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Letteratura

'A mi compañera del camino', firmato Luis Sepúlveda

Lo scrittore cileno si è spento ieri a 70 anni nel reparto di malattie infettive dell'Ospedale dell'Università delle Asturie (Ti-Press)

Il ricordo di Ilide Carmignani, traduttirce in lingua italiana dello scrittore spentosi ieri per coronavirus: 'Ha sempre dato voce a chi non ne aveva'.


È una semplice constatazione. Il primo segno di stupore nel dilagare del nuovo male, ha avuto risvolti letterari. Lo scorso primo marzo, la positività al coronavirus del noto scrittore in qualche modo dava ‘dignità’ a uno spauracchio trasformatosi in paura, ad anticipare che nessuno se sarebbe stato immune. La polmonite aveva colpito Luis Sepúlveda di ritorno da un viaggio in Portogallo, ospite del festival della letteratura ‘Correntes dÉscritas’ di Póvoa de Varzim; ricoverato a fine febbraio insieme alla moglie, la poetessa Carmen Yanez, oggi negativa al tampone, lo scrittore cileno si è spento ieri a 70 anni nel reparto di malattie infettive dell'Ospedale dell'Università centrale delle Asturie.

laRegione ne aveva seguito l’incontro del 13 maggio 2019 alla Rsi, dentro un’Auditorio Stelio Molo senza più un posto libero nel quale lo scrittore regalava memorie della sua infanzia e la passione per quella terra che mai aveva fatto mancare “solidarietà verso i più deboli”. Una terra, quella cilena, anche martoriata dalle calamità. L’ultima di queste calamità, non cilena se l’è portato via. L’impegno politico, l’esordio letterario coltivato nella foresta amazzonica, un secondo romanzo che ha il profumo dell’impegno sociale con Greenpeace, la padronanza dei generi, il poliziesco di e la letteratura per l’infanzia ma-non-troppo. A Lugano parlò anche della genesi de ‘La gabbianella e il gatto’, opera scritta per i bimbi “surrealisti pieni d’immaginazione cui venivano dati in pasto testi privi d’ogni fantasia”; opera scritta perché “i bimbi meritano ben altro”.


Luis Sepúlveda in Ticino, il 13 maggio 2019 nell'Auditorio Stelio Molo (Ti-Press)

In qualche modo, chi più chi meno, le nostre vite sono scandite anche dalle parole degli scrittori. Con una sola differenza: Ilide Carmignani, le parole di Sepúlveda, le ha sempre lette prima di noi. Tutto quanto è dato di leggere in lingua italiana dello scrittore cileno è frutto del suo lavoro. Raggiungiamo telefonicamente la traduttrice nella sua casa di Lucca. La ‘voce di Sepulveda’ è a tratti rotta da una composta commozione, specchio di un legame profondo tra autore e traduttore, un rapporto di vicinanza lungo ventisei anni, nato con ‘Il vecchio che leggeva romanzi d’amore’. «Per tradurre tutte queste pagine ho passato anni della mia vita dalla mattina alla sera. Sepulveda è stato una compagnia costante. Ho ricordi della mia vita strettamente legati ai suoi libri. Mentre traducevo ‘La gabbianella e il gatto’, per esempio, ero incinta del mio secondo figlio. Ogni pezzo della mia vita in qualche maniera scandita dai suoi libri».


Il romanzo 'Storia di una gabbianella e il gatto che le insegnò a volare' è stato pubblicato nel 1996

Il racconto di Carmignani parte da Milano, ventisei anni fa. «Lo incontrai per la prima volta in occasione dell’uscita del suo secondo libro, ‘Il mondo alla fine del mondo’. Ero molto preoccupata. È insolito che uno scrittore faccia invitare il suo traduttore. Avevo già tradotto ‘Il vecchio che leggeva romanzi d’amore’. L’invito era talmente bizzarro che ho creduto che il successo che aveva ottenuto lo avesse portato a volermi sottoporre a un esame per verificare in quali mani finissero le sue pagine. Era una persona dal viso molto serio, ma quando sorrideva cambiava tutto. Si capiva, comunque, che era un uomo passato da esperienze dure». Quel giorno a Milano, lo scrittore spese dunque uno di quei sorrisi, abbracciò la sua traduttrice e le chiese di essere la sua compagna di strada. Mi fece una dedica, “A mi compañera del camino”. Disse “Vedrai che la strada sarà ancora lunga, che scriverò ancora tanti libri”. Nei 26 anni che seguiranno, i due troveranno sempre il modo d’incontrarsi, in occasione delle presentazioni dei suoi libri o accettando i rispettivi inviti.

Gli esordi a vent’anni con le 'Crónicas de Pedro Nadies’ (‘Cronache del Signor Nessuno’), libro di racconti che riceve il Premio Casa de las Americas e una borsa di studio da ‘spendere’ in Russia. In rotta con la Gioventù comunista cilena, entra nelle file dell’Esercito di liberazione in Bolivia; poi torna in patria, si immerge nel fermento culturale del tempo, aderisce al Partito socialista ed entra nella guardia personale di Salvador Allende. L’11 settembre del 1973 il colpo di stato di Augusto Pinochet, gli arresti, il carcere duro, la tortura. Qull’opera prima, il Signor Nessuno, sarà un grimaldello. «Suo padre – continua Carmignani – mi raccontò di quando Amnesty riuscì a farlo liberare, facendo leva su quell’opera. Usarono quella piccola popolarità letteraria per fare pressione su Pinochet affinché la condanna all’ergastolo fosse tramutata in esilio. Fu fatto uscire, vide l’ultima volta suo padre dietro a un vetro, perché non glielo fecero incontrare. Con la madre ebbe più fortuna, essendo vissuta a lungo. Queste esperienze trasparivano dal suo viso».


Cile, 11 settembre 1973: è il giorno del 'golpe' di Augusto Pinochet e dell'assassinio del presidente deposto Salvador Allende (Keystone)

«La cifra della sua poetica è sempre stata quella di dare voce a chi non ne aveva», continua Carmignani. «Non era solo un’indicazione letteraria, lui era realmente qualcuno che ascoltava chi gli stava intorno. C’era sempre da parte sua un’attenzione, una generosità, un voler condividere e coinvolgere che me lo fa rimpiangere moltissimo. Sepúlveda non è stato solo un’intellettuale, ma qualcuno che ha messo sul piatto i problemi per i quali il mondo è oggi chiuso e spaventato in casa, il problema delle deforestazioni, del rapporto con la natura, del consumo del suolo, della mancanza di democrazia, della fine dello stato sociale e la ripercussione sulla sanità pubblica, temi che attraversano tutta la sua opera. Era anche, e ci tengo a che questo passi sempre, umanamente una persona speciale».

Il rapporto autore-traduttore ha qualche affinità con quello attore-doppiatore. In molti casi, i secondi ottengono un riconoscimento in corsa, una sorta di ufficializzazione. Carmignani cita Pennac – «Persona attenta e generosissima» – e pochi altri grandi che hanno a cuore la relazione. E l’esclusività Carmignani- Sepúlveda è sempre viaggiata sul binario dell’eccezionalità: «Mi inviava un’e-mail con i file. I libri uscivano prima in italiano e poi in spagnolo. Io lavoravo sul manoscritto. Quando decideva per l’uscita in lingua spagnola poteva succedere che, dopo aver visto la lavorazione italiana, cambiasse qualcosa. Mi è capitato che mi scrivessero giovani studentesse chine sulle loro tesi per chiedermi perché mai io avessi cambiato le sue parole. E io spiegavo che era stato lui a cambiare».

Anche la voce di Sepúlveda ha il suo libro preferito. «Sono particolarmente legata a ‘Il vecchio che leggeva romanzi d’amore’, alla storia ma anche per essere quel libro la sua scoperta, il primo incontro, il dovermi abituare alla sua scrittura. E per motivi simili dico ‘La gabbianella e il gatto’, il primo libro per ragazzi che ho tradotto, accessibile e al tempo stesso complesso, dal messaggio fruibile a vari livelli, con parti molto poetiche, divertenti. Inclusi i problemi di traduzione da risolvere, un gatto che parlava italiano e che bisognava colorire affinché non scomparisse all’interno del libro intero. E Luis era sempre lì quando avevo bisogno. Potevo scrivergli, inviargli messaggi, telefonargli. È sempre stato disponibile a chiarire, anzi, a volte erano più scrupoli miei di essere fedele all’originale, mentre lui mi incoraggiava a prendermi delle libertà».

 

 

 

 

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