sulle soluzioni da adottare, ci sono due visioni diverse: quella del settore infermieristico e quella di governo e parlamento. Sarà il popolo a decidere il 28 novembre nella votazione federale quale via percorrere, se accettare o meno l’iniziativa popolare ‘Per cure infermieristiche forti’, accessibili a tutti e di qualità.

Qual è la situazione del personale infermieristico

Attualmente, 11’700 posti di lavoro non sono occupati e il bisogno aumenta a ritmo vertiginoso; se non si fa nulla, entro il 2030 mancheranno 65mila infermieri, secondo le stime dell’Osservatorio svizzero della salute. Da una parte c’è la popolazione che invecchia e richiede più personale per preservare la qualità delle cure, dall’altro c’è l’elevato tasso di abbandono: il 46% degli infermieri lascia la professione. Alla fine i conti non tornano e ne esce un quadro davvero drammatico. La Svizzera, non formando abbastanza personale qualificato, deve reclutarlo massicciamente nei Paesi vicini.

Una dipendenza pericolosa come ha ben evidenziato la pandemia. Quando l’Italia ha chiuso le frontiere, il Ticino ha rischiato il deserto in corsia.
La Svizzera ha dovuto velocemente correre ai ripari, e negoziare coi Paesi confinanti per permettere al personale sanitario di continuare a circolare.

Perché un infermiere su due vuole cambiare lavoro

A causa dello stress, di un sistema di turni lavorativi faticosi, di carenza di personale qualificato, di salari giudicati troppo bassi, un lavoratore su due nel settore delle cure vuole cambiare mestiere prima del pensionamento (sondaggio Link, 2019, per sindacato Unia). È scientificamente provato che i tagli al personale infermieristico, sia in termini di formazione che di dotazione di effettivo, comportano un aumento di complicazioni e mortalità, come sottolinea una recente analisi condotta da professori delle università di Berna e di Basilea, secondo cui un numero adeguato di personale può a livello svizzero evitare 243 decessi l’anno e diminuire i costi di circa 357’000 milioni. Inoltre se il personale negli istituti di cura è qualificato si possono scongiurare riammissioni e risparmiare fino a 1,5 miliardi di franchi l’anno.

Che cosa chiede l’iniziativa popolare

Nella sua iniziativa per le cure infermieristiche (lanciata nel 2017) l’Associazione svizzera delle infermiere e degli infermieri (Asi) chiede a Confederazione e Cantoni di formare un numero sufficiente di infermieri qualificati e punta a elevare lo status della professione. Come? Qui entra in gioco ancora il governo che dovrebbe garantire migliori condizioni di lavoro, definendo anche livelli salariali adeguati.

Per i promotori, la Confederazione dovrebbe anche emanare disposizioni sullo sviluppo professionale per aprire nuove opportunità di carriera e diminuire l’elevato tasso di abbandono della professione. Infine, il testo mira a dare più poteri agli infermieri permettendo loro di fatturare alcuni servizi direttamente alle casse malati. Attualmente, possono farlo solo con una prescrizione medica.

La controproposta del parlamento: 1 miliardo subito per la formazione

Governo e parlamento riconoscono che il problema esiste, ma non concordano su come risolvere la carenza di personale infermieristico. Due i nodi principali: le condizioni di lavoro e la remunerazione. Su questi temi, a loro parere, l’iniziativa popolare va troppo oltre.

Il parlamento ha confezionato una controproposta (in termine tecnico si chiama controprogetto indiretto) che risponde di fatto a due delle richieste dei promotori, cioè promuovere la formazione e ampliare le competenze degli infermieri.

Si prevede l’investimento di circa 1 miliardo di franchi (469 milioni dalla Confederazione) su otto anni nella formazione e nel perfezionamento. Ossia contributi, se necessario a chi è in formazione, a istituti sanitari per l’apporto fornito alla formazione dei diplomati, alle scuole che aumentano il numero di posti di formazione. Come richiede l’iniziativa, gli infermieri potranno fatturare alcune prestazioni alle casse malati senza prescrizione del medico. Per evitare che questa misura aumenti le spese sanitarie, sarà messo in atto un meccanismo di controllo.

Perché l’iniziativa non è stata ritirata

La controproposta indiretta elaborata dal parlamento non ha convinto il comitato dell’iniziativa: si concentra sugli investimenti nella formazione, ma mancano misure sufficienti per migliorare le condizioni di lavoro nel settore ed evitare che gli infermieri abbandonino la professione, perché spremuti come limoni e pagati poco per quello che fanno. I promotori ritengono che questo sia un elemento chiave per prevenire il pensionamento anticipato e che gli investimenti previsti dal parlamento sarebbero uno spreco senza misure aggiuntive.

La soddisfazione del lavoro, per gli iniziativisti, dipende ad esempio dalla presenza di un numero sufficiente di personale infermieristico qualificato per turno e per reparto, impiegato a condizioni corrette. Solo l’iniziativa, per loro, garantirà di riflesso la qualità delle cure e la sicurezza del paziente. Di conseguenza, l’iniziativa non è stata ritirata e il popolo avrà l’ultima parola.

Perché governo e parlamento sono contrari all’iniziativa

Non deve essere la Confederazione, che non ne ha le competenze, a disciplinare condizioni di lavoro e salari. Tale ruolo, secondo chi si oppone, tocca a istituzioni, parti sociali, Cantoni. Essendo l’assistenza medica di base già inclusa nella Costituzione, non si ritiene necessario menzionare specificamente le cure infermieristiche, per evitare di creare un trattamento privilegiato per una professione.

Altro punto controverso è quello della fatturazione diretta dei servizi che potrebbe incrementare i costi sanitari e di conseguenza anche i premi di cassa malati. La soluzione è dunque prevedere un meccanismo di controllo per questa misura.

Agire in tempi brevi è un altro punto. Per chi si oppone, le misure della controproposta, già approvate dal parlamento, verrebbero attuate rapidamente e rispondendo velocemente alla carenza di infermieri, che altrimenti si trascinerebbe ancora per anni.

In tempi brevi sarebbe disponibile un miliardo di franchi per la formazione. Mentre la realizzazione dell’iniziativa richiederebbe tempi più lunghi, poiché Consiglio federale e parlamento dovrebbero preparare una nuova legge, che seguirebbe il normale iter parlamentare.

Che cosa succederà se l’iniziativa verrà accettata

Se l’iniziativa non avrà successo alle urne, la controproposta entrerà rapidamente in vigore. In caso contrario, sarà affossata. A quel punto, Consiglio federale e parlamento dovrebbero preparare una nuova legge. Per gli iniziativisti sarebbe opportuno che il parlamento adotti il controprogetto e lo completi in tre punti: ci dovrà essere personale qualificato sufficiente in tutti i turni; i servizi infermieristici dovranno essere meglio remunerati; le condizioni di lavoro dovranno essere migliorate.

Il sondaggio Tamedia di fine ottobre fotografa un ampio consenso per l’iniziativa “Per cure infermieristiche forti”: accolta dal 77% degli interpellati, bocciata dal 19% mentre gli indecisi sono il 4%. I favorevoli appartengono a tutti gli schieramenti politici, in particolare a sinistra.

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